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Qualche consiglio per perdere peso e mantenersi in forma PDF Stampa
Benessere - Salute

-Bevete frequentemente acqua anche durante i pasti (vi aiuterà a sentirvi ‘pieni’).

-Evitate assolutamente bevande zuccherate sia perché hanno un elevato contenuto calorico sia perché non procurano senso di sazietà.

-Naturalmente oltre agli zuccheri eliminate i grassi e riducete i farinacei.

-Tenete presente che eliminare gli zuccheri significa anche limitare il fruttosio contenuto nella frutta in particolare in quella zuccherina, ovvero uva, banane, fichi etc.

-Impiegate dolcificante ipocalorico  naturale come lo stevia, che è preferibile soprattutto a quelli a base di aspartame.

-Impiegate inoltre frequentemente le spezie,che essendo prive di valore energetico, non solo insaporiscono gli alimenti  senza aumentarne l'apporto calorico, ma aumentano anche il senso di sazietà.

-Guardatevi frequentemente allo specchio in ‘abiti succinti’.

-Tenete sempre a mente che l’obesità e il sovrappeso favoriscono l’insorgenza del diabete e di affezioni al sistema cardiocircolatorio.

-Anche per evitare tentazioni alimentari con ‘incursioni’ nel frigo, nel tempo libero, fate frequenti passeggiate possibilmente a passo spedito.

-Sempre per evitare tentazioni rendete la spesa più ‘leggera’ senza intasare il frigorifero.

-Coltivate interessi ed hobbies in maniera da evitare l’instaurarsi della cosiddetta fame nervosa.

-Non abbiate fretta nel dimagrire, è sufficiente in determinati momenti (cene con amici e parenti) evitare soltanto di fare la cosiddetta 'abbuffata'.

-Masticate molto lentamente e quindi gustatevi le vivande: in questo modo la sensazione di fame verrà rimossa più facilmente.

-Evitate di arrivare affamatissimi all’ora dei pasti facendo degli intermezzi con ortaggi e verdure non condite o con un frutto con basso contenuto calorico (pera, mela, etc)

-Ricordatevi che la sensazione di fame viene rimossa con un po’ di ritardo rispetto al fine pasto  e quindi alzatevi da tavola anche non completamente sazi: la ‘fametta’ sparirà entro pochi minuti.

-Ricordate inoltre che il sovrappeso e l’obesità riducono la possibilità di socializzazione  soprattutto con l’altro sesso!

 

Antonio ALBINO

 
L'arte della serenità PDF Stampa
Saper vivere - Altri articoli

La vita come mezzo di conoscenza:con questo principio nel cuore si può non solo vivere valorosamente, ma anche vivere gioiosamente e gioiosamente ridere -FRIEDRICH NIETZSCHE

Ci sono molti modi di intendere la vita, e non è indifferente quale modo si scelga, perché – come afferma Schopenhauer - «a renderci felici o infelici non è ciò che le cose obiettivamente e realmente sono, ma ciò che sono per noi, nella nostra interpretazione».

Si può pensare all’esistenza come a una fortuna, a un dovere, a un caso, a un intermezzo, a una punizione, a un gioco, oppure all’una e alle altre cose insieme. Ma forse la maniera più serena per concepirla e per affrontarla è quella dell’avventura: un’avventura il cui scopo è la conoscenza.

Questa idea ci aiuta non solo a gioire dei piaceri ma anche a far tesoro delle sofferenze. Se il nostro animo è rivolto a fare esperienze e a trarre conoscenze, nessuna vicenda potrà essere considerata veramente negativa: tutto sarà utile, tutto ci  fornirà insegnamenti e lezioni.

Tenendoci fermi nel nostro centro di osservazione, nella nostra consapevolezza, ogni avvenimento ci apparirà come un interessante spettacolo, di cui possiamo essere nello stesso tempo testimoni, attori e coautori. E questa più ampia coscienza ci permetterà di crescere e di procedere lungo la strada di un infinito autoperfezionamento verso mete che sono per ora inimmaginabili.

«La natura umana» scrive Epitteto «si realizza nella contemplazione, nella comprensione e in una condotta di vita in armonia con la natura».

