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Benvenuta normalità!!! PDF Stampa
Yoga - Live
…aria di rientri e partenze…un aiuto dallo yoga per vivere meglio questo momento.

 

Estate, tempo di tuffi, di sole, di sagre, di notti che non finiscono mai e di lenti, svogliati risvegli.. C’è chi ha mangiato troppo e teme l’appuntamento con la bilancia, chi ha preso tropo sole, chi ha giocato troppo e chi ha studiato troppo poco. E c’è anche chi in estate lavora troppo ( ristoranti, pizzerie, bar..) E’ il caso di dire che è la stagione degli eccessi, sarà il clima bollente, sarà la voglia di avventura che silente per lunghi mesi esplode in agosto.
In realtà, dopo la pausa estiva, il corpo dovrebbe essere più rilassato, più carico di energie, la mente fresca e purificata. Ma sappiamo bene che le cose forse non stanno “esattamente” così.
Proviamo per un attimo a non ascoltare le solite bugie del Super-Io, sempre pronto a ricordarci “come dovremo essere”e cerchiamo un contatto autentico con noi stessi.
La prima domanda che possiamo farci per metterci in ascolto è quella che faremo al nostro più caro amico, che non vediamo da tempo:come stai? A questo amico che ci conosce profondamente, certo non possiamo mentire, perché legge i nostri pensieri e riconosce i nostri stati d’animo, che taciuti dalle parole si esprimono nel volto.
Stabilire un contatto intimo con sé stessi, dopo il caos e la baldoria estiva non è facile, riabituare la mente al silenzio e alla solitudine richiede volontà e tempo. Non si tratta di un altro automatismo del cervello, di un rigido comando o di una vecchia abitudine, ma di uno speciale e sincero incontro. Solo quando ci troviamo veramente soli con noi stessi possiamo sentire veramente il nostro stato mentale, i nostri pensieri, il nostro corpo. È questo il punto migliore per ripartire e affrontare i ritmi urbani, l’ufficio, la casa....
Per facilitare l’ascolto interiore e ritrovare il nostro centro dopo gli eccessi estivi possiamo ricorrere ad alcune tecniche yogiche, da sempre alleate di salute e benessere. Sono utili per questo scopo tutte le posizioni di rilassamento, come shavasana (vedi sezione asana della rivista), il contatto con la terra e la staticità di questa posizione ci aiuteranno a stabilizzare e pacificare la mente e a scaricare le tensioni del corpo.
Anche il pranayama può esserci di aiuto per ritrovare un muto dialogo con il nostro sé. Ma se non siamo pratici di questa antica disciplina del respiro possiamo provare molto semplicemente ad ascoltarne il suono . In modo del tutto naturale, senza alterare il ritmo ascoltiamo il nostro respiro, la leggera musica della vita che continuamente vibra dentro di noi , ma che quasi sempre ignoriamo e ricopriamo con ritmi che non sono i nostri. Concediamoci alcuni minuti per rientrare nel nostro mondo interiore e godere di questa segreta sinfonia, poi per concludere questo momento di contatto con noi stessi, almeno per una volta proviamo a dire grazie a questo sacro soffio che ci offre ogni momento il divino dono della vita.
Secondo un grande yogi Paramhansa Yogananda sono più importanti i minuti che gli anni, perché in questi preziosi istanti che noi vediamo l’ essenzialità e conosciamo noi stessi.
Lo yoga , attraverso l’ascolto interiore ci aiuta ad accettare i nostri vissuti, la stanchezza, la pesantezza, il malumore, che spesso seguono la fine delle vacanze. Ogni cosa può trovare posto se la mente è infinita, solo così possiamo essere liberi e ritrovare lo spirito giusto per gustare con allegria e amore i frutti, che una nuova stagione della vita e della natura si prepara a darci.
BARBARA AMELIO
 
Dimagrire senza dieta PDF Stampa
Benessere - Salute

Si riportano sull’argomento le considerazioni di Raffaele Morelli:

-I bambini quando giocano, si dimenticano di mangiare, perché provano un piacere così grande, che nessun alimento può dare loro. E gli animali selvatici non ingrassano perché seguono l’istinto: quelli domestici, che prendono i vizi dei padroni, diventano obesi.

