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Viaggiando tra le stelle PDF Stampa
Utilità - Curiosità

Viaggiare nello spazio, visitando pianeti appartenenti ad altri sistemi solari con meravigliose vedute e splendide civiltà, è un tema affascinante che è sviluppato in molti romanzi di fantascienza.

Anche gli scienziati non sembrano negare che un giorno, tutto questo sarà possibile. Personalmente non ho mai letto un articolo scientifico che eliminasse questa possibilità. Per questo motivo nei prossimi paragrafi cercheremo di esaminare come sarebbe realizzabile un progetto di navigazione tra le stelle.

Per primo, vogliamo analizzare quali sarebbero le limitazioni di una nave spaziale progettata con il massimo che la scienza potrà mai offrire. Questa astronave userebbe un motore che emette il propellente quasi alla velocità della luce (motore ionico) e come sappiamo questa velocità non può essere superata. Per quanto riguarda la velocità finale, quindi, qualsiasi tecnologia futura non potrà

offrire niente di meglio.
Nella figura seguente è rappresentata un'astronave con motori ionici, cioè motori che accelerano le particelle dell propellente fino circa alla velocità della luce.

Questi motori, che richiedono un lungo tempo (mesi) per raggiungere la velocità finale, forniscono la massima propulsione.

E' importante tenere in considerazione che, fermare l'astronave dopo che ha raggiunto la velocità finale, richiede la stessa quantità di energia o propellente. Se poi si vuole ritornare sulla Terra, l'operazione di accelerazione e riduzione della velocità deve essere ripetuta. In questo caso, solamente 1/4 del propellente potrà essere usato per raggiungere la velocità finale, durante la spedizione e inoltre un quarto della velocità della luce potrebbe esser raggiunto se il peso del propellente costituisse il 100% del peso totale della nave spaziale. Ovviamente questo non è possibile perché, per la lunghezza del viaggio, la parte abitabile dell'astronave dovrà essere spaziosa e finirà col pesare almeno quanto il propellente. Tutto questo ridurrebbe la velocità finale a un ottavo della velocità della luce. Se teniamo in considerazione l'efficienza dei motori, possiamo dire che anche nei migliori dei casi, la massima velocità possibile per compiere il viaggio non supererebbe un decimo della velocità della luce.

Ora che abbiamo progettato questa meravigliosa astronave, capace di viaggiare a un decimo della velocità della luce, dobbiamo scoprire quali nuovi orizzonti si vengono ad aprire per la nostra avventura spaziale.

La stella più vicina da visitare è l'Alfa Centauri a una distanza di 4.2 anni luce. Purtroppo questo sistema solare è composto di tre stelle differenti e non ci sono pianeti da visitare. Il successivo sistema solare è Tau Ceti alla distanza di 11.8 anni luce. Questa stella, con circa il 78% della massa del sole, ha cinque pianeti nella zona abitabile e sarebbe ideale farne la meta di un viaggio di esplorazione. Usando la nostra astronave, il viaggio di andata e ritorno impiegherebbe 240 anni. Questo sarebbe l'equivalente di circa otto generazioni e quindi la longevità dell'uomo non è compatibile con le avventure spaziali. Senza prendere in considerazione tutti gli altri problemi, come la manutenzione delle macchine e dei viaggiatori, è evidente che la navigazione tra le stelle rimarrà un soggetto solamente per la fantascienza.

 

Marcello VENEZIANO

 
L'arte della serenità PDF Stampa
Saper vivere - Altri articoli

La vita come mezzo di conoscenza:con questo principio nel cuore si può non solo vivere valorosamente, ma anche vivere gioiosamente e gioiosamente ridere -FRIEDRICH NIETZSCHE

Ci sono molti modi di intendere la vita, e non è indifferente quale modo si scelga, perché – come afferma Schopenhauer - «a renderci felici o infelici non è ciò che le cose obiettivamente e realmente sono, ma ciò che sono per noi, nella nostra interpretazione».

