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Le cause dello stress PDF Stampa
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Lunedì 31 Maggio 2010 22:38

""Tutti i giorni siamo chiamati ad affrontare qualche tipo di problema. A casa, sul lavoro, persino quando ci divertiamo dobbiamo costantemente porre a confronto la nostra mente e il nostro corpo con pressioni sempre diverse. Lo stress è lo stato di eccitazione col quale il corpo risponde a queste pressioni. Non è possibile eliminare lo stress dall'esistenza, perché i problemi si ripresentano di continuo. E per quanto le fonti e le variazioni del livello di stress possano essere diverse, il meccanismo che registra l'eccitazione e ci aiuta a gestire i problemi che dobbia¬mo affrontare è comune a tutti gli esseri umani. La nostra risposta ai problemi che ci troviamo di fronte è pronta, veloce ed efficiente. Non appena percepiamo il problema, una serie di reazioni a catena di processi fisici automatici ci fornisce un'immediata ondata di energia e di forza, che ci prepara a combattere o a fuggire. Agli inizi della nostra storia evolutiva, la capacità di utilizzare questa 'risposta di lotta o fuga' significava la differenza tra la vita e la morte. Anche ai nostri giorni questa risposta può essere altrettanto necessaria in certe situazioni, in quanto ci dà modo di affrontare le nuove pressioni al meglio delle nostre possibilità. I riflessi che preparano la nostra mente e il nostro corpo a partecipare a una competizione, a esibirci in pubblico, ad affrontare una scadenza, sono identici a quelli che permettevano ai nostri antenati di affrontare gli attacchi di animali selvaggi o di tribù nemiche. Mentre le cause di stress sono ampiamente cambiate, la nostra risposta a esse è rimasta inalterata. La tensione fisica si accumula e può sfociare, alla fine, nella malattia. Per evitare questo dobbiamo imparare a liberare la tensione (per esempio con l'esercizio fisico) oppure a 'spegnere' la risposta di eccitazione adottando una tecnica di rilassamento consapevole. Il punto in cui un'eccitazione positiva e gestibile si trasforma in dannoso 'super' stress è diverso per ciascuno di noi. Diversi fattori infatti concorrono a delimitare questo livello: la personalità, il comportamento e lo stile di vita. Le emozioni, l'aggressività, l'impazienza, la collera, l'ansia, la paura costituiscono notevoli fonti di stress e provocano una risposta fisica. Anche un'alimentazione sbagliata, il fumo, le droghe in genere possono contribuire ad aumentare la tensione fisica. Lo stress può nascere dal lavoro, in casa, nei rapporti personali, da conflitti emotivi interni, dall'ambiente, dalla dieta, da una salute malferma, dall'insicurezza finanziaria come pure da avvenimenti esistenziali importanti, dal parto al lutto, dal matrimonio al divorzio. Soprattutto, è stressante ogni situazione che noi percepiamo come tale. Ci sono persone che si trovano bene e progrediscono in una determinata situazione mentre altre vivono la medesima situazione in stato di tensione e paura. La scarsità di stimoli può generare tanto stress quanto il loro eccesso. Ma lo stress diviene dannoso solo quando non riusciamo a controllare la nostra reazione a esso: riconoscere questo costituisce il primo, vitale passo per ridurne i dannosi effetti nella nostra vita. Brano tratto da: Il libro anti-stress di Alix Kirsta
 
Crescita tendenziale della felicità? PDF Stampa
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Giovedì 25 Marzo 2010 21:49