E aggiunge: «Se vuoi, sei libero».

 

Brano tratto dal testo l’Arte della serenità di Claudio LAMPARELLI

 
Il vuoto esistenziale PDF Stampa
Saper vivere - Altri articoli

In un momento di introspezione durante il giorno, o più frequentemente quando ci si sveglia durante la notte, possiamo sentire nel profondo di noi un vuoto che non può essere colmato perchè appartiene alla natura stessa dell'uomo.  Nella nostra vita spendiamo molto tempo cercando di evadere da questo sentimento angosciante. Qualche volta, l'immergersi freneticamente nel lavoro può essere di aiuto. Ciascuno di noi riesce a convivere con questa sensazione in modi differenti. Il gioco d'azzardo, la droga ed altri affari rischiosi sono alcuni dei modi con cui i meno responsabili riescono a combatterlo. Una famiglia numerosa, -l'immersione- nella religione, l'adozione di animali, la ricerca di ricchezza e potere sono le scelte che altri fanno cercando una soluzione. Non dico che ricchezza e potere non debbano essere ricercati, dal momento che possono portare molti benefici, ma alla fine non costituiscono la soluzione del problema. Cercare di trovarne una sarebbe un esercizio inutile perché è  mia opinione che non esiste una soluzione radicale. E' evidente che la natura non si preoccupa della nostra felicità, ma solamente  della perpetuazione della specie. L'unica ragione per cui analizzo questo argomento e' che molte persone, nel loro desiderio di colmare questo vuoto, commettono errori e finiscono in una situazione peggiore di quella iniziale. Un esempio di questi errori può essere un divorzio o un investimento molto rischioso che dovrebbe portare a un modo di vivere più brillante. La ricerca di un coniuge perfetto, un compagno perfetto, un lavoro perfetto... ci lascia infine insoddisfatti aumentando il senso di solitudine ed alienazione. Un altro errore che si commette è di credere che il nostro vicino è privo di questi problemi esistenziali, creando in noi un profondo senso d' invidia. In verità i nostri vicini hanno gli stessi problemi. Ciò che potrebbe aiutare a risolverli sarebbe  un giudizio sulla propria vita e se si riscontrasse che la buona sorte e' stata abbastanza generosa, allora dovremmo abituarci a vivere con questo vuoto. Altrimenti, continuando a correre dietro miraggi, la nostra vita potrebbe scivolare come qualità molto più in basso. C'è tanta bellezza nell' universo che ammirandone le meraviglie si può rimuovere il senso del vuoto senza correre nessuno dei  rischi esposti. Inoltre, c'e' bisogno di nuovi parametri personali per misurare i successi nella vita. Diamo troppo importanza al denaro. Il denaro crea un circolo vizioso in cui per soddisfarci ne serve sempre di più. Il denaro ci dà potere e molte cose materiali, ma troppe cose servono solo ad esasperare il  nostro sentimento di vuoto. Un filosofo disse:" nel tutto troverai il niente e nel niente troverai il tutto". La mia interpretazione e' che, se viviamo una vita meno materialistica, possiamo schiuderci le porte di un universo senza fine, pieno di conoscenza, di ricerca di valori spirituali, di cultura e quindi di attenuazione del vuoto esistenziale.