-Chi  è preso dalle cose che fa, non ingrassa. Perché il cervello è soddisfatto e non compensa più le frustrazioni con il cibo.

-Mangiando cerchiamo di donarci amore, come accade agli albori della vita con il latte. Sono le calorie affettive che mancano. Ricorrere al cibo diventa allora una modalità automatica per tamponare l’angoscia.

-Per dimagrire, l’anima ha bisogno soprattutto di desiderare. Il desiderio, in qualunque modo espresso, è il più grande antidoto all’obesità: un nuovo lavoro, nuovi interessi, nuove esperienze.

-Per ritrovare il proprio peso ci vuole il piacere. Quello vero, che nasce dalla passione per la vita, per tutte le manifestazioni dell’esistenza, amori e affetti, lavoro e tempo libero, talenti e creatività. Dimagrire è l’arte di incontrare te stesso, il vero te stesso, non quello soffocato dal cibo.

-Chi ingrassa vive di rimpianti. La mente che rimpiange è una zavorra per l’anima e per il metabolismo. Ancor di più lo è l’eccesso di pensieri. Chi ingrassa pensa troppo.

-Essere naturali significa abbandonarsi alle ‘ferite affettive’ che ci arrivano e attendere che l’anima spontaneamente formi la cicatrice. Proprio come fa la natura, quando ci tagliamo: il corpo si cura con le piastrine del sangue, l’anima con l’oblio.

-E’ inutile ripensare a ciò che è stato: è quello che posso fare che conta. L’immagine della propria autorealizzazione è il miglior tonico per il metabolismo dell’anima. Se sei te stesso, non hai bisogno di compensare con il cibo.

-Chi ingrassa crede di aver poca forza di volontà: si sbaglia ne ha troppa! E’ troppo severo con se stesso e così ha perso l’elasticità, la leggerezza dell’anima. Non si lascia più guidare da lei, che si esprime attraverso passioni, desideri, sogni, tentazioni.

-Il cibo è la “consolazione” più facile e a portata di mano. Specialmente oggi che bar e fast food, panetterie e pasticcerie si moltiplicano sui marciapiedi della città. Così è facile cadere nella trappola e concedersi uno sfizio dopo l’altro per placare ansia, noia, frustrazione, mancanza di affetto…..

-Una recente ricerca ha messo in luce che le persone che nella loro vita lasciano spazio al piacere, non solo vivono più a lungo e si ammalano di meno, ma non ingrassano oppure, se lo fanno, ritornano velocemente al loro peso forma se si concentrano nuovamente su ciò che dà loro piacere. Invece le persone che hanno un eccessivo senso del dovere, che si criticano continuamente, non solo rischiano depressione e malattie psicosomatiche, ma ingrassano in maniera considerevole. Insomma, per non ingrassare abbiamo bisogno di due cose: passione e novità

-Chi ingrassa è spesso un perfezionista, si impone di essere un genitore inappuntabile, un lavoratore efficiente, si carica di un sacco di pesi e responsabilità, dimenticando altri desideri che abitano nella sua anima.

-Via via ci convinciamo che è la fatica il vero motore della nostra vita. Ma, al contrario per scoprire i tuoi talenti non devi sforzarti. Solo ciò che sappiamo fare senza fatica è autentico.

 

Pertanto, per  ridurre le quantità degli alimenti, a cominciare da quelli con più calorie, è necessario rimuovere la fame ‘nervosa’, per eliminare la quale  Raffaele Morelli dice che bisogna mettere al centro della nostra vita il proprio Io, evitando di porsi troppi problemi esistenziali,cercando di rimuovere ansia e preoccupazioni eccessive. E’ necessario collocare al centro dell’esistenza le piccole grandi soddisfazioni e i piaceri che ci può offrire una vita libera da costrizioni eccessive, da doveri impellenti e dalla solita routine.