Si può pensare all’esistenza come a una fortuna, a un dovere, a un caso, a un intermezzo, a una punizione, a un gioco, oppure all’una e alle altre cose insieme. Ma forse la maniera più serena per concepirla e per affrontarla è quella dell’avventura: un’avventura il cui scopo è la conoscenza.

Questa idea ci aiuta non solo a gioire dei piaceri ma anche a far tesoro delle sofferenze. Se il nostro animo è rivolto a fare esperienze e a trarre conoscenze, nessuna vicenda potrà essere considerata veramente negativa: tutto sarà utile, tutto ci  fornirà insegnamenti e lezioni.

Tenendoci fermi nel nostro centro di osservazione, nella nostra consapevolezza, ogni avvenimento ci apparirà come un interessante spettacolo, di cui possiamo essere nello stesso tempo testimoni, attori e coautori. E questa più ampia coscienza ci permetterà di crescere e di procedere lungo la strada di un infinito autoperfezionamento verso mete che sono per ora inimmaginabili.

«La natura umana» scrive Epitteto «si realizza nella contemplazione, nella comprensione e in una condotta di vita in armonia con la natura».

E aggiunge: «Se vuoi, sei libero».

 

Brano tratto dal testo l’Arte della serenità di Claudio LAMPARELLI

 
'A livella PDF Stampa
Utilità - Curiosità
di Antonio DE CURTIS (Totò)

 

Ogn'anno,il due novembre,c'é l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno l'adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.
Ogn'anno,puntualmente,in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado,e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.
St'anno m'é capitato 'navventura...
dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo,e che paura!,
ma po' facette un'anema e curaggio.
'O fatto è chisto,statemi a sentire:
s'avvicinava l'ora d'à chiusura:
io,tomo tomo,stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.
"Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del'31"
'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
...sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
cannele,cannelotte e sei lumine.
Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signore
nce stava 'n 'ata tomba piccerella,
abbandunata,senza manco un fiore;
pe' segno,sulamente 'na crucella.
E ncoppa 'a croce appena se liggeva:
"Esposito Gennaro - netturbino":
guardannola,che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!
Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
ca pur all'atu munno era pezzente?
Mentre fantasticavo stu penziero,
s'era ggià fatta quase mezanotte,
e i'rimanette 'nchiuso priggiuniero,
muorto 'e paura...nnanze 'e cannelotte.
Tutto a 'nu tratto,che veco 'a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...
Penzaje:stu fatto a me mme pare strano...
Stongo scetato...dormo,o è fantasia?
Ate che fantasia;era 'o Marchese:
c'o' tubbo,'a caramella e c'o' pastrano;
chill'ato apriesso a isso un brutto arnese;
tutto fetente e cu 'nascopa mmano.
E chillo certamente è don Gennaro...
'omuorto puveriello...'o scupatore.
'Int 'a stu fatto i' nun ce veco chiaro:
so' muorte e se ritirano a chest'ora?
Putevano sta' 'a me quase 'nu palmo,
quanno 'o Marchese se fermaje 'e botto,
s'avota e tomo tomo..calmo calmo,
dicette a don Gennaro:"Giovanotto!
Da Voi vorrei saper,vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir,per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!
La casta è casta e va,si,rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava,si,inumata;
ma seppellita nella spazzatura!
Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d'uopo,quindi,che cerchiate un fosso
tra i vostri pari,tra la vostra gente"
"Signor Marchese,nun è colpa mia,
i'nun v'avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa' sta fesseria,
i' che putevo fa' si ero muorto?
Si fosse vivo ve farrei cuntento,
pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse
e proprio mo,obbj'...'nd'a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n'ata fossa".
"E cosa aspetti,oh turpe malcreato,
che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!"
"Famme vedé..-piglia sta violenza...
'A verità,Marché,mme so' scucciato
'e te senti;e si perdo 'a pacienza,
mme scordo ca so' muorto e so mazzate!...
Ma chi te cride d'essere...nu ddio?
Ccà dinto,'o vvuo capi,ca simmo eguale?...
...Muorto si'tu e muorto so' pur'io;
ognuno comme a 'na'ato é tale e quale".
"Lurido porco!...Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri,nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?".
"Tu qua' Natale...Pasca e Ppifania!!!
T''o vvuo' mettere 'ncapo...'int'a cervella
che staje malato ancora e' fantasia?...
'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella.
'Nu rre,'nu maggistrato,'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto,'a vita e pure 'o nomme:
tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?
Perciò,stamme a ssenti...nun fa''o restivo,
suppuorteme vicino-che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie...appartenimmo à morte!"
 
