|
Economia & Politica -
Altri Articoli
|
|
Giovedì 25 Settembre 2008 18:33 |
 E' fatta, il sistema politico italiano ha assunto una dimensione analoga a quella degli altri Paesi Europei: non più 25 partiti ma soltanto 5. E non è tutto: il paese è caratterizzato da una completa governabilità, PdL e Lega hanno un centinaio di voti di maggioranza alla Camera ed una cinquantina al Senato.
Il paese ha concesso la più completa fiducia al Cavaliere ed ha anche eliminato le ali estreme dello schieramento politico, che potevano comportare l'attuazione di una opposizione al di fuori dei normali schemi e quindi in grado di ritardare i lavori parlamentari.
Il Paese non ha mai visto un sistema politico così predisposto alla efficienza ed alla ‘produttività'.
Gli Italiani si attendono molto dal Cavaliere perché tutto quello che poteva essere fatto per garantirgli la governabilità si è realizzato.
Berlusconi aveva parlato dell'abolizione dell'Ici, anche per l'anno in corso, da effettuare, a mezzo Decreto Legge, nel primo Consiglio dei Ministri del nuovo governo , insieme alla detassazione del lavoro straordinario e dei premi di produttività e all'introduzione di un buono di mille euro per i nuovi nati.
Quindi ha annunciato di avere già in mente una serie di provvedimenti e un progetto preciso per contenere i prezzi nelle grandi catene alimentari (e dove va a finire il libero mercato?????). “Introdurremo un adeguamento al costo della vita per le pensioni più basse.", ha aggiunto Berlusconi confermando che il primo Consiglio dei ministri si terrà a Napoli come risposta all'emergenza rifiuti. "Confermo l'impegno a Napoli. Ho già trovato la sede operativa, resterò lì tre giorni e fino a quando avrò la certezza di avere avviato a conclusione il problema dei rifiuti".
Buone premesse e promesse, ma vorremmo che il discorso proseguisse con l'avvio di un piano per dare luogo finalmente alla ripresa ovvero alla crescita economica dopo quindici anni di stasi o perlomeno di crescita molto blanda che ha i permesso alla Spagna di superare il nostro PIL pro capite. Questo ovviamente avverrà solo se aumenterà la nostra competività e quindi le prestazioni dell'industria e dei servizi. In particolare per essere più competitivo, il Paese deve migliorare in termini di ricerca e di innovazione, di tecnologie dell'informazione, di imprenditorialità, di istruzione e di formazione. Per fare tutto questo il sistema Italia deve investire. Il sistema pubblico, per stimolare il sistema privato a farlo, deve ammodernarsi, tagliare i cosiddetti rami secchi rappresentati dagli enti ed anche dalle istituzioni inutili che trovano la massima espressione nel sistema politico bicamerale ( costituito da una Camera ed un Senato con le stesse attribuzioni ) senza trascurare le Province ed il CNEL ( Comitato Nazionale per l'Economia ed il Lavoro). Quest'ultimo, che dovrebbe svolgere una attività di consulenza per tutti gli enti ed istituti del Sistema, praticamente non è stato mai interpellato da alcuno. In conclusione ci sembra indispensabile fare riferimento alla drastica riduzione degli esponenti delle varie caste a cominciare da quella politica, descritta in maniera esaustiva da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo nel libro che ha venduto oltre un milione di copie.
Questo comporterebbe una diminuzione dei costi che dovrebbero comportare un aumento degli investimenti produttivi e la riduzione del deficit del bilancio.
Forse bisogna rimarcare che per il sistema statale è necessario aumentare notevolmente l'efficienza dell'Amministrazione della Giustizia. Quante piccole Aziende finiscono strangolate dai debiti per pagamenti effettuati con ritardi molto maggiori dei tempi consentiti e quante grosse Aziende non riescono a soddisfare le proprie esigenze perché non risulta conveniente avere certi riconoscimenti dopo diversi lustri. L'ammodernamento del sistema per ‘assicurare giustizia' in tempi accettabili inoltre contribuirebbe a fare, del nostro, un Paese ‘veramente' civile, perché mi sembra di poter affermare che attualmente non lo è a sufficienza.
Aumentare la produttività vuol dire affermarsi sulla concorrenza, in particolare delle Aziende dell'Unione Europea, il che significa riprendere a crescere . Questo è vitale per i giovani che troverebbero più facilmente lavoro e molto gratificante per i meno giovani che verrebbero retribuiti in maniera più adeguata. Inoltre soltanto creando nuova ricchezza si potrebbe ridistribuirla in maniera da migliorare il tenore di vita in particolare delle classi più deboli. Si tenga presente che la mancata crescita ha prodotto una situazione per cui i salari e gli stipendi italiani sono tra i più bassi d'Europa.
