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C'è stata una svolta... PDF Stampa
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Martedì 17 Maggio 2011 11:35

Berlusconi ha perso le elezioni in tutta l'Italia chiamata al voto e in modo particolare nella sua città. Incredibile, Pisapia supera la Moratti di ben sei punti (48% contro 42%), questo quando una situazione inversa, per la possibilità del ballottaggio, sarebbe stata considerata come una vittoria dal centro-sinistra. Il Paese ha espresso chiaramente il suo malumore nei confronti di un Presidente del Consiglio che ha fatto versare fiumi di inchiostro sui giornali di tutto il mondo per le sue avventure amorose e le sue disavventure giudiziarie. Per mesi i media hanno parlato non dei problemi del sistema Italia, ma dei problemi con la giustizia e quindi per le leggi ad personam del Presidente, che oltre che con i suoi avvocati si è difeso attaccando violentemente la magistratura al grido di: -via le toghe rosse-. Sembra che ormai un ciclo politico si stia esaurendo, perché oltre che a Milano la coalizione di centro destra ha maturato solo sconfitte nelle città più grandi e quindi più significative. Il Paese ci pare che abbia reagito in maniera chiara alla politicizzazione delle elezioni amministrative: il sistema Italia non accetta più come leader chi si schiera contro tutte le altre istituzioni dello Stato, a cominciare dalla Corte Costituzionale per finire al Presidente della Repubblica. Il Paese non ha evidentemente accettato neanche il fatto che, dopo la defezione di Fini, la maggioranza sia stata ricostituita con un indecente mercato di voti che ha fatto parlare di un nuovo governo Berlusconi-Scilipoti. Il Paese finalmente ha detto basta: non siamo una Repubblica delle banane, e vogliamo il ruolo che ci compete in Europa e nel Mondo, come ottava potenza industriale. Vogliamo insomma essere considerati come abitanti di un Paese’normale’ pronto a confrontarsi e a misurarsi con i Paesi più grandi dell’Unione Europea anche sul piano dell’etica e della morale.

 
Se la risposta è “strage”, la domanda è sbagliata. PDF Stampa
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Domenica 08 Maggio 2011 20:58

"Il prossimo 9 maggio si celebrerà al Quirinale il Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice. Quest'anno, il nostro omaggio sarà reso in particolare ai servitori dello Stato che hanno pagato con la vita la loro lealtà alle istituzioni repubblicane. Tra loro, si collocano in primo luogo i dieci magistrati che, per difendere la legalità democratica, sono caduti per mano delle Brigate Rosse e di altre formazioni terroristiche". Parliamo di Emilio Alessandrini, Mario Amato, Fedele Calvosa, Francesco Coco, Guido Galli, Nicola Giacumbi, Girolamo Minervini, Vittorio Occorsio, Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione. È questo che si legge nella lettera che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato il mese scorso al Consiglio Superiore della Magistratura. Questa scelta, continua la lettera, “costituisce anche una risposta all'ignobile provocazione del manifesto (quello che recitava “via le br dalle procure” in particolare NdR) affisso nei giorni scorsi a Milano con la sigla di una cosiddetta 'Associazione dalla parte della democrazia', per dichiarata iniziativa di un candidato (Roberto Lassini NdR) alle imminenti elezioni comunali nel capoluogo lombardo. Quel manifesto rappresenta, infatti, innanzitutto una intollerabile offesa alla memoria di tutte le vittime delle BR, magistrati e non. Essa indica, inoltre, come nelle contrapposizioni politiche ed elettorali, e in particolare nelle polemiche sull'amministrazione della giustizia, si stia toccando il limite oltre il quale possono insorgere le più pericolose esasperazioni e degenerazioni. Di qui il mio costante richiamo al senso della misura e della responsabilità da parte di tutti".
E poi il 9 maggio è arrivato, puntuale come ogni anno, a ricordarci che a 33 anni dal 9 maggio (quello del ’78) che si è portato via Aldo Moro e Peppino Impastato, la mafia è viva. Il terrorismo è vivo. L’intolleranza, l’ignoranza, la paura, sono qui anche quando non vogliamo vedere. La mafia è la spazzatura a Napoli e le leggi tagliate su misura. La mafia è la stessa spazzatura che sparisce (per quanto possibile) prima di una tornata elettorale. La mafia è un’organizzazione criminale che si regge sul popolo che la teme, che la subisce, che la ignora. Che se ne frega, perfino. È la giustizia che viene uccisa ogni giorno. La mafia ha tanti nomi, perché è tante cose. E così è il terrorismo, che non è di destra o di sinistra, perché le sue vittime sono trasversali. Perché il terrorismo sono quei manifesti che tutti conosciamo, e il terrorismo è anche esportare democrazia a forza di bombe intelligenti. È uccidere un’idea o una famiglia. Che sia un mitra, una lettera di licenziamento o uno stipendio di 300 euro al mese, a fare fuoco, poco importa.