Il Dio nascosto PDF Stampa
Religione - Articoli vari

La “Ricerca di Dio” è intesa da Cusano, nell'intero arco della sua meditazione filosofica-religiosa, come uno dei tratti peculiari e distintivi della condizione dell'uomo sulla terra: una sorta di aspirazione naturale e legittima al felice compimento del destino del genere umano, previsto fin dai tempi della creazione. E, senza dubbio, l'aver supposto neoplatonicamente “nell'intellectus” l'immagine pressochè perfetta della mente divina e la parte eccelsa e privilegiata dell'anima, non soltanto rende lecita una aspirazione siffatta, ma ne assicura anche, in larga misura, l'esito finale. Le vie percorse nella ricerca di Dio, tuttavia – non è forse superfluo ricordarlo - , non sono quelle consuete e proprie dell'immagine razionale, che è circoscritta di necessità nell'ambito del finito e di ciò che è valutabile per mezzo dei sensi e dell'esperienza. Tale ricerca prescinde rigorosamente da tutto ciò e, nella consapevolezza dell'impossibilità di un sapere assoluto e certissimo, concernente Dio ma anche quello che non è delimitato e, dunque, per ciò stesso, misurabile (l'intima essenza di ciascuna cosa finita, per esempio), nell'aperta e sincera ammissione di “non sapere”, prelude alla pura intuizione intellettuale.
Intorno all'intelletto ruota così, per Cusano, la parte più significativa della vicenda umana. In quanto esso è immagine dell'intelletto divino, per prima cosa organizza e gestisce, tramite i sensi e la ragione, l'attività conoscitiva nel suo complesso: ad imitazione della infinita arte divina, che produsse ogni singolo ente creato attingendolo dalla sua immutabile e omnicomprensiva unità, a sua volta trae da sé l'insieme variegato e multiforme delle rappresentazioni mentali di tutto quanto il reale. Ed è su sua sollecitazione che la ragione discorsiva raccoglie e correla, misura e proporziona tra di loro i dati molteplici e provvisori della realtà creata che continuamente muta e si rinnova. Perciò “ un intelletto sano e libero conosce e abbracccia con amore quella verità che aspira insaziabilmente di raggiungere quando va indagando su ogni cosa con il procedimento discorsivo che gli è insito […]. Tutti coloro che ricercano, giudicano le cose incerte comparandole e proporzionandole con un presupposto che sia certo. Ogni ricerca ha carattere comparativo e impiega il mezzo della proporzione. […] Ma l'infinito, in quanto infinito, poiché si sottrae a ogni proporzione, ci è sconosciuto”

Nel corso dell'immagine razionale, l'intelletto si approssima sempre alla verità ultima delle cose senza riuscire tuttavia a coglierla mai pienamente, mai fino in fondo. L'essenza delle cose, la verità precisa di ciascuna di esse – Dio stesso, in definitiva, che è il fondamento ontologico del mondo reale - , sfuggendo a qualsiasi forma di correlazione adeguata, risultano inafferrrabili e irraggiungibili attraverso l'utilizzazione del metodo logico-deduttivo. “E' dunque evidente che, per quanto riguarda il vero, noi non sappiamo altro se non che esso è incomprensibile nella sua realtà in maniera precisa; che la verità è come la necessità più assoluta, che non può essere né di più ne di meno di ciò che è, e il nostro intelletto è come la possibilità. L'essenza delle cose, che è la verità degli enti, è inattingibile nella sua purezza, ricercata da tutti i filosofi, ma da nessuno scoperta nella sua realtà in sé. E quanto più a fondo saremo dotti in questa ignoranza, quanto più abbiamo accesso alla verità stessa”

