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Piccole perle di grande saggezza PDF Stampa
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-Non educate i vostri figli ad essere ricchi. Educateli ad essere felici. Così quando cresceranno sapranno riconoscere il valore delle cose e non il prezzo.

-Mangiate il vostro cibo come una medicina. Altrimenti mangerete le vostre medicine come il vostro cibo.

-Chi vi ama veramente non vi lascierà mai, perchè anche se ci saranno cento motivi per andare, troverà sempre una ragione per restare.

-C'è molta differenza tra esseri umani ed essere umano. Ma solo pochi la capiscono.

-Sei amato quando nasci. Sarai amato quando muori. Quello che c'è tra i due lo devi gestire Tu....!

-Se vuoi camminare veloce, cammina da solo..! Ma se vuoi andare lontano cammina in compagnia..!

- I migliori medici del Mondo:

    1. Luce solare
    2. Riposo
    3. Esercizio
    4. Dieta
    5. Fiducia in Se Stessi
    &
    6. Amici

Mantienili in tutte le fasi della vita e avrai una vita sana.

 

Se guardi la Luna...Vedi la bellezza di Dio....
Se guardi il Sole... Vedi la potenza di Dio e se guardi lo Specchio...Vedi la migliore creazione di Dio...Quindi, credi in te stesso...

Siamo tutti turisti e Dio è il nostro agente di viaggio che già ha fissato le nostre Rotte, Prenotazioni e Destinazioni. Quindi...fidati di Lui e divertiti in questo Viaggio chiamato VITA...


Ratan TATA

(magnate indiano tra gli uomini più potenti della Terra)

 
Da cosa 'non dipende' l'essere felici PDF Stampa
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Società come le nostre, mosse da milioni di uomini e donne in cerca di felicità, diventano sempre più ricche ma non è affatto chiaro se con ciò diventano più felici. Sembra che la ricerca della felicità da parte dell'uomo rischi di rivelarsi controproducente. Tutti i dati empirici, che abbiamo, fanno pensare che nella popolazione delle società opulente forse non c'è alcun legame tra aumento della ricchezza (ritenuta il principale veicolo di una vita felice) e aumento della felicità. […]

Robert Lane ha verificato che negli Stati Uniti, nonostante la grande e spettacolare ascesa dei redditi nel dopoguerra, gli americani si dichiarano meno felici. E Richard Layard, confrontando i dati di vari Paesi, ha concluso che sebbene gli indici della soddisfazione dichiarata di vita (Isdv) aumentino in modo più o meno parallela alla crescita del prodotto nazionale, tale crescita è significativa solo fino al punto in cui privazioni e povertà lasciano spazio alla soddisfazione dei bisogni esistenziali, delle esigenze di 'sopravvivenza', mentre si ferma o rallenta molto, quando l'agiatezza aumenta ulteriormente. Pochi punti percentuali di Isdv separano generalmente i Paesi che hanno un prodotto pro capite da 20.000 e 35.000 dollari l'anno da quelli sotto la soglia dei 10.000 dollari. La strategia di rendere felici le persone, aumentando il loro reddito, non sembra funzionare. Piuttosto, un indice sociale che pare crescere in modo spettacolare con l'opulenza, alla stessa velocità che era stata promessa e prevista per l'aumento del benessere soggettivo, è quello della criminalità: dei furti d'auto e nelle case, del traffico di droga, delle bustarelle e della corruzione negli affari; di quella scomoda e sgradevole sensazione di incertezza difficile da sopportare e con cui è ancora più difficile convivere costantemente; di una incertezza 'ambientale' diffusa, onnipresente ma apparentemente fluttuante, non specificata e per questo ancora più fastidiosa ed esasperante..... [….]

Si può dire che l'era moderna iniziò propriamente con la proclamazione del diritto universale dell'uomo alla ricerca della felicità e con la promessa di rendere tale ricerca meno scomoda, ardua e al tempo stesso più efficace, comprovando così la superiorità della nostra forma di vita rispetto a quelle precedenti. Possiamo allora chiederci se non sia stata sbagliata la scelta dei mezzi per fornire tale prova (prima tra tutti la crescita economica costante, misurata dall'aumento del cosiddetto “prodotto nazionale lordo”) e, se così fosse, in che cosa esattamente sia consistito lo sbaglio.