Pertanto in conclusione il Cavaliere dopo aver migliorato in termini accettabili la condizione di vita delle Classi meno abbienti, evitando di cadere nel populismo, dovrebbe puntare tutto sull' ammodernamento e lo sviluppo del sistema Italia
Soltanto se riprendiamo a crescere questo Paese potrà sbloccarsi e puntare ad un futuro migliore non solo sul piano materiale; questo perché la maggiore scolarità ( abbiamo parlato naturalmente anche di istruzione e formazione per aumentare la competitività ) renderebbe il sistema Italia più vivibile soprattutto per il maggior senso civico che ne deriverebbe e quindi per un indubbio aumento della qualità dell'esistenza.
Articolo scritto da Antonio ALBINO in data 24/4/2008 |
|
Economia & Politica -
Altri Articoli
|
|
Giovedì 25 Settembre 2008 18:29 |
Un giorno sul nostro pianeta tutto sarà artificiale, cioè prodotto dalla volontà umana. Vuol dire che tutto sarà freddo, razionale, privo di sentimenti e di mistero? No, l'aumento della libertà aumenta anzi il mistero che sta dentro di noi. Dove un tempo trovavamo delle necessità, degli ostacoli insuperabili, domani dovremo compiere delle scelte. E chi guiderà allora nelle scelte se non ciò che è dentro di noi, quella ‘natura' che è la nostra essenza di uomini? Noi dominiamo la natura esterna, ma liberiamo le potenzialità della natura interna.
Un contadino che, fino a pochi decenni fa, era costretto a lavorare dal sorgere del sole al tramonto, aveva ben poco tempo per porsi problemi. E lo stesso accade ai miliardi di persone che lottano per la sopravvivenza quotidiana. L'attività intellettuale è stata possibile, nel passato, solo per minoranze privilegiate che avevano degli schiavi che lavoravano per loro. E' da meno di un secolo che i progressi della tecnica creano macchine e robot capaci di sostituire l'uomo in tutte le sue attività manuali, di routine. Tutto ciò che è routine può essere automatizzato, compiuto da una macchina. In questo processo, che nessuna forza al mondo può interrompere, aumenta continuamente l'impegno intellettuale degli esseri umani costretti a manovrare i complessi strumenti inventati da loro. Ma aumenta continuamente il tempo libero, e questo è fondamentalmente tempo da impiegare in relazioni emotive, tempo del sentimento, dell'emozione, dell'avventura interiore e umana. Prima la gente viveva e nasceva nello stesso posto. Aveva pochi affetti stabili, che duravano tutta la vita. Oggi aumenta continuamente il numero delle persone che conducono una vita movimentata, attiva, moderna. Ebbene, anche la loro vita emotiva, culturale, intellettuale, erotica, è diventata più ricca, tumultuosa, variata, piena di problemi e di dubbi. Anch'essa, come la loro vita intellettuale, è un continuo rischio, una continua sfida, richiede una continua creatività. I nostri libri, i nostri giornali, sono pieni di lamenti sulla crisi della famiglia, sulla crisi della coppia: Ma perché c'è tale crisi? Perché nessun essere umano moderno può più vivere un tipo di vita statico e immobile come quello dei suoi antenati. Così come ci muoviamo nello spazio, così come siamo costretti a risolvere nuovi ed imprevisti problemi economici o tecnici, così ci muoviamo anche di relazione in relazione, conosciamo altre persone, abbiamo fame di nuove esperienze, affrontiamo e risolviamo nuovi problemi emotivi. Non è progredita soltanto la fisica e la chimica. Il mondo moderno ha visto crescere ed espandersi anche la psicologia, psicanalisi, la sociologia, tutte le scienze che riguardano i problemi che scaturiscono dai rapporti interumani. Mentre scompaiono le foreste tropicali, sostituite da ordinate piantagioni, è il mondo sociale e interiore dell'uomo che si complesssifica, si arricchisce, diventa estremamente più ricco, più vario, più interessante. Le foreste rimangono nel cuore degli uomini e fra gli uomini, ed ogni volta devono essere esplorate e trasformate. A questo lavoro non c'è fine. Qualcuno ha sostenuto che la vita condotta in una piccola tribù, con gli stessi gesti, giorno dopo giorno, anno dopo anno, con le stesse persone, gli stessi problemi, è la vita naturale. Ma naturale per chi? Per gli animali o per gli uomini? E' naturale per noi vivere in quel modo? Non più, vi moriremo di noia, impazziremmo in pochi mesi: E allora? Allora vuol dire che ciò che abbiamo chiamato artificiale è, in realtà, naturale per noi, perché la natura dell'uomo è di creare artifici e, quindi, la nostra natura è proprio artificiale. Poi, se l'artificiale diventa monotono, oppressivo invivibile, ciò non dipende dal fatto che è artificiale, ma dalla specifica forma che ha assunto. Una bellissima villa con piscina, con parco, con fiori esotici e con la persona che amiamo è altrettanto artificiale di una prigione squallida, buia e piena di aguzzini. Ma la prima è bella e la seconda è brutta, la prima appartiene al bene e la seconda al male. La prima risponde alla domanda profonda della nostra natura, la seconda no. Entrambe sono prodotto degli uomini, creazioni, artificio. Artificio naturale dovremmo dire, se natura e artificio non fossero contrapposti in quel modo. Artificio, dunque, come è artificio l'amore con le sue esitazioni, i suoi stratagemmi, il desiderio di piacere, il gioco dei sentimenti.