Marcello VENEZIANO

 
La meditazione consiste in un continuo fluire di percezioni e di pensieri PDF Stampa
Yoga - Live
Tutti noi, più o meno consapevolmente, cerchiamo quella pace della mente che la meditazione ci può dare. Ognuno di noi ha un modo tutto suo di tendere a questa pace, un modo personale di meditare, dall'anziana signora che lavora a maglia davanti al camino, al barcaiolo che guarda un tramonto sul fiume, incurante del passare del tempo. Quando focalizziamo l'attenzione, la mente diviene silenziosa: quando ci riesce di concentrare i pensieri su di un solo oggetto, il continuo brusio interiore si calma. In effetti quel senso di appagamento che viviamo quando la mente è concentrata, deriva spesso non tanto da ciò che facciamo, ma dal fatto che, intenti in qualcosa, ci lasciamo alle spalle preoccupazioni e problemi.
Purtroppo, questo tipo di attività è un breve intervallo di pace. Quando la mente viene di nuovo distratta, ritorna alla normale routine di vagabondaggio senza meta, dissipando l' energia tra i ricordi e i progetti per il futuro e trascurando ciò che è a portata di mano. Per ottenere un appagamento più duraturo è necessario educare la mente con la meditazione.
La meditazione è la pratica in cui la mente osserva costantemente se stessa. Ciò significa focalizzare la nostra attenzione su di un punto, calmare la mente per poter percepire il Sé. Interrompendo le onde dei pensieri arriverete alla comprensione della vostra vera natura e scoprirete la saggezza e la tranquillità interiore.
Concentrandovi sulla fiamma di una candela o su un mantra riportate continuamente l'attenzione sull'oggetto scelto, riducendo il movimento della mente a un piccolo cerchio. Dapprima i pensieri continueranno a presentarsi, ma, con la pratica, riuscirete ad aumentare il tempo in cui la mente è concentrata. All'inizio, quando l'attenzione è ancora discontinua, la meditazione si chiama più propriamente concentrazione. La differenza è solo questione di grado, non di tecnica. Swami Vishnu la esprime in questo modo: "Nella concentrazione le redini della mente sono solidamente trattenute; nella meditazione le redini non servono più perché la mente si sofferma spontaneamente su una sola onda di pensiero».
Nelle otto Membra di Patanjali (vedi YOGA/BASI) la concentrazione e la meditazione costituiscono il sesto e il settimo stadio del Raja yoga. L' ottavo stadio (samadhi) è uno stato di consapevolezza superiore oltre il tempo, lo spazio e la causalità, in cui il corpo e la mente vengono trascesi e si realizza una totale unità. Nel samadhi colui che medita e l' oggetto di concentrazione diventano una cosa sola perché è l' ego che crea un senso di separazione e di dualismo. Secondo gli antichi Veda la concentrazione (dharana) impegna la mente su un pensiero per la durata di dodici secondi, la meditazione (dhyana) corrisponde a dodici dharana, circa due minuti e mezzo, mentre il samadhi corrisponde a dodici dhyana, circa mezz'ora.
Così come i raggi del sole attraverso una lente diventano incandescenti, il focalizzare in un punto i raggi del pensiero rende la mente penetrante e più incisiva. Praticando regolarmente la meditazione scoprirete di possedere più determinazione e più forza di volontà, e il vostro modo di pensare diverrà più chiaro ed efficace influendo positivamente su tutte le vostre azioni.
Come ha scritto Swami Vishnu "La meditazione non è semplice: una bella pianta cresce lentamente, è necessario aspettare per la fioritura, per la maturazione dei frutti e perché questi abbiano un buon sapore. La 'fioritura' della meditazione è un senso di pace difficilmente esprimibile che invade l'intero essere. Il frutto ... è indescrivibile.
Il controllo della mente
La mente è come un lago la cui superficie è increspata dai pensieri. Per vedere il sottostante bisogna prima imparare a eliminare queste increspature, a diventare padroni e non schiavi della mente. Per gran parte della veglia la mente si agita tra un pensiero e l'altro spinta da desideri e da avversioni, da emozioni e ricordi sia piacevoli che spiacevoli. Tra tutte le forze in grado di agitare la mente, ciò che più spesso disturba la concentrazione sono i sensi, che provocano fantasie e desideri. Una nota conosciuta ascoltata alla radio spedisce la mente alla ricerca della situazione in cui è stata udita per la prima volta, mentre un profumo piacevole o un'improvvisa corrente d'aria sono in grado di distruggere il filo dei pensieri. Tra tutti i sensi, la vista e l'udito sono i più potenti e stimolano in continuazione la mente verso I'esterno con grande spreco di energie mentali.
Per questo motivo in meditazione si usano anche suoni (mantra) o immagini.
Per sua natura la mente cerca costantemente la felicità nella vana speranza di trovare soddisfazione tutte le volte che riesce a ottenere ciò che desidera. Una volta acquisito l'oggetto del desiderio, la mente si calma temporaneamente, ma, dopo un po', l'intero meccanismo si rimette in moto perché la mente stessa non è cambiata e il vero desiderio rimane insoddisfatto. Immaginate, per esempio, di comprare una nuova auto. Per un po' di tempo ne siete orgoglioso e soddisfatto e la mente se ne sta tranquilla. Ma presto cominciate a desiderare un nuovo modello o un colore diverso o a preoccuparvi che vi venga rubata o ammaccata. Ciò che all'inizio era un piacere diventa ora una nuova sorgente di insoddisfazione perché quando si soddisfa un desiderio se ne creano molti altri.
Lo yoga ci insegna che dentro di noi abbiamo già la sorgente della gioia e della saggezza, una riserva di tranquillità che siamo in grado di percepire e da cui possiamo trarre nutrimento quando il movimento della mente si calma. Se siamo in grado di incanalare questo desiderio di appagamento dentro di noi anziché proiettarlo su oggetti esterni, che per loro natura sono effimeri, scopriremo il modo di vivere in pace.