Ciò che possediamo per intero, e che a ragione può essere definito la ceazione del nostro intelletto, è quello che noi stessi abbiamo costruito: il mondo di parole, nomi, numeri, figure, nozioni nel quale abbiamo di volta in volta individuato o imposto regole, norme, leggi e che è, a suo modo, un mondo di ordine e precisione (valga per tutti l'esempio del rigore delle scienze matematiche), anche se si tratta pur sempre di valori provvisori e ancora perfettibili, certamente non assoluti e perenni. Più semplicemente, è il mondo delle “congetture” varie e molteplici, poiché tante e diverse sono le menti che danno lor vita; e tale mondo vive in parallelo rispetto al mondo degli enti reali e in nessun caso, neppure nella formulazione concettuale più alta, è coincidente con esso.

Cusano si esprime al riguardo con grande chiarezza:

 

La mente umana è dunque forma del mondo concettuale, come la mente divina è forma del mondo reale. Come l'entità divina assoluta è tutta la realtà dell'essere in qualunque cosa esistente, così anche l'unità della mente umana costituisce l'entità delle varie congetture: Dio compie ogni operazione in vista di se medesimo, per essere a un tempo, principio intelligibile e fine di tutte le cose; parimenti, l'esplicazione del mondo razionale, che proviene dalla nostra mente che lo complica, si attua in vista della mente stessa che lo costruisce. Quanto più acutamente essa contempla nel mondo che ha esplicato di sé, con tanta maggiore fecondità essa si arricchisce in se stessa, perchè il proprio fine è la ragione infinita, nella quale soltanto avrà l'intuizione di se, del proprio essere, quella ragione infinita che sola è la misura di tutti gli enti ragionevoli.

 

Ben conscio dunque dei limiti delle proprie attività, ma anche certo che, tramite essa, porta a termine l'opera per la quale era stato di proposito creato, l'intelletto si appresta ora alla “visio”, all'intuizione di Dio e di se, come similitudine dello stesso infinito intelletto divino. L'uomo, perciò, afferra Dio in modo che va molto aldilà delle congetture terrene espresse in merito – tutte più o meno plausibili, nessuna verissima e numerose per forza di cose, giacchè frutto della molteplicità e della disuguaglianza che caratterizzano il mondo contratto delle creature. L'uomo afferra Dio 'ritrovandolo' nel fondo stesso della sua anima, nel chiuso ricettacolo del suo intelletto, al di fuori e al di sopra di qualsivoglia rappresentazione positiva. Dio è, senza dubbio, un “Dio nascosto” - quello stesso Dio ignoto venerato da alcune popolazioni pagane - , e le strade che conducono a lui sono altre da quelle maestre dell'indagine razionale.

 

 

Brano tratto dall'Introduzione di Lia Mannarino al testo Il Dio Nascosto di Niccolò Cusano

 
Il peperoncino rosso:proprietà e benefici PDF Stampa
Benessere - Salute

Il suo nome scientifico è Capsicum, appartiene alla famiglia delle Solanacee ed è originario delle Americhe, ma attualmente la sua coltivazione è ormai diffusa in ogni parte del mondo; come molti altri alimenti salutari, il peperoncino era conosciuto fin dall'antichità. Dal ritrovamento di reperti archeologici sappiamo con certezza che fin dal 5000 a.C. circa, la popolazione messicana conosceva il peperoncino ed era dedita alla sua coltivazione. Il peperoncino fu importato in Europa da Cristoforo Colombo, nel suo secondo viaggio, risalente al 1493.

Come vedremo in seguito le sue varietà sono numerose, ora andiamo ad analizzare la sua composizione.

Uno dei principali componenti del peperoncino rosso è la capsaicina, un principio attivo da cui dipendono parecchie proprietà benefiche attribuite al peperoncino; le altre sostanze presenti sono la capsicina, la capsantina, diversi sali e oligoalimenti naturali, lecitina (contenuta in modo particolare nei semi), olio essenziale e flavonoidi. Importante ricordare la presenza nel peperoncino rosso della vitamina C, che, tra le sue altre funzioni, ha un ruolo importante nella difesa dalle infezioni.