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No Italian jobs PDF Stampa
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Venerdì 18 Febbraio 2011 12:16

ALESSANDRO WANDAEL is a photographer. His is a profession in which success should depend on talent alone. But not so in his native Italy. The photo credits in magazines show that photographers who have family or other close ties to editors are working regularly, he says. “Those who don’t, aren’t.”
The 37-year-old Mr Wandael, a former architect, has lived abroad ever since graduating: first in Berlin; now in New York. Figures in this field are often outdated and vague. But Mr Wandael is far from alone. According to 2005 statistics published by the OECD, he is among some 300,000 highly educated Italians who have opted to leave a country that has become rich without dismantling a social framework in which access to jobs depends on family ties, political affiliations and raccomandazioni (string-pulling recommendations). Last month saw unexpectedly violent student protests in a number of cities against proposed reforms to the university system. Some commentators detected in this a symptom of the frustration the Italian way of doing things generates among the educated young.
How serious is the problem? It “does not exist”, said a junior minister in 2002, claiming that only 150-300 graduates a year left the country for good. A minister in the current government privately acknowledges the phenomenon, but says that the only real cause for concern is the departure of scientific researchers. But neither of these contentions stands up. A 2004 study found that, of all Italian emigrants, the share of those with degrees quadrupled between 1990 and 1998. In 1999, according to a separate study, 4,000 graduates cancelled their Italian residency. And just 17% of Italian graduates in the United States, the most popular destination, are involved in research and development, according to the (American) National Science Foundation. The biggest chunk work as managers.

 

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Walk like an Egyptian PDF Stampa
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Sabato 12 Febbraio 2011 12:38

L’avete visto il popolo egiziano? È libero. Non c’è altro da dire, da quelle parti si sta facendo la storia. Viaggiano foto di volti così felici che viene voglia di andare là ad abbracciarli tutti. È la potenza dei social network che ci hanno mostrato la protesta passo dopo passo, faccia dopo faccia, fino al trionfo. Chiunque abbia esultato o pianto c’è e viaggia veloce nell’era digitale, dove la rivoluzione passa anche su twitter. In quella Piazza Tahrir, ora per sempre legata alla caduta di Mubarak e alla vittoria di un popolo, ancora si festeggia. Frattini ha accolto la notizia con un “prendiamo atto”, come uno spettatore distratto che non vuole essere disturbato; Obama ha dichiarato che quanto avvenuto è “una lezione per il mondo”. Per dire, le differenze. Di quei manifestanti abbiamo visto le facce, dei nostri le mutande. Loro hanno manifestato per 18 giorni per mandare via lo zio di una che qui… ah, no, alla fine non era lo zio. È che la storia ha un curioso modo di procedere. Mesi fa questo Mubarak ha liberato inconsapevolmente una nipotastra acquisita, oggi la “spendita” del suo nome, non avrebbe avuto lo stesso valore. Ancora una volta gli affari del mondo sembrano prenderci in giro, come se non bastasse la richiesta del coraggioso Ferrara ai suoi bravi, di mettersi in mutande contro “i puritani che chiedono le dimissioni”. Ancora una volta la storia va avanti e noi ci sdraiamo a guardarla, alcuni di noi più di altri. Con la semantica, però, facciamo passi da gigante: da noi si dice “escort” e si usa il termine “madrelingua” per sottintendere capacità morali e competenze tecniche che ancora ci sfuggono; da noi si dice “generoso”, “disponibile”, “benefattore” e “non mi ricordo, non l’ho detto, non c’ero”, per rimediare all’accidentale rilascio di informazioni che sarebbe stato meglio tacere. C’è chi pubblica la sua faccia per dire “non ci sto”, e chi le sue mutande per dire che invece sì.

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Senza Saturno contro nè Giove in trigono. O case in chissà quale pianeta. PDF Stampa
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Domenica 02 Gennaio 2011 12:46

Caro 2011 che sei appena arrivato,
ogni anno ci penso, e so di non aver mai sentito nessuno dirsi contento e soddisfatto di un anno passato, un intero anno. Sarebbe innaturale, temo.
Caro anno nuovo che tra un anno passerai,
niente di personale, ma non ripongo alcuna fiducia in te.
Caro anno,
lo faccio per noi:
così io non mi sbaglio, e a te non viene l’ansia.
Penso al 2009, al fatto che ho sentito “salutarlo” dai balconi romani con giustificato astio e singolare energia, neanche fosse stato l’anno 1000. Eppure mi ci gioco qualunque cosa, erano partiti tutti carichi.
Mi viene in mente allora, che questo 2010 che è appena finito, è nato come conto aperto col passato, un anno vittima del precedente, di quelli che devono pagare lo scotto di tutti gli errori commessi prima che arrivassero loro. Un anno di mezzo figlio di quel brutto voto che ti porti dietro dal quarto ginnasio e che fa sempre media. È nato così il 2010, e morto peggio: sommerso da avventate classifiche e ingiustificate “top ten”, gettando solide basi di noia e disincanto, buone per reggere l’irreale felicità di un anno talmente bello, che lo stiamo ancora aspettando. Partendo dalla fine, questo 2010 è stato l’anno in cui “il decennio si chiude”, e tutti a fare le compilation dei momenti più belli, “best of” su “best of”, milioni di “best of”, almeno uno per anno. Comunque fino a qui tutto bene: un po’ di panico fine decennio, che sembra una cosa molto importante, e un po’ di paura mista ad eccitazione stile “millennium bug”. Tutto bene però, finché qualcuno non si chiede, e giustamente, “ma non finiva l’anno scorso, questo decennio che forse, non si chiuderà mai?”… se lo chiede e non si sa rispondere, a dimostrazione del fatto che tutto è relativo e nemmeno la matematica è certa, perché ognuno conta a modo suo.

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