Come diventare testimoni del gioco dei pensieri
In meditazione la mente viene vissuta come uno strumento. Basta concentrarsi appena un po' tutti i giorni per accorgersi del movimento incessante della mente e di quanto poco si viva nel presente. Basta un breve incontro con un diverso modo di percepire le cose per imparare a osservare e quindi a cambiare il proprio modo di pensare. Uno dei modi più utili per arrivare a controllare la mente e di smettere di identificarsi con le emozioni, i pensieri e le azioni è quello di assumere un ruolo di testimoni, come se si stesse guardando un altro. Con questa osservazione spassionata, senza giudizi né apprezzamenti, i pensieri e le emozioni perdono il potere che hanno su di voi e comincerete a percepire il corpo e la mente come strumenti in vostro potere. Distaccandosi dai giochi dell'Io, si impara ad assumersi piena responsabilità di se stessi.
La meditazione nella vita di tutti i giorni
E' poco probabile che si riesca a controllare la mente in una breve seduta di meditazione se per il resto del tempo la lasciate vagare a briglia sciolta. Più tempo dedicherete a tenere controllata la mente, più presto sarete in grado di concentrarvi quando meditate. A parte le tecniche contenute nelle prossime pagine, ci sono altre cose che potete fare per mantenere la mente concentrata: mentre camminate, per esempio, provate a sincronizzare il passo con il respiro, inspirando per tre passi ed espirando per altri tre passi. Respirando lentamente e in modo controllato, la mente si calma. Quando leggete un libro fermatevi alla fine di una pagina e, come esercizio di concentrazione, verificate quante cose vi ricordate. Non confinate la ripetizione del mantra alla vostra seduta di meditazione: ripetete il vostro mantra mentre state andando al lavoro o mentre vi preparate per le asana o anche mentre state cucinando. Mantenete il vostro pensiero il più positivo possibile. Quando la pace della mente rischia di essere compromessa dalla collera o dall'insoddisfazione, si può recuperare la calma focalizzandosi sull'emozione opposta, contrapponendo, per esempio, l'amore all'odio e la fede o la speranza al dubbio. Usando queste semplici tecniche, abituerete lentamente la mente alla concentrazione. Comincerete a notare che l'influenza esterna è meno forte di prima.
Sia che abbiate una settimana pesante sul lavoro sia che passiate un giorno piacevole in campagna, il vostro umore rimarrà costante. Raggiungerete la certezza che pur in mezzo ai cambiamenti, che sono l'essenza della vita, vi sentirete sicuri e imperturbabili.
I tipi di meditazione
Nello yoga vi sono due tipi principali di meditazione: la meditazione concreta (saguna: 'che possiede qualità') e la meditazione astratta (nirguna: 'senza qualità'). Nella meditazione saguna ci si concentra su un oggetto concreto su cui la mente possa facilmente fissarsi, come un'immagine, un simbolo visivo o anche un mantra.
Nella meditazione nirguna ci si concentra su un'idea astratta, come l'Assoluto, che non può essere descritta a parole. La meditazione concreta è dualistica, chi medita si considera infatti separato dall'oggetto di meditazione, mentre nella meditazione astratta egli percepisce se stesso e l'oggetto come una cosa sola. Le tecniche di meditazione descritte  sono prevalentemente concrete dal momento che è più difficile ancorare la mente a un concetto astratto. Ma per coloro che sono in grado di farlo abbiamo incluso due mantra astratti : Om e Soham. Qualunque sia il tipo di meditazione che praticate, il fine ultimo è lo stesso, la trascendenza del guna. Come ha detto Swami Vishnu nei suoi insegnamenti «Lo scopo della vita è di fissare la mente all'Assoluto».
I principi della meditazione
La meditazione, come il sonno, non si può insegnare, viene da sé, con i suoi tempi. Ma se seguite i giusti passi iniziali, potrete accelerare considerevolmente i vostri progressi. La cosa più importante è di fare della meditazione un'abitudine, utilizzando ogni giorno lo stesso luogo e la stessa ora. Questo abituerà la mente a reagire prontamente non appena vi sedete a meditare, un pò come lo stomaco è condizionato ad aspettarsi il cibo alle ore dei pasti. Dopo pochi mesi di pratica regolare la mente comincerà da sola a esprimere I'esigenza di questo momento. Le ore migliori per meditare sono l'alba e il crepuscolo, quando l'atmosfera è carica di energia spirituale. Se questo non è possibile, scegliete semplicemente un'ora in cui siete soli e indisturbati. Cominciate a meditare per venti minuti, per poi aumentare gradatamente sino a un'ora. Sedetevi rivolti a est o a nord per beneficiare dei sottili effetti del campo magnetico terrestre. Prima di iniziare potrete avvolgervi una coperta attorno alle spalle per tenervi caldi. La cosa più importante è che siate seduti in modo comodo e rilassato perché se siete scomodi la concentrazione ne risentirà. Prima di iniziare, convincete la vostra mente ad abbandonare tutti i pensieri del passato, del presente e del futuro; poi regolate la respirazione, il che servirà a controllare la circolazione del prana che, a sua volta, calmerà la mente. E' meglio che non tentiate di contrastare l'inquietudine della mente perché questo non farebbe che aumentare il flusso dei pensieri. Cercate semplicemente di staccarvi dalla vostra mente e osservarla dall' esterno.
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Brani tratti da IL LIBRO DELLO YOGA scritto sotto la guida di Swami Vishnu Devananda
 