Il pericolo esiste, ma è un altro. Lo sviluppo della nostra civiltà ha alterato i meccanismi automatici della natura, quelli che regolano l'equilibrio ecologico del pianeta. Sono meccanismi che , per crearsi, hanno richiesto miliardi di anni. In poco più di un secolo, quindi dal punto di vista evolutivo in un istante, noi uomini li abbiamo sconvolti senza sapere come sono fatti, senza poterli sostituire con la nostra scienza, la nostra azione, il nostro artificio. In questo campo artificio, artificiale, significa stupido, irresponsabile, incosciente. Non c'è nessun pericolo che l'artificialità della vita dissecchi l'animo umano, la sua fantasia; su questa strada i progressi sono sicuri. C'è invece il terribile pericolo che le macchine, le trasformazioni materiali, i consumi, dissecchino la terra, rompano gli equilibri ecologici della natura e senza che poi si sappia aggiustarli. La società dei consumi, la società affluente, non è un male perché fa star male la gente. Chi di noi vorrebbe tornare a vivere come si viveva cent'anni fa, senza aerei, senza radio, senza medicine? Nessuno. No, la società dei consumi è un male perché è una società dello spreco. L'evoluzione ed il progresso si muovono verso i piccoli numeri, il prolungamento della vita, il suo arricchimento emotivo ed intellettuale. La società dei consumi invece ha trasferito i progressi tecnici a livello della quantità. La popolazione umana è aumentata ed aumenta vertiginosamente e tutti vogliono una parte del benessere. Per di più la quantità è stata prodotta anche negli oggetti, nel loro uso, nel loro rapido abbandono. Così facendo l'umanità ha continuato a comportarsi come la natura che produce miliardi di uova, miliardi di esemplari che poi muoiono quasi tutti nei primi giorni o nei primi istanti di vita. E' l'antico meccanismo che ottiene i risultati attraverso l'eccesso, la sovrabbondanza, lo spreco quasi illimitato. In questa epoca storica noi abbiamo fatto lo stesso. Guerre mondiali con decine di milioni di morti, campi di sterminio e, sul piano materiale, milioni di automobili, di carri armati e cannoni, miliardi di prodotti press'a poco identici, in una concorrenza frenetica e spietata. In tal modo ci siamo limitati a riprodurre, nell'ambiente umano, quelle stesse forze evolutive che hanno agito per milioni di anni lentissimamente. Solo che qui i tempi erano rapidissimi. L'intelligenza e l'artificio non possono procedere come la natura procede con i pesci. I tempi della trasformazione, grazie all'intelligenza, sono immensamente accelerati. Non c'è bisogno di produrre miliardi di esemplari e poi fare una ecatombe per sapere che cosa andrà bene. Occorre pensarci prima, sperimentare in ambienti ristretti e poi realizzare solo ciò che è adatto o ha una elevata probabilità di esserlo. Altrimenti a che cosa serve la scienza? Forse, combinando tutte le sostanze a caso si sarebbero alla fine ottenuti tutti i composti chimici moderni, ma in mille miliardi di anni. Noi ci abbiamo messo più di un secolo. Domani non dovremo neppure produrli, dovremo simularne la produzione e gli effetti. L'età dello spreco è perciò un'età ancora troppo prossima ai meccanismi tradizionali della natura, un'età in cui c'è stata una scarsa applicazione dell'intelligenza, un'età in cui l'artificialità non è stata elevata, ma paurosamente bassa. Corrispondentemente è stata elevata l'irresponsabilità. La madre che dissemina un milione di uova non si sente responsabile dei piccoli pesci che ne nascono. Una madre di mammiferi si prende cura della sua prole. Gli uomini, soprattutto quando hanno un figlio unico, se ne assumono completamente la responsabilità. Ogni processo di spreco è perciò un processo irresponsabile, lontano dalla coscienza, tipico delle fasi primordiali dell'evoluzione. Artificiale, artificio hanno assunto un significato sinistro per questi motivi, come grossolanità, brutalità, stolidità.