Malgrado guerre, conflitti e crisi economiche, sembra che in molti paesi del mondo le persone nel 2007 fossero più felici che nel 1981. Su un totale di 52 paesi per i quali esistono dati di lungo periodo, infatti, ben 45 hanno fatto registrare un aumento dell’“indice di felicità”, come risulta dalle risposte alla World Values Survey, che ogni due anni coinvolge circa 1.400 soggetti in oltre 50 paesi. La causa sembra da ricercare in una miscela di crescita economica, democratizzazione e soprattutto maggior libertà personale.
Il questionario pone agli intervistati due domande: quanto sono felici e quanto sono soddisfatti della propria vita. La prima riguarda lo stato emotivo del momento, mentre la seconda implica soprattutto un confronto con gli altri e con le proprie situazioni di vita nel passato.
I due indici vengono infine combinati in un valore complessivo di “benessere soggettivo”.
Studi precedenti dimostrano che un maggior benessere materiale non rende necessariamente più felici, ma analisi recenti presentano un quadro più articolato. Secondo Ronald Inglehart e i suoi collaboratori dell’Università del Michigan, solo nei paesi più poveri la crescita economica dà luogo a un aumento del benessere soggettivo, mentre al di sopra di un Pil pro capite di $ 12.000 un’ulteriore crescita non ha alcun effetto sul benessere personale.
La sensazione soggettiva di benessere mostra una crescita particolarmente forte in paesi ex socialisti come l’Ucraina o la Slovenia, benché in molti di essi la situazione economica sia peggiorata dopo la caduta del regime comunista. In questi casi, sostengono psicologi e politologi, la causa sembra da ricercare soprattutto nella maggiore libertà politica e personale.
L’ipotesi è confermata dal fatto che l’indice di benessere personale fa registrare una netta diminuzione in Bielorussia, paese nel quale dopo il crollo dell’Unione Sovietica nulla è cambiato dal punto di vista politico.
Anche in America latina le persone appaiono più soddisfatte in confronto a un quarto di secolo prima. Quei paesi, malgrado la relativa povertà, risultano tradizionalmente tra i più felici del mondo, stando ai questionari. Ciò è dovuto probabilmente al ruolo importante di valori familiari e religiosi, oltre che a uno spiccato orgoglio nazionale. Anche qui l’aumento del benessere soggettivo va probabilmente di pari passo con la liberalizzazione politica e personale: «Ciò vale soprattutto per il Messico», dice Roberto Foa, uno dei ricercatori dell’Università del Michigan, «dove le persone, grazie a riforme politiche e sociali, hanno maggiori possibilità di lavorare, viaggiare e manifestare le proprie peculiarità individuali».
Viceversa in Cina e India, paesi di impetuosa crescita economica, l’indice soggettivo di felicità e soddisfazione fa registrare un certo calo, che potrebbe essere un primo sintomo della “sindrome da benessere”, quale è ipotizzata per i paesi ricchi dell’occidente. Quanto alla Germania, i risultati di questi rilevamenti la collocano in una posizione intermedia. Nei Länder occidentali l’indice è un po’ cresciuto rispetto al 1981, mentre per l’ex Germania orientale, dove i dati sono disponibili solo dal 1990, dopo una crescita iniziale l’indice è tornato al livello di partenza.

Articolo di Christine Amrhein tratto dalla rivista Psicologia Contemporanea
 
Innamorati? I Greci chiamavano il dottore PDF Stampa
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Giovedì 11 Marzo 2010 22:26

Verificate se avete qualcuno di questi sintomi: improvviso rossore o pallore, sudorazione eccessiva, polso irregolare, tremiti incontrollabili, astenia, inappetenza. Se tutti i sintomi coincidono è probabile che siate affetti da quella che gli antichi ritenevano una delle malattie più gravi e pericolose, non solo per la psiche ma anche per il corpo: la malattia d'amore.
E non è un modo di dire: per greci e romani l'amore era un vero e proprio malanno, una patologia che, se non curata, poteva portare l'essere umano alla consunzione e persino alla morte.
Le prime descrizioni della malattia d'amore le dobbiamo ai poeti. Saffo, la grande poetessa vissuta nell'isola greca di Lesbo intorno al 600 a.C., raccontava così la sue sensazioni alla vista della persona amata: «La lingua mi si spezza, un fuoco sottile mi corre sotto la pelle. I miei occhi non vedono più nulla e un rombo mi rintuona negli orecchi. Il sudore si spande sul mio corpo, un tremito mi scuote tutta. Divento più verde dell'erba, e mi pare di essere a un passo dalla morte».
Due secoli più tardi, il drammaturgo Euripide rappresenterà una grande malata d'amore nella tragedia Ippolito, dove si narra la storia di Fedra, presa da un'insana passione per il figliastro. Fedra non riesce a reggersi in piedi, si sente soffocare, non mangia da tre giorni, delira: le donne che la circondano non sono in grado di capire quale malattia la affligga.
Il significato degli stessi sintomi non sarebbe invece sfuggito all'occhio clinico di un bravo medico come Erasistrato di Ceo. Si raccontava infatti che un grande sovrano, il re Antioco, avesse sofferto da giovane di una simile malattia. Ma il medico di corte Erasistrato era riuscito a interpretare correttamente la patologia tramite un semplice esame: osservando il variare del battito del polso del paziente in presenza della donna amata.
Anche l'illustre clinico Galeno, in un suo trattato di medicina, racconterà di avere visitato una donna che aveva perso la testa per un attore. E Galeno non ha dubbi che si tratti di una vera patologia, legata a disturbi della bile e a un cattivo funzionamento dei fluidi corporei.
Peccato che Fedra non avesse a disposizione un buon dottore: forse la sofferenza e la vergogna non l'avrebbero portata, come racconta Euripide, a impiccarsi a una trave della reggia.