Poichè l'unico denominatore comune dei prodotti estremamente variegati del lavoro umano, fisico e mentale, è il prezzo che ciascun individuo riesce a spuntare sul mercato, le statistiche sul prodotto nazionale lordo, che puntano a cogliere l'aumento o la diminuzione della disponibilità di prodotti, si basano sulla quantità di denaro che passa di mano nel corso delle transazioni di compravendita. A prescindere dalla questione se gli indici del Pnl servano bene al loro compito dichiarato, occorre chiedersi se essi possano essere utilizzati, come di solito si fa, come indicatori di un aumento o di una diminuzione della felicità. [….]

Come ha ricordato di recente Jean-Claude Michea nella sua tempestiva rievocazione della complicata storia del “progetto moderno”, era il 18 marzo 1968 quando Robert Kennedy, nel pieno della campagna presidenziale, attaccò duramente la menzogna su cui poggia la misurazione della felicità in base al Pnl:

 

Il calcolo del nostro Pnl tiene conto dell'inquinamento atmosferico, della pubblicità delle sigarette e delle corse in ambulanza per soccorrere i feriti delle strade. Mette in conto i sistemi di sicurezza che acquistiamo per proteggere le nostre case e il costo delle prigioni in cui rinchiudiamo coloro i quali riescono a penetrarvi. Integra la distruzione delle nostre foreste di sequoie e la loro sostituzione con una urbanizzazione tentacolare e caotica. Comprende la produzione del napalm, delle armi nucleari e delle automobili blindate della polizia destinate a reprimere i disordini nelle nostre città. Mette in conto [….] i programmi televisivi che glorificano la violenza allo scopo di vendere i giocattoli corrispondenti ai nostri bambini. In compenso il Pnl non tiene conto della salute dei nostri figli, della qualità della loro istruzione né dell'allegria dei loro giochi. Non misura la bellezza della nostra poesia o la solidità dei nostri matrimoni. Non pensa a valutare la qualità dei nostri dibattiti politici o l'integrità dei nostri rappresentanti. Non tiene conto del nostro coraggio, della nostra saggezza o della nostra cultura. Non dice nulla della nostra pietà o dell'attaccamento al nostro paese. In breve, il Pnl misura tutto, tranne quello che rende la vita degna di essere vissuta.

 

Robert Kennedy fu assassinato poche settimane dopo aver lanciato questo appassionato atto d'accusa pubblico e di aver proclamato la sua intenzione di riaffermare l'importanza di ciò che rende la vita degna di essere vissuta; perciò non sapremo mai se avesse provato ( e tantomeno se fosse riuscito) a dare concretezza alle sue parole nel caso fosse stato eletto presidente degli Stati Uniti. Ciò che è certo però, è che in questi quarant'anni non c'è stato quasi alcun segno che il suo messaggio venisse ascoltato, compreso, accettato e ricordato – e i nostri rappresentanti politici non hanno fatto alcun passo per rinnegare e sconfessare l'aspirazione dei mercati a essere la via maestra verso una vita dotata di senso e felice, né è emersa una nostra minima disponibilità a ridefinire in tal senso le nostre strategie di vita-.

 