La Vita oltre la Vita PDF Stampa
Religione - Teologia razionale

Dopo essere arrivati alla conclusione razionale che la possibilità dell’esistenza di un Dio Creatore è piuttosto probabile (vedi articolo Considerazioni sull’esistenza del Dio Creatore ), si possono fare alcune considerazioni riguardo quello che, riportato nel titolo, è il mistero più antico e più profondo dell’umanità. Se la creazione è ipotizzabile come un atto d’amore, direi che il legame che cinge il Creatore e le sue Creature fa sì da escludere almeno per i ‘meritevoli’ la morte dell’anima, che può essere vista come prigioniera del corpo in accordo con la concezione platonica (L'anima è incorruttibile). Senza tale possibilità la creazione non avrebbe avuto un senso compiuto, completo e razionale. Certo non è molto facile accettare il concetto del premio o della pena eterne per miliardi di anime in funzione del comportamento in vita. Tanto meno accettabile ci sembra questa ipotesi, se, come nel caso della religione cattolica, essa dipende anche dall’uomo tramite il sacramento della confessione e dell’estrema unzione. Più attendibile ci appare la visione della chiesa protestante che parla di salvezza in termini di predestinazione divina, attendibilità confermata dal fatto che la ‘vera’ fede rappresenta un dono di Dio riservato solo a pochi. Ma è necessario prendere in considerazione anche la concezione sull’argomento da parte delle altre religioni, in particolare buddhismo e induismo. Quest’ultime credono nella reincarnazione dopo la morte, in uno status funzione del comportamento tenuto in vita (il karma). Vale a dire una vita vissuta, essenzialmente con un bilancio positivo tra il bene e il male, comporta un avanzamento nella scala sociale, mentre il contrario determina un regresso che può comportare la rinascita anche in forme ‘subumane’. Il ciclo di morti e rinascite ( il samsara) si arresta quando, per merito, si acquisisce qualcosa di analogo alla beatitudine. Anche se il concetto che ne deriva da parte degli induisti, dell’instaurarsi in conseguenza di classi e ceti, non ci sembra accettabile, il fatto della permanenza dell’anima in natura dopo la morte corporale, secondo le due religioni, ci sembra un’ipotesi da prendere in assoluta considerazione. Tanto più ci sembra valida questa possibilità alla luce del pensiero espresso dalla cosiddetta Teologia del Processo di cui si fornisce di seguito un brano di un articolo di Alberto DI JANNI :