La coltivazione del peperoncino rosso può essere fatta in tutt'Italia con successo ed anche in buona parte del mondo. Per quanto riguarda l'Italia, al Sud può essere seminato in casa nei mesi di Gennaio/Febbraio, mentre per il Settentrione è meglio aspettare Marzo. E' importante ricordarsi che il peperoncino è una pianta che predilige il caldo, per cui nella coltivazione al Nord Italia, bisogna avere l'accortezza di tenere le piantine in casa nei mesi invernali.

La germinazione del peperoncino rosso avviene con molta facilità; per fare germinare un seme è sufficiente metterlo in terra o in vaso, non sotto il sole diretto e innaffiarlo ogni tanto. La temperatura ottimale si aggira sui 20° e come terreno l'ideale sarebbe una torba abbastanza fine, anche se un terriccio standard è in grado di svolgere la sua funzione.

Dopo la germinazione, durante i primi due mesi, è consigliabile tenere le piante di peperoncino in ambiente protetto, vicino ad una finestra o ad una zona luminosa. Prima di trapiantarle attendete che le piantine siano alte almeno 10 cm, disponendole poi nel terreno ad una distanza di circa 20 cm una dall'altra. Se è possibile, cercate una zona esposta al sole ed annaffiate in modo abbondante tutti i giorni.

Da non molto tempo, oltre che per motivi gastronomici, c'è un motivo in più per consumarlo; alcuni ricercatori giapponesi ed americani hanno scoperto che il peperoncino rosso potrebbe avere un ruolo importante nella prevenzione del tumore alla prostata. Da esperimenti condotti su cavie da laboratorio è emerso che i topi che assumevano capsaicina (principio attivo del peperoncino), sviluppavano masse tumorali ridotte dell'80% circa rispetto ai topi che non ne mangiavano.

L'uso regolare di peperoncino rosso, grazie alle sue proprietà antiossidanti, sembra inibire lo sviluppo di manifestazioni cancerose a livello di stomaco. Naturalmente il tutto deve ancora essere confermato da ulteriori studi e verifiche sull'uomo per poter affermare con certezza quanto sopra.

Particolarmente interessante l'effetto di regolarizzazione della circolazione sanguigna che il peperoncino rosso svolge nel corpo umano unito ad un effetto benefico in caso di infiammazioni. Se somministrata per via orale, la capsaicina sollecita una secrezione maggiore di enzimi digestivi favorendo appunto il processo digestivo. Sembra, inoltre, che il peperoncino, oltre a favorire la circolazione sanguigna, sia un efficace vasodilatatore, e renda elastici i capillari sanguigni; si è riscontrato che nelle regioni dove è diffuso il suo uso, malattie come gli infarti, l'arteriosclerosi e l'eccesso di colesterolo siano notevolmente limitate.

In ultimo pare che anche i capelli traggano beneficio dall'uso del peperoncino rosso; infatti una miglior circolazione sanguigna avrebbe effetti positivi anche sulla vita dei bulbi capilliferi. E' importante ricordare che come per tutti gli alimenti, non bisogna abusarne rischiando di tramutare un alimento da salutare in dannoso per la nostra salute.

Generalmente, quando si mangia qualcosa di particolarmente piccante e non si è abituati, si ha come la sensazione che la bocca vada a fuoco e l'istinto è quello di bere acqua fresca; purtroppo la sostanza che provoca bruciore, la capsaicina, non è solubile in acqua e per questo, dopo aver bevuto, il bruciore resta. Ecco gli accorgimenti che si possono adottare per alleviare il bruciore del peperoncino: mangiare mollica del pane, bere latte fresco, assumere olio o superalcolici (senza esagerare) in cui la sostanza piccante si scioglie e la sensazione di bruciore si attenua.

 

Tradotto da Zeribi Cinzo dal testo in lingua spagnola ' Naturaleza'