Le considerazioni di Raffaele Morelli sono tratte dal testo “Dimagrire senza dieta”

 
Il vuoto esistenziale PDF Stampa
Saper vivere - Altri articoli

In un momento di introspezione durante il giorno, o più frequentemente quando ci si sveglia durante la notte, possiamo sentire nel profondo di noi un vuoto che non può essere colmato perchè appartiene alla natura stessa dell'uomo.  Nella nostra vita spendiamo molto tempo cercando di evadere da questo sentimento angosciante. Qualche volta, l' immergersi freneticamente nel lavoro può essere di aiuto. Ciascuno di noi riesce a convivere con questa sensazione in modi differenti. Il gioco d'azzardo, la droga ed altri affari rischiosi sono alcuni dei modi con cui i meno responsabili riescono a combatterlo. Una famiglia numerosa, ‘l' immersione’ nella religione, l'adozione di animali, la ricerca di ricchezza e potere sono le scelte che altri fanno cercando una soluzione. Non dico che ricchezza e potere non debbano essere ricercati, dal momento che possono portare molti benefici, ma alla fine non costituiscono la soluzione del problema. Cercare di trovarne una sarebbe un esercizio inutile perché è  mia opinione che non esiste una soluzione radicale. E' evidente che la natura non si preoccupa della nostra felicità, ma solamente  della perpetuazione della specie. L'unica ragione per cui analizzo questo argomento e' che molte persone, nel loro desiderio di colmare questo vuoto, commettono errori e finiscono in una situazione peggiore di quella iniziale. Un esempio di questi errori può essere un divorzio o un investimento molto rischioso che dovrebbe portare a un modo di vivere più brillante. La ricerca di un coniuge perfetto, un compagno perfetto, un lavoro perfetto... ci lascia infine insoddisfatti aumentando il senso di solitudine ed alienazione. Un altro errore che si commette è di credere che il nostro vicino è privo di questi problemi esistenziali, creando in noi un profondo senso d' invidia. In verità i nostri vicini hanno gli stessi problemi. Ciò che potrebbe aiutare a risolverli sarebbe  un giudizio sulla propria vita e se si riscontrasse che la buona sorte e' stata abbastanza generosa, allora dovremmo abituarci a vivere con questo vuoto. Altrimenti, continuando a correre dietro miraggi, la nostra vita potrebbe scivolare come qualità molto più in basso. C'è tanta bellezza nell' universo che ammirandone le meraviglie si può rimuovere il senso del vuoto senza correre nessuno dei  rischi esposti. Inoltre, c'e' bisogno di nuovi parametri personali per misurare i successi nella vita. Diamo troppo importanza al denaro. Il denaro crea un circolo vizioso in cui per soddisfarci ne serve sempre di più. Il denaro ci dà potere e molte cose materiali, ma troppe cose servono solo ad esasperare il  nostro sentimento di vuoto. Un filosofo disse:" nel tutto troverai il niente e nel niente troverai il tutto". La mia interpretazione e' che, se viviamo una vita meno materialistica, possiamo schiuderci le porte di un universo senza fine, pieno di conoscenza, di ricerca di valori spirituali, di cultura e quindi di attenuazione del vuoto esistenziale.

Marcello VENEZIANO

 
Alcuni consigli per vivere meglio PDF Stampa
Saper vivere - Altri articoli

-Cogli l'aspetto positivo che esiste in ogni evento della vita.

-Fai esercizio fisico (anche lunghe passeggiate possibilmente in mezzo al verde).

-Non confrontare la tua condizione soltanto con quella di chi sta meglio.

-Cura la tua immagine, ti servirà a migliorare i rapporti sociali.

-Aiuta le persone che ne hanno palesemente bisogno, farà molto bene anche a te.

-Riempi il tempo libero con attività possibilmente  interessanti e piacevoli.

-Non farti prendere mai dalla noia, basta solo un giornale o una rivista o un buon libro, anche on-line, per scacciarla.

-Quando sei in preda alle preoccupazioni e all'ansia fai profondi esercizi di respirazione e concentrati su di essi (Vedi sezione YOGA: Le tecniche respiratorie).

-Il colloquio rappresenta il sommo bene dicono i filosofi ed è vero soprattutto passeggiando con gli Amici.

-Nei momenti difficili ascolta solo la voce della Coscienza e quella del tuo migliore Amico.

-Considera la Vita come un viaggio avventuroso fatto principalmente per conseguire 'Virtude e Canoscenza'.

-Il Tempo, al di fuori dell'orario di lavoro, non è più denaro, pertanto non ti affrettare se non è necessario, sarebbe solo stressante.