-Un altro attributo di Dio che la teologia del processo rifiuta è l’onnipotenza. Per la dottrina classica la potentia absoluta di Dio si estende a tutto quanto non sia intrinsecamente impossibile. Il pensiero processuale invece limita il potere di Dio non solo legandolo alla consistenza logica, ma anche da un punto di vista metafisico, al fine di consentire un potere autonomo delle altre entità. Il fatto che il potere di Dio sia limitato, e che quindi l’universo possa evolvere in modo indipendente e per taluni versi contrario alla sua volontà, è utilizzato per dare una spiegazione dell’esistenza del male non facendone Dio il responsabile. L’antinomia che risale già a Epicuro fra onnipotenza e bontà di Dio, viene così risolta a favore della bontà: ma duemila anni di sforzi della teologia cristiana miravano a tenere insieme questi due aspetti apparentemente inconciliabili, non a pronunciarsi a favore di uno a discapito dell’altro.

Un altro aspetto è quello dell’escatologia (NdR- studio del destino dell'Uomo), su cui ci sono idee differenziate anche all’interno della teologia del processo. Alcuni ritengono infatti sufficiente un concetto di immortalità oggettiva, cioè il fatto che un essere vivente venga assunto e ricordato nella memoria di Dio. Di fatto la concezione del mondo come corpo di Dio realizza già questa condizione e non solo per gli esseri viventi. Altri teologi sostengono anche la possibilità di un’immortalità soggettiva, con una partecipazione di tipo personale alla vita divina. Anche quest’ultima concezione si distanzia però notevolmente da quella tradizionale, per esempio in quanto si prevede una sorta di crescita sia intellettuale che fisica anche oltre la morte e in quanto è generalmente esclusa la definitività di questo stato, che spesso è visto solo come una sorta di compensazione temporanea per quelle vite che non hanno potuto svilupparsi nella loro pienezza sulla terra.I seguaci della teologia del processo sostengono la necessità, e la possibilità, di una stretta integrazione tra scienza e religione. L’accento posto sul divenire, tanto da escludere la stessa immutabilità divina, si accorda bene con la teoria evoluzionista -.

Alfred Whitehead, filosofo e matematico britannico, tra i maggiori esponenti di questa teologia arriva alle seguenti conclusioni che sono essenzialmente: Dio è ‘in’ natura e la natura è ‘in’ Dio. La preposizione ‘in’ permette al filosofo di non essere considerato un panteista perché -Dio non è la natura-. Con Whitehead si ha solo una concezione immanentistica di Dio che viene definita panenteismo contrapposta a quella trascendente della concezione tradizionale e naturalmente al panteismo di Spinosa. Il pensiero religioso che ne deriva ci sembra molto più accettabile, partendo dal presupposto che se Dio è ‘tra’ noi, soffre e gioisce con noi ci fa sentire davvero a ‘Sua immagine e somiglianza’. Possiamo così pensare che anche dopo la morte del corpo l’anima continui a permanere in questo mondo. Pertanto, facendo delle considerazioni di ordine generale, parlare di Ecologia non dovrebbe significare soltanto operare per il rispetto dell’ambiente, ma anche volere il bene dell’Umanità e rendere omaggio al suo Creatore. Alla luce di questa concezione, chi devasta, distrugge, usa violenza a tutto ciò che è Natura, non solo commette un crimine contro l’Umanità ma offende anzi ferisce l’Architetto impareggiabile che l’ha concepita e realizzata e che in essa si è ‘calato’. In questo modo la Natura incontaminata può non solo essere ammirata, ma può essere anche contemplata come la casa comune a Dio e alle Sue creature, come il Sacro che ci circonda e ci sprofonda nell’Eterno.

 

Antonio ALBINO