Ogni processo è accompagnato da perdite. Anche il mondo moderno le ha subite. Pensiamo alla ricchezza umana e intellettuale del lavoro di un artista-artigiano rispetto alla brutalità e stupidità della catena di montaggio. La cosa riacquista un senso e una prospettiva solo se vediamo la catena di montaggio come la prima tappa per eliminare la fatica umana e sostituirla con robot, lasciando all'uomo la funzione di progettare e controllare, cioè fare tutto nel pensiero. Il progresso, l'evoluzione intellettuale, tendono ad alterare il meno possibile la materia, a non toccarla neppure. Una grande conquista contemporanea , resa possibile grazie ai calcolatori, è la simulazione, cioè la verifica razionale dell'immaginario. Se avessimo posseduto questi strumenti di calcolo solo un secolo fa avremmo di certo compiuto meno errori, avremmo seguito meno pedissequamente la – natura – nella sua irresponsabile dissipazione. Per questo l'età dello spreco deve finire, perché è una minaccia mortale che può addirittura soffocare sul nascere il vero processo di costruzione volontario, artificiale del mondo.
Brano di Francesco ALBERONI tratto dal testo L'albero della vita |
|
Economia & Politica -
Altri Articoli
|
|
Giovedì 25 Settembre 2008 18:26 |
I Paperoni del paese in Valle d'Aosta, la maglia nera alla Calabria
I due estremi dell'Italia, non solo geograficamente. Ayas, in provincia d'Aosta, e Platì, a Reggio Calabria, sono rispettivamente il Comune più ricco e quello più povero dello stivale. Nel primo - merito anche della residenza presa dal fondatore di Fastweb Silvio Scaglia - si vive in media con oltre 66.000 euro a testa, nel secondo si superano di poco i 4.000.
Opposti assoluti che rispecchiano l'abisso che separa Nord e Sud del Paese. Secondo l'analisi condotta dal Centro Studi Sintesi per il Sole 24 ore sulle dichiarazioni dei redditi degli italiani, i confini sono assolutamente netti tra le regioni del Nord, che fino all'anno scorso hanno continuato a correre e ad accumulare redditi, e il Mezzogiorno che arranca ed anzi in molti casi sprofonda nell'impoverimento.
La Valle d'Aosta e la Lombardia primeggiano per incremento del reddito tra il '99 e il 2007 e per valore assoluto: nella piccola regione autonoma - a parte il picco di Ayas - il reddito medio dichiarato è di 18.487 euro, con una crescita dell'11% in otto anni; in Lombardia si sale a 20.172 euro, il 7,5% in più del 1999. Non va male neanche in Emilia Romagna, regione in cui la ricchezza è più diffusa e «continua» guardando alla mappa comunale: 18.303 euro (+5,9%).
Tutte le regioni del Nord viaggiano sopra i 17.000, al Centro si oscilla invece dagli oltre 18.000 del Lazio (dove Roma gioca un ruolo essenziale con oltre 20.000 euro) ai 16.958 della Toscana, fino ai 15.337 euro dell'Umbria. Il vero stacco è però con il Sud: nessuna regione, tranne l'Abruzzo va oltre i 13.000 euro. La Calabria e la Basilicata sono addirittura sotto gli 11.000, con la prima ad un minimo di 10.201 euro a testa ed un crollo dei redditi negli 8 anni considerati di ben il 14%.
Una mappa confermata dai dettagli comunali. Guardando alle classifiche, tutti i comuni più ricchi sono concentrati al Nord. Dopo Ayas, si piazzano Basiglio (Mi) con oltre 45.000 euro, Cusago (Mi) a circa 37.000 euro, Pino Torinese (To) a 33.000 euro a testa, Campione d'Italia (Co) a 32.700, Pecetto Torinese (To), Torre d'Isola (Pv), Segrate (Mi), Besate (Mi), Arese (Mi). Ma anche scendendo sotto la top ten i nomi continuano ad essere solo di città del Nord.