Brani tratti dal testo L'arte della vita di Zygmunt BAUMAN

 
Perchè siamo infelici? PDF Stampa
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Mi è parso evidente che le persone che vivono in società caratterizzate da un grande progresso tecnologico e materiale sono altrettanto esposte al dolore, all'ansia, alla solitudine, all'isolamento e alla disperazione di quanto lo sono gli individui che vivono in aree che potremmo definire 'sottosviluppate' . E dopo diversi anni passati a rispondere a ben precise domande, che continuavano a ripetersi puntualmente tanto durante gli insegnamenti quanto nel corso delle udienze private, ho cominciato a capire che quando la pace esteriore, o il progresso materiale, supera lo sviluppo delle qualità interiori, la gente si ritrova esposta a profondi conflitti emotivi senza poter disporre degli strumenti mentali per affrontarli. C'è una tale varietà di oggetti esteriori, capaci di fornire ogni genere di distrazione materiale, che la gente finisce con il perdere contatto con la propria interiorità. E' sufficiente pensare, tanto per fare un esempio, alla gran quantità di persone che cerca disperatamente di procurarsi una qualche forma di eccitazione andando in un nuovo ristorante, cominciando una nuova storia d'amore, o cambiando per l'ennesima volta lavoro. Per qualche tempo la novità sembra riuscire a fornire lo stimolo necessario, ma alla fine l'eccitazione iniziale svanisce, e le nuove sensazioni, i nuovi amici e le nuove responsabilità diventano semplici abitudini. Qualsiasi gioia erano in grado di procurarsi all'inizio, svanisce nel nulla.

A quel punto si cerca una nuova strategia, per esempio, si decide di andare in spiaggia. E per qualche tempo, funziona davvero! Il tepore del sole, l'acqua del mare, tutti quegli sconosciuti con cui si potrebbe fare amicizia, e perchè no, qualche nuova attività eccitante da sperimentare, come l'acqua-scooter e il parapendio. Ma dopo un po' anche la spiaggia diventa noiosa. Le stesse conversazioni che si ripetono all'infinito, la sabbia che irrita la pelle, il sole troppo forte o perennemente nascosto tra le nuvole, l'acqua troppo fredda per fare il bagno... A quel punto non resta altra soluzione che cambiare spiaggia, forse persino oceano|! La mente comincia a produrre un nuovo genere di mantra: - Voglio andare a Tahiti...Tahiti...Tahiti-. […...]

Il nodo della questione è che nella maggior parte dei casi non abbiamo un'idea chiara di che cosa sia la felicità. […]

Fortunatamente, più ci abituiamo a esaminare i nostri processi mentali, più ci avviciniamo alla soluzione di qualsivoglia problema dobbiamo affrontare, e riconosciamo con crescente destrezza che qualsiasi cosa sperimentiamo – attaccamento, avversione, stress, ansia, paura o desiderio – è soltanto una costruzione mentale, il prodotto della nostra mente.

Le persone che si sono dedicate sinceramente all'esplorazione della loro ricchezza interiore finiscono spontaneamente con il derivarne un certo genere di fama, rispetto e credibilità, indipendentemente dalle circostanze esterne. Quale che sia la situazione cui devono far fronte, la loro condotta ispira al prossimo un profondo senso di rispetto, di ammirazione e di fiducia. Il loro successo nel mondo non ha nulla a che vedere con l'ambizione personale o con il desiderio di attenzione. Non deriva dal possesso di un'auto sportiva o di una bella casa, né dalla carriera o dal titolo di cui possono fregiarsi. Scaturisce piuttosto da una condizione di benessere, dall'apertura e dal rilassamento del loro spirito, grazie al quale possono percepire gli altri e comprendere le circostanze con maggior chiarezza, mantenendo uno stato di fondamentale felicità, indipendentemente dalle condizioni strettamente personali

In effetti abbiamo tutti sentito di personaggi ricchi, famosi o in ogni caso influenti, che un bel giorno si sono ritrovati a dibattersi in un oceano di sofferenza, talvolta così profondo che il suicidio pareva l'unica soluzione possibile. Un dolore così intenso deriva dal credere che gli oggetti e le situazioni esterne possano procurare una felicità duratura.

Se vogliamo scoprire una sensazione di pace e soddisfazione duratura, dobbiamo imparare a condurre la nostra mente a una condizione di rilassamento e di pace. Le sue qualità innate possono rivelarsi solo in uno stato di rilassamento . Il modo più semplice di ripristinare la limpidezza di una distesa d'acqua intorpidita dal fango e da altri sedimenti è lasciare che si plachi. Analogamente, concedendo alla mente di ritornare alla sua condizione innata di rilassamento, l'ignoranza, l'attaccamento, l'avversione e ogni altra afflizione mentale si sedimentano progressivamente, cosicchè la compassione (NdR-La percezione spontanea della connessione con gli altri esseri viventi) , la chiarezza e il potenziale infinito che ne caratterizzano la vera natura possono rivelarsi in tutta la loro grandezza.