-Abbi molta fiducia nell'autostima perchè la tua considerazione da parte di colleghi e conoscenti è influenzata da gelosie e invidie.

-Sorridi spesso, perchè il Sorriso illumina la mente, mette di buon umore e irradia serenità e pace.

-Cerca di trattare gli altri come vorresti essere trattato ed il Mondo ti Sorriderà.

 
Considerazioni di Sigmund Freud sulle religioni PDF Stampa
Religione - Articoli vari

La contrapposizione più evidente tra psicologia e teologia, si è verificato con la pubblicazione da parte di Freud del saggio "Avvenire di un'illusione", che rappresenta, da parte del padre della psicanalisi, una critica feroce alle istituzioni religiose. In ogni modo prima di analizzare i concetti espressi da Freud, dobbiamo tenere presente che egli era un ebreo ateo, che si definiva eretico e che non credeva nè nei dettami di qualsiasi religione nè nell'esistenza del Creatore.

Questi due aspetti sono distinti, perché esiste moltissima gente che crede nell'esistenza del Creatore, ma non professa alcuna religione. Bisogna inoltre considerare che il saggio di Freud è rivolto a Padre Pfister, sacerdote di religione protestante, che rappresenta un ammiratore del padre della psicanalisi dal punto di visto scientifico, ma che costituisce ovviamente un antagonista dal punto di vista spirituale.

Quest'ultimo replicherà allo scritto di Freud con un altro saggio: "Illusione di un avvenire".

Comunque quello che fondamentalmente manca all'eretico, come si autodefinisce Freud, è l'accenno alla possibilità dell'esistenza di una forza soprannaturale che possa aver determinato l'esistenza dell'Universo. Questo in un attacco molto violento ad ogni forma di religione ci sembra una gravissima mancanza sul piano della trattazione e dell'analisi degli aspetti fondamentali. Mancando la base da cui partire, manca al saggio di Freud l'attendibilità che si richiede alle opere dei Grandi.

Per cui più che L'avvenire di un'illusione, il titolo più corretto potrebbe essere: Opinioni nei confronti delle religioni.

Freud inizia il discorso partendo dalla costituzione delle prime società umane, come elementi necessari per la sopravvivenza. Questo poiché la società rappresenta un istituto necessario alla ‘coercizione ' al lavoro ed alla limitazione delle cosiddette rinunce pulsionali.

Oltre che per garantire un buon rendimento sull'attività produttiva le rinunce pulsionali sono ovviamente necessarie per evitare stupri, omicidi, furti, rapine etc. Comunque Freud fa giustamente rilevare che: "innumerevoli uomini appartenenti alla cosiddetta società civile , che indietreggiano inorriditi di fronte all'omicidio o all'incesto, se sono sicuri di restare impuniti non si precludono il soddisfacimento della loro avidità, delle loro smanie aggressive delle loro bramosie sessuali e non si astengono dal danneggiare gli altri con la menzogna, l'inganno e la calunnia; e così è certamente stato sempre, fin dagli albori della civiltà".

Pertanto, dopo essersi organizzati in società, gli uomini trovano che è necessario un altro elemento per migliorare la convivenza: un padre comune, cioè un dio o più divinità. Continua Freud :"gli dei hanno un triplice compito: esorcizzare i terrori della natura (fulmini, incendi, inondazioni, terremoti), riconciliarsi con la crudeltà del fato, specialmente quello che si manifesta nella morte, risarcirsi per le sofferenze e per le privazioni imposte dalla civile convivenza".

Con queste argomentazioni Freud forse considera l'uomo troppo razionale (strano per chi in genere lo considera fortemente condizionato dalle pulsioni ) o forse vuole spiegarci che il bisogno di credere è insito nell'uomo; ma qui siamo di fronte al dilemma se tale esigenza ci è stata conferita od è nella natura dell'uomo e la seconda risposta è molto vaga perché presuppone numerose altre domande, le cui risposte Freud non può fornirci con le sue argomentazioni. Comunque vale la pena di rilevare che mentre per la nascita del fenomeno religioso si afferma tutta la limitatezza dell'uomo, di fronte a certi fenomeni inspiegabili dal punto di vista scientifico si parla invece di autosuggestione ovvero di capacità dell'uomo di valicare tutte le barriere che lo circondano inclusa quella psicofisica. La realtà è costituita dal fatto che in tutte le argomentazioni bisogna distinguere i vari livelli di cultura; il fenomeno religioso non va affrontato in maniera generalizzata, bisogna distinguere la religiosità di una persona colta intendendo per cultura l'apertura mentale espressa, la capacità di spaziare sugli argomenti senza arenarsi su aspetti particolari; quindi qualcosa non riservata a pochi, ma alla portata di tutti, con l'unico obbligo di attivare i meccanismi della ragione. In questa ottica ci sembra che il fenomeno religioso possa essere scaturito invece, ai primordi della civiltà, dal riconoscimento da parte dell'uomo, di un Fattore per tutto ciò che era intorno a lui; che poi ci sia stata una involuzione fino a partorire le divinità dell'Olimpo, questa è storia.

