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Al lavoro si è più felici PDF Stampa
Felicità - Altri articoli
Martedì 07 Ottobre 2008 17:40

Secondo una ricerca Usa il lavoro è una delle variabili in grado di contribuire alla felicità

LOS ANGELES (USA) – La scoperta è del professor Mihaly Csikszentmihalyi: il lavoro, oltre a nobilitare l'uomo, come sostiene il proverbio, lo rende felice. E del resto questa riconoscenza umana verso l'azienda e la soddisfazione che può regalare veniva già fotografata molto bene dal film «Fantozzi va in pensione» (pur se in chiave amaro-ironica).

UN ESPERTO DI FELICITÀ - Csikszentmihalyi è colui che tra i primi ha sdoganato la parola felicità, traghettando questo concetto verso i libri di economia. Insomma proprio a lui, grazie al suo bestseller «Flow», si deve l'apertura di quel filone di ricerca oggi noto come economia della felicità. L'arte di stare bene e di gioire della propria vita viene ormai proposto come un indicatore economico e studiato con il rigore scientifico di variabili ben più razionali. L'Economist dedicava al tema "happiness" una copertina di qualche tempo fa, ma l'interrogativo sui motivi dell'essere lieto è molto antico e già Aristotele se ne occupava con molto impegno.

ERGOTERAPIA Un'ultima ricerca condotta da Csikszentmihalyi su alcuni gruppi di persone arriva alla conclusione che il lavoro è una delle variabili in grado di contribuire alla felicità. Tutti o quasi se ne lamentano, ma in realtà il lavoro giova all'essere umano, secondo l'esperto, attribuendogli un ruolo definito e inserendolo in un tessuto sociale, accrescendo il senso di utilità e contribuendo ad alleggerire la vita dai pensieri troppo seri.

E FUORI DALL'UFFICIO? – A questo punto però il professore della felicità propone ai lettori una sorta di guida per essere lieti anche fuori dalle mura aziendali. I dieci consigli sono in realtà improntati al buon senso comune, ma contemplano nella loro essenzialità gli ingredienti base per un'esistenza gioiosa ed equilibrata. È fondamentale avere un hobby, ma anche ciclicamente avere qualcosa da imparare di nuovo e un buon libro sul comodino che possa distrarre la mente, trascinandola, se è il caso, in un mondo parallelo. Giova inoltre mantenere un esercizio fisico (mens sana in corpore sano), fare tutti i giorni qualcosa di creativo e concedersi durante la giornata qualche momento di contemplazione per apprezzare una qualche forma d'arte (un quadro, una musica, una poesia). Avere una soddisfacente vita sociale è un altro elemento di indubbia gioia e infine bisogna imparare l'arte - molto poco occidentale - di vivere il momento, apprezzandolo in tutta la sua pienezza. Chi vuol esser lieto sia, del doman non v'è certezza…

Articolo di Emanuela Di Pasqua tratto dal Corriere della Sera del 17 aprile 2008