 

Brani tratti dal testo Budda, la mente e la scienza della felicità di Yongey MINGYUR

 
Dati (Big Data) per costruire un mondo felice? PDF Stampa
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Negli ultimi anni abbiamo avuto una transizione senza precedenti nella nostra storia: dati di diversa natura sul comportamento umano (che facciamo, dove andiamo, quanto guadagniamo, cosa consumiamo, con che cosa comunichiamo….) sono passati da essere una risorsa inesistente o molto scarsa per essere disponibili in maniera massiccia e in tempo reale. Questa disponibilità di grandi quantità di dati (big data) su ciascuno di noi, sta cambiando profondamente il mondo e ha dato luogo a una comparsa di una nuova disciplina chiamata Scienza Sociale Computerizzata. La finanza, la economia, la salute, la medicina, la fisica, la biologia, la politica, il marketing, il giornalismo e l’urbanistica, tra gli altri, hanno sperimentato l’impatto di questo fenomeno. L'analisi dei dati aggregati su grande scala del comportamento umano apre straordinarie opportunità di comprendere e modellare schemi di comportamento per assistere nel processo decisionale, in modo che non ci siano più esseri umani che decidono, ma che le decisioni vengano determinate da algoritmi costruiti per mezzo di questi dati. Per quale motivo desideriamo che le decisioni vengano prese da un algoritmo? L'idea che un algoritmo decida al posto delle persone può sembrare inquietante. Però non dobbiamo dimenticare che la storia è corredata di numerosi esempi di pregiudizi estremi nel processo di prendere decisioni per l'umanità-in particolare per strutture di potere nella distribuzione di risorse, la giustizia, l'uguaglianza e i beni pubblici-. Ciò ha dato luogo a risultati inefficaci, corruzione, ingiustizie con gravi conflitti di interessi e con conseguenze in molti casi devastanti per milioni di persone (alcuni esempi recenti: la crisi economica, le ipoteche con clausole inaccettabili, i casi di corruzione...). Dinanzi a ciò lo sviluppo di algoritmi per prendere decisioni riflette la ricerca e l'aspirazione di arrivare a decidere basandosi su evidenze in maniera da eliminare – o almeno minimizzare – la discriminazione, la corruzione, l'ingiustizia o l'inefficienza dalle quali disgraziatamente non rifuggono le decisioni umane. E nel contesto del bene sociale William Easterly propone il concetto della 'tirannia degli esperti' , secondo il quale economisti, centri di studi, agenzie di aiuti umanitari, analisti ed esperti hanno dominato progetti globali di sviluppo economico e di riduzione della povertà. Come conseguenza di questa 'tirannia' , si è osservato che gli esperti hanno favorito spesso soluzioni tecnocratiche che molte volte non hanno rispettato i diritti individuali dei cittadini e non hanno raggiunto l'impatto positivo sperato. Visto il potenziale dei dati , nell'ultimo anno è nato un fertile campo di investigazione dedicato allo sviluppo per cercare di prendere decisioni nell'ambito dei miglioramenti sociali per l'ottimizzazione delle risorse. Questi algoritmi sono stati disegnati per analizzare quantità ingenti di informazioni di fonti distinte e, in maniera automatica, selezionare i dati rilevanti per usarli in maniera concreta. Ciò si conosce come big data per il bene sociale. E in questo campo si sono gestiti progetti che hanno analizzato il valore dei dati per comprendere lo sviluppo economico di una regione, prevedere e precedere la criminalità, limitare la propagazione di infezioni invalidanti come ebola, stimare le emissioni di CO2 o quantificare l'impatto di disastri naturali. Tanti investigatori come governi, comunità, imprese o gruppi di cittadini sperimentano attivamente, innovando e adattando strumenti per prendere decisioni basate sull'analisi dei dati. Il potenziale è immenso e ciò è giustamente una delle motivazioni del mio lavoro di investigazione in questa area.