Comunque certe affermazioni riguardo il fatto che la religione si può definire come una nevrosi collettiva e che quindi l'umanità deve rinunciare a certe illusioni, acquistando la capacità di organizzarsi in modo sopportabile sulla terra, lasciano esterrefatti. C'è da considerare che l'esperienza è già stata tentata attraverso i regimi comunisti e fascisti, ma i risultati hanno prodotto solo danni materiali e spirituali, che purtroppo Freud non ha avuto la possibilità di constatare , perché si è spento nel 1939 a Londra. Comunque c'è da rilevare che lo scritto di Freud risale al 1929 e quindi risente fortemente del clima politico che si stava instaurando in Germania e quindi in Austria (risiedeva a Vienna). Forse il motivo per cui si sia scagliato col suo scritto contro la Religione in una maniera così violenta è dovuta anche al fatto che la Religione Cattolica aveva assunto una posizione quasi benevola nei confronti dell'ideologia nazista. La mia opinione personale è che psicologia e teologia, in quanto si occupano di argomenti comuni cioè l'anima dell'uomo nei rapporti con l'ambiente e/o con Dio, possono insieme collaborare per raggiungere un equilibrio generalizzato e profondo. Ma questo è completamente da escludere fintanto che ci sarà una antitesi completa, dovuta essenzialmente nel nostro caso, alla posizione purtroppo troppo personale di Freud.

In merito Pfister fa osservare che : "Dal punto di vista storico occorre rilevare che, incontestabilmente, moltissimi tra gli spiriti più liberi e profondi che hanno enormemente arricchito la vita spirituale dell'umanità, hanno sentito il richiamo della religione non meno che della scienza".

Inoltre a proposito della funzione che la religione deve svolgere fa notare che:

"Deve liberare le migliori forze dello spirito e del sentimento, far scaturire la massima creatività artistica e scientifica, riempire l'esistenza di tutti ,anche dei più poveri, con i più alti beni della verità, della bellezza e dell'amore, aiutare ad affrontare con successo le reali necessità della vita, dare avvio a nuove forme di organizzazione sociale, autentiche e ricche di contenuto e favorire la nascita di una umanità superiore, interiormente piena , che corrisponde alle vere esigenze della natura umana e dell'etica, più della nostra glorificata inciviltà".

E quindi in conclusione afferma che :

"Noi uomini non siamo soltanto macchine per pensare , siamo creature che vivono , sentono e vogliono. Abbiamo bisogno di beni e di valori , dobbiamo avere qualcosa che soddisfi il nostro spirito, che dia impulso alla nostra volontà. Il pensiero deve offrirci valori logici, ma anche di tipo intuitivo. Che Freud, nella sua costruzione scientifica della vita, debba pur inserire da qualche parte quei valori spirituali, che la sua vita personale possiede con splendida abbondanza, è evidente: ma io nel suo concetto di scienza , non riesco ad individuare dove essi trovino posto".

La conclusione più logica della contrapposizione può essere quella di Piero Di Giovanni :

" La religione , se è solo illusione, deve essere superata ; non può che rappresentare un primo momento del processo di sviluppo della civiltà umana . Ma se viene intesa come fede nell'assoluto per l'affermazione dei supremi valori terreni e soprannaturali , allora essa stessa non si pone nemmeno in contrapposizione alla scienza e alla ragione . Anzi l'unione di fede e ragione può segnare l'espressione più alta della dignità umana ".

 

Antonio ALBINO