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Domenica 28 Agosto 2011 20:07 |
Una corrispondente della rivista americana Time, nel corso di una intervista, mi chiese se la tendenza attuale non porti lontano dalla religione. Risposi dicendo che, a mio parere, la tendenza di oggi non allontana dalla religione, bensì da quelle confessioni che sembrano non aver altro da fare che contrastarsi di continuo, provocando un sempre crescente abbandono dei credenti. La giornalista, allora, domandò se ciò non volesse preludere all’avvento, presto o tardi, di una religione universale. Risposi negativamente: invece che verso una religione universale, ci stiamo incamminando verso una religione personale, verso una religiosità più profondamente personalizzata, una religiosità dalla quale ognuno troverà il proprio modo di esprimersi. Ognuno scoprirà le parole più intime, più personali, più originali per rivolgersi a Dio. Ciò non toglie che debbano scomparire rituali e simboli comuni. Del resto c’è una infinità di idiomi, e tutti hanno quale base comune il medesimo alfabeto. In un modo o nell’altro, le specifiche religioni, nella loro diversità, mi richiamano appunto i diversi idiomi: nessuno oserà proclamare che la sua lingua sia superiore alle altre. In ogni lingua l’uomo può giungere alla verità – all’unica verità – come pure in ogni lingua l’uomo può sbagliare, anzi anche mentire. Allo stesso modo, attraverso l’intermediario di ogni religione, l’uomo può giungere fino a Dio, fino all’unico Dio.
Brano di Viktor Frankl tratto da Alla ricerca di un significato della vita |
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Domenica 10 Aprile 2011 10:46 |
La vita è una opportunità, coglila. La vita è bellezza, ammirala. La vita è beatitudine, assaporala. La vita è un sogno, fanne una realtà. La vita è una sfida, affrontala. La vita è un dovere, compilo. La vita è un gioco, giocalo. La vita è preziosa, abbine cura. La vita è ricchezza, conservala. La vita è amore, godila. La vita è mistero, scoprilo. La vita è una promesssa, adempila. La vita è tristezza, superala. La vita è un inno, cantalo. La vita è lotta, accettala. La vita è avventura, rischiala. La vita è felicità, meritala.
Madre Teresa di Calcutta |

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Sabato 12 Febbraio 2011 11:52 |
Un Sant'uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese: "Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno". Dio condusse il sant'uomo verso due porte, ne aprì una e gli permise di guardare all'interno. C'era una grandissima tavola rotonda. Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso. Il sant'uomo sentì l'acquolina in bocca. Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall'aspetto livido e malato. Avevano tutti l'aria affamata. Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia. Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po', ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non potevano accostare il cibo alla bocca. Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze. Dio disse: "Hai appena visto l'Inferno". Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l'aprì. La scena che l'uomo vide era identica alla precedente. C'era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire l'acquolina. Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi manici. Questa volta, però, erano ben nutrite, felici e conversavano tra di loro sorridendo. Il sant'uomo disse a Dio: "Non capisco".
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Sabato 30 Aprile 2011 15:43 |
Christopher Hitchens, giornalista inglese liberal (autore di un volume cult sulle bugie dell'amministrazione Clinton negli States, No One Left to Lie to), ha lanciato un atto d'accusa durissimo contro le religioni in tutte le loro manifestazioni: «La fede – ecco la sua tesi di partenza – è inestirpabile, perché siamo creature ancora in evoluzione. Non si estinguerà mai, o almeno non si estinguerà finché non vinceremo la paura della morte, del buio, dell'ignoranza e degli altri». Diciannove agguerriti capitoli (specie contro Bibbia e Corano) per invocare, alla fine, il bisogno di un nuovo illuminismo: «La religione non ha ormai più scusanti. Grazie al telescopio e al microscopio, non fornisce più alcuna spiegazione di qualche importanza. Mentre un tempo, grazie all'assoluto controllo che esercitava su una visione del mondo, era in grado di prevenire il sorgere di rivali, oggi può solo impedire e ritardare – o cercare di far regredire – i cospicui progressi che abbiamo fatto». Alle stesse conclusioni – pur se argomentate più pacatamente, e venate di un terribile pessimismo esistenziale («La vita è un breve percorso che si svolge sotto l'incubo della morte») – giunge Eugenio Scalfari: «Dio muore nel momento in cui scopriamo di averlo inventato per sfuggire la paura».
Anche Daniel Dennett, filosofo della scienza, americano, è entrato prepotentemente nel dibattito: «Le grandi idee della religione – tuona – hanno tenuto gli esseri umani sotto una sorta di incantesimo per migliaia di anni, più a lungo di quanto si estenda la nostra storia documentaria». Nel suo saggio, discusso e articolato, che assume come prospettiva anche la biologia evoluzionista, non ha dubbi: chi crede non vuole capire e lo dimostra la stizza con cui i religiosi, le gerarchie e gran parte dei credenti non accettano critiche. A Milano nel 2007 per il "Darwin Day" ha dichiarato: «Molti pensano che esaminare la religione alla luce delle teorie scientifiche significhi romperne l'incantesimo e provocare una catastrofe. È la posizione di chi non è vero credente ed è convinto del fatto che la morale, la sicurezza pubblica o altre cose importanti non starebbero in piedi senza lo "show" della religione, cioè le credenze, i rituali, gli ornamenti e le gerarchie delle religioni organizzate. La maggior parte dei religiosi sono "fedeli alla fede", più che a Dio. Noi scettici vogliamo sottoporre le loro convinzioni alla lente di un microscopio. Se ci sbagliamo lo ammetteremo, altrimenti servirà a svegliarli dal loro torpore».
Brano di Vittorino ANDREOLI tratto dal testo L’oppio dei popoli |

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Domenica 13 Marzo 2011 11:37 |

La civiltà greca, profondamente diversa dalla nostra (quella occidentale) ma allo stesso tempo fondamentale per averne determinato la nascita, differisce da quest’ultima non solo per istituzioni, strutture economiche, sociali, politiche e per contesto storico ma, più intimamente, per la natura stessa dell’uomo, per la sua morale, per il suo modo di pensare e per il suo approccio con la realtà. Il mondo classico diede della filosofia la definizione di "ricerca delle cause prime" cioè di rendere ragione del perché le cose ‘stiano così’. Le scuole filosofiche precedenti a Socrate avevano la natura come loro oggetto privilegiato, mentre con Socrate sarà l’uomo con tutto il suo mondo spirituale a diventare riferimento costante della ricerca. L’assenza del pensare filosofico significa affidarsi esclusivamente all’esperienza soggettiva, particolare, individuale, all’emotività e all’irrazionale. L’uomo invece cerca di capire il senso della propria esistenza, con Socrate si realizza quella svolta che imprimerà alla filosofia il compito di indagare sulle esigenze esistenziali. In particolare con Platone e Aristotele si arriva a indicare le vie che portano alla concezione di un Ente ordinatore del caos primordiale. L’ansia della conoscenza, lo stupirsi e il meravigliarsi hanno portato la cultura greca alle concezioni più elevate: l’uomo non è più solo, esiste un Nume che è soltanto un demiurgo ma che rappresenta un preciso punto di riferimento spirituale.
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