Nella comunità scientifica sono state identificate una serie di sfide sociali, etico e legali relazionate nel prendere decisioni con algoritmi, che influenzano campi come la privacy, la sicurezza, la trasparenza, la ambiguità in relazione alle responsabilità, le sfide o la discriminazione.
Difatti, nel 2014, la Casa Bianca pubblicò un rapporto Big Data: catturando opportunità, preservando valori che sottolineava la discriminazione potenziale che potevano contenere i dati e individuava alcuni rischi in relazione all'uso dei dati personali per prendere decisioni sul credito, la salute e l'occupazione delle persone. Corriamo il rischio di sostituire la 'tirannia degli esperti' con una 'tirannia dei dati' se non saremo coscienti e mediteremo per minimizzare o eliminare le limitazioni inerenti le decisioni basate sui dati.

Per poter utilizzare adeguatamente il potenziale delle decisioni basate sui dati e procedere verso un mondo più giusto, onesto e egalitario abbiamo quattro sfide importanti a cui dedicarci nel risolvere i problemi dell'impiego degli algoritmi per prendere decisioni.
La prima è la garanzia della privacy delle persone. E' necessario meditare sul fatto che gli algoritmi hanno accesso a dati provenienti da un numero crescente di fonti incluso quando detti dati sono anonimi; il processamento e la combinazione possano causare problemi su una persona in particolare, anche se questa informazione mai sarà svelata alla medesima, come illustra il lavoro di Yves Alexandre de Montjoye. Per fortuna si può pensare di prendere decisioni per minimizzare o eliminare questo impatto sulla privacy, come aggregazioni di dati anonimi.
Altra sfida è la asimmetria nell'accesso alle informazioni. Potremmo arrivare a una situazione nella quale una minoranza ha accesso ai dati e dispone delle conoscenze e degli strumenti necessari per analizzarli, mentre la maggioranza non è in grado di farlo. Questa situazione aggraverebbe la asimmetria già esistente nella distribuzione del potere nei Governi e nelle imprese, da una parte, e le persone dall'altra. Iniziative per promuovere 'dati aperti' (open data) e programmi di istruzione per allargare la alfabetizzazione digitale e la analisi dei dati sono due esempi che si potrebbero promuovere per mitigare questo aspetto.
Il terzo punto controverso è la opacità degli algoritmi. Jenna Burrell parla di un contesto di tre tipi che caratterizza le opacità: 1) opacità intenzionale, dove l'obbiettivo è la protezione della proprietà intellettuale; 2) opacità per ignoranza, perchè alla maggioranza dei cittadini mancano le conoscenze tecniche per comprendere gli algoritmi dell'intelligenza artificiale relativa; 3) Opacità intrinseca, risultato della natura delle operazioni matematiche utilizzate, che in molte occasioni sono molto difficili o impossibili da interpretare. Questo tipo di opacità può essere minimizzato con l'introduzione di una legislazione che obblighi all'uso di sistemi aperti con programmi educativi di informatica: Con iniziative per spiegare ai cittadini senza conoscenze tecniche, come funzionano gli algoritmi per prendere decisioni e con l'uso di modelli artificiali che siano facilmente interpretabili, anche se tale condizione implica la necessità di impiegare modelli più semplici e ottenere risultati minori se vengono comparati con quelli tipo scatola nera.
L'ultima sfida è la esclusione sociale e la discriminazione potenziale che può risultare dallo scegliere algoritmi per la selezione dei dati. I motivi possono essere multipli: in primo luogo, i dati che si utilizzano possono contenere pregiudizi che rimangono spalmati nei detti algoritmi; inoltre se non si utilizzano i modelli correttamente, i risultati possono essere discriminatori – come hanno dimostrato in un recente lavoro de Toon Calders e Indr Zliobait -. Un altro rischio è costituito dal fatto che a certi individui si negano opportunità dovute non per proprie azioni ma per quelle similari di altre persone. Ad esempio, qualche impresa emettitrice di carte di credito ha ridotto i limiti di credito di clienti senza basarsi su relativi episodi finanziari, ma a partire dall'analisi di altri clienti.
Per questo è di vitale importanza conoscere tanto le caratteristiche che i problemi sia dei dati che dei modelli utilizzati e arrivare a capo delle analisi necessarie per identificare e quantificare le possibili limitazioni. Per fortuna queste sfide non sono insolubili. Il potenziale dei dati per aiutare a migliorare il mondo è immenso in numerose aree, includendo la salute pubblica, le risposte a precedenti disastri naturali e situazioni di crisi, la sicurezza delle città, il riscaldamento globale, l'istruzione, la pianificazione urbana, lo sviluppo economico o la elaborazione di statistiche. Infatti, l'uso dei big data è un elemento centrale dei 17 obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite: i dati – e le conclusioni cui possiamo arrivare grazie alle analisi – sono e saranno un elemento chiave per aiutarci ad abbordare le grandi sfide che incontriamo come umani.
Usati bene, i dati offrono la possibilità di democratizzare certe decisioni, superando la 'tirannia degli esperti' menzionata precedentemente e facendo in modo che le decisioni rispondano a variabili meno soggette all'arbitrarietà di pochi. Inoltre dobbiamo trovare un equilibrio e assumerci la responsabilità di non cadere nella 'tirannia dei dati'. Solo dopo un compromesso collettivo che comprende tanto ricercatori, politici e altre parti sociali, i cittadini – o chiunque stia leggendo questo articolo – potremo esplorare e sfruttare le possibilità potenziali che i dati offrono per conseguire il bene comune, nostro e delle generazioni future. Abbiamo una opportunità che non dobbiamo – né possiamo – lasciar passare.