Articolo di Giorgio Ieranò tratto dalla rivista  OK Salute
 
Aspetti e valori fondamentali della vita PDF Stampa
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Giovedì 22 Aprile 2010 23:37

Oggigiorno avvertiamo la mancanza di ‘qualcosa’ che non riusciamo ad individuare perchè abbiamo ‘tutto’, tranne purtroppo il tempo necessario per riflettere e meditare sui problemi esistenziali. Solo in tenera e tarda età, liberi dall’attività lavorativa, il tempo ‘ci appartiene’. Ma è necessario trovare qualche momento da dedicare a noi stessi anche da giovani e nella maturità. Questo significa riflettere sul senso della vita, pertanto dobbiamo imparare a relazionarci in maniera corretta con il prossimo e per farlo dobbiamo imparare prima a relazionarci con noi stessi. A tanta gente non piace interrogarsi sugli argomenti: -Da dove veniamo? Dove andiamo?- E quindi si sfugge ad una motivazione fondamentale per vivere in maniera compiuta.
La società dei consumi ci spinge verso il materialismo assoluto, siamo presi  dal pensare al nostro lavoro, ai colleghi, agli 'amici', a come passare il fine settimana, a dove andare in ferie e in la settimana bianca e soprattutto ad onorare e venerare il Dio denaro. E con queste preoccupazioni la vita non può avere un senso compiuto. Per ovviare a quello che può diventare ‘il male di vivere’, innanzitutto è necessario farsi delle solide amicizie, perché soltanto con degli amici veri possiamo discutere di problemi più profondi rispetto a quelli relativi a dove trascorrere le ferie. L’innamoramento non basta perché  non dura in eterno, ma con il passare del tempo lascia posto ad altri sentimenti come affetto, indifferenza, sopportazione e in qualche caso anche odio profondo. Solo una solida amicizia può durare anche in eterno. Solo l’amicizia sincera può permettere di affrontare i veri problemi della vita e di risolverne uno fondamentale: quello di affrontare in maniera corretta i rapporti umani. Qualcuno dirà che è molto difficile farsi delle amicizie vere perché la società moderna, con tutti i suoi vantaggi, esige qualche ‘piccolo’ sacrificio. Ma io credo che l’amicizia  disinteressata vada solo cercata in maniera intensa e, quando viene trovata, coltivata con  sensibilità e dedizione. Soltanto perseguendo questo valore che consiste in affetto profondo e intensa stima reciproca, si può iniziare a vedere la vita nel modo giusto cioè come qualcosa di incompiuto se non ci si relaziona nel modo giusto con i suoi veri problemi che sono quelli esistenziali.  In maniera da evitare di pensare solo a beni materiali ed a persone interessate solo a questi ultimi, ma di occuparsi di qualcosa di più profondo come  la necessità di elevarsi spiritualmente e culturalmente per acquisire ‘virtude e canoscenza’.

Antonio ALBINO 
 
La grandezza di Freud? Il suo metodo cattolico... PDF Stampa
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Giovedì 11 Marzo 2010 22:17

A 70 anni dalla sua morte, si tende a ridimensionare l'importanza della sua teoria; io invece penso che il contributo di Freud al progresso della psicologia e psichiatria sia straordinario.
La psicanalisi ha rivoluzionato l'interpretazione del nostro disagio e la sua cura che, va ricordato, prima di Freud consisteva nell'ipnosi e, nei casi più gravi, nell'elettroshock. Il suo grande merito è stato di ricercare le cause del male psicologico per sradicarle, invece di tentare di eliminarne solo le espressioni. Questo ritengo sia il profondo significato della rivoluzione freudiana.
Con la sua ipotesi di un modello della mente suddiviso in Io (la coscienza), Es (l'inconscio) e Super Io (il censore del pensiero che deriva da cultura e ambiente), Freud è riuscito a scoprire dove buona parte del disagio mentale ha origine.
L'essere umano, crescendo, sviluppa delle pulsioni, istinti alla violenza e alla sopraffazione, che non può esprimere perché gli impedirebbero la convivenza amorevole di cui ha bisogno, e dunque finiscono nell'inconscio (Es) tramite il meccanismo di rimozione. Se però l'Es si arricchisce troppo, si crea una specie di turbolenza che dà origine alla nevrosi, uno stato di alterazione della personalità dovuta al conflitto fra l'Es e il Super Io, oppure alla psicosi, che si instaura quando l'alterazione compromette il rapporto fra la persona e la realtà.
Per risolvere questa conflittualità, Freud adotta un metodo che già viene utilizzato dalla chiesa cattolica per salvare le anime: la confessione. Con il dialogo a due (confessore-peccatore o psicoanalista-paziente), le pulsioni-peccati vengono riportate a livello cosciente (Io) e già questo libera la mente dal loro peso. Anche in criminologia si osserva che l'assassino sente il bisogno di confessare per liberarsi dal senso di colpa, quando è insopportabile. La teoria psicanalitica ha dato dunque un valore scientifico e terapeutico al dialogo profondo, lasciando un'importante eredità a tutta la medicina. Dico sempre che il medico dev'essere anche confessore e psicologo, deve togliere la malattia dal corpo ma anche dalla mente, pronto ad ascoltare la persona nel momento di massima debolezza.

Articolo del Prof. Umberto Veronesi  tratto dalla rivista OK Salute
 
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