 

Articolo di Nuria OLIVER tratto dal quotidiano El Pais e tradotto da Antonio ALBINO

 
Brano tratto dal monologo sulla felicità PDF Stampa
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Siamo noi che non vogliamo sentire che c’è altro aldilà della materia. Ma tu guarda: tutto il mondo di oggi si fonda sulla materia, l’acquisizione, l’avere più che l’essere, la concorrenza; pensa un ragazzo va a scuola e invece di crescere nella gioia di scoprire le cose della Terra, del Mondo, scoprirne le sue regole le sue meraviglie, la prima cosa che gli insegniamo, che gli imponiamo è di essere concorrente del suo vicino, lo deve far fuori per essere il primo della classe e così è tutto. E poi il sistema economico nel quale viviamo è fondato esclusivamente sul profitto e sulla materia, sui criteri con i quali viene gestita la materia. Tu pensa alla economia, oggi si da il premio Nobel a quegli economisti bravi, eccellenti, che coi loro modelli matematici riescono a prevedere la borsa di Hong Kong tra venti anni. Ma chi se ne frega, l’economia dovrebbe essere fondata sulle esigenze del’uomo, non per i criteri economici ma per l’uomo . Sulla crescita? Ma siamo sicuri che il progresso dell’uomo deve essere solo crescita? Non sarebbe meglio arrivare ad una situazione in cui abbiamo poco ma il giusto. E tutti un po’ di più, invece che pochi tantissimo e tantissimi poco. Bisogna dire che se ci rimettiamo a pensare a ciò di cui veramente abbiamo bisogno non è quello che l’economia di oggi ci da. Se tu pensi che oggi l’economia è fatta per costringere tanta gente a lavorare a ritmi spaventosi per poter produrre delle cose per lo più inutili e che altri lavorano a ritmi spaventosi per poterle comprare; perché è questo è ciò che da soldi alle società, alle grandi aziende, alle multinazionali, ma non dà felicità alla gente. Io trovo che c’è una bella parola in italiano che è molto più calzante della parola felice ed è contento, perché uno che si accontenta è un uomo felice. Perché in un sistema fondato sulla crescita dei desideri  c’è sempre un desiderio che per te è irraggiungibile e questo rende tutti infelici.

Tiziano TERZANI

 
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