All'opposto, tra le più povere solo città del Sud: Platì (Rc), Mazzarone (Ct), Verbicaro (Cs), Cursolo-Orasso (Vb), Torre di Ruggiero (Cz) e così via, tutte sotto i 5.000 euro. Unica eccezione, Val Rezzo, in provincia di Como, dove con un calo del 31% in otto anni, il reddito per contribuente arriva ad appena 4.326 euro.
18/8/2008 - Uno studio de IL SOLE 24 ORE |
|
Economia & Politica -
Altri Articoli
|
|
Giovedì 25 Settembre 2008 18:23 |
 Se i risultati dal Worls Class Manufacturing ( NdR- la WCM è costituita dagli standard codificati per assicurare essenzialmente una filosofia operativa e ovviamente una metodologia di organizzazione e di miglioramento continuo delle prestazioni della fabbrica ) raccolti in vari stabilimenti sia in Polonia che in Italia mostrano risultati incoraggianti, la partita è ancora tutta da giocare a Pomigliano d'Arco.
Lo stabilimento, attivato dal 1971 da una Alfa Romeo allora sotto il controllo della Finmeccanica del gruppo Iri, rappresentava la sfida di un marchio che per poter crescere e restare vitale aveva bisogno delle economie di scala e dei volumi di una vettura di piccole dimensioni. Venne così deciso di produrre il modello Alfasud da realizzare, come dice il nome, al Sud, in un'area con una elevata disponibilità di manodopera. Purtroppo lo stabilimento nacque con due grossi peccati originali. Da un lato venne progettato un impianto di impostazione strettamente taylorista, assolutamente rigido nella sua impostazione. Dall'altro le pressioni politico-clientelari, che immediatamente si manifestarono fin dall'inizio sulle operazioni di reclutamento del personale, furono fortissime e portarono all'estromissione di un manager di grandi capacità come Giuseppe Luraghi, che si accorse ben presto che lo stabilimento sarebbe sfuggito di mano alla direzione. La gestione della qualità si rivelò subito come il tallone d'Achille dello stabilimento e purtroppo con il passare degli anni il quadro non è certo migliorato, anche per scelte di marketing morte in partenza con il progetto Arna, una vettura prodotta su licenza di un modello Nissan dallo stile irrimediabilmente superato e del tutto estraneo alle caratteristiche della tradizionale clientela dell'Alfa Romeo. Anche la Fiat, subentrata nel 1986, chiusa immediatamente l'esperienza Arna, non riuscì a raddrizzare le sorti dello stabilimento che venne destinato alla produzione di modelli che riscossero un magro successo come il modello 33 e la Sprint nella seconda metà degli anni 80. Negli anni 90 vennero presentati i modelli 145 e 155 che però vennero giudicati troppo legati agli schemi progettuali della Fiat e non convinsero la clientela.
Finalmente nel 1997 c'è stata una svolta dal punto di vista dell'innovazione di prodotto con il lancia del modello 156 , seguito poi dal modello 147, che nei primi anni di lancio furono in grado di far recuperare al marchio del biscione immagine e quote di mercato. Tuttavia i nodi legati alla qualità del prodotto non furono mai risolti in un rimbalzo di responsabilità tra management, accusato di non investire sufficientemente sull'aggiornamento degli impianti, sindacati frazionati su una molteplicità di posizioni diverse e altamente conflittuali con la direzione e personale che ha fatto sempre registrare livelli molto bassi di attenzione alla qualità del prodotto e situazioni assolutamente negative per quanto riguarda assenteismo, incuria e danneggiamenti alle vetture in produzione e alle attrezzature. Di qui un rapido abbattimento del livello delle vendite anche di modelli di elevata potenzialità come la 156 e la 147 per l'insoddisfazione manifestata ben presto dalla clientela dopo l'entusiasmo della fase iniziale.
Nel 2007 Marchionne sembra aver deciso di offrire un'ultima chance allo stabilimento di Pomigliano perché esso acquisisca rapidamente gli standard del World Class Manifacturing. Alla fine di dicembre lo stabilimento ha interrotto la produzione rinunciando a 40 milioni di euro di vendite e si stanno facendo 70 milioni di investimenti per il rinnovo delle attrezzature e si aprirà una importante fase di addestramento del personale, al quale sono già state distribuite migliaia di copie del libretto che sintetizza obiettivi e metodologie del Fiat Group Automobiles Production System. A marzo 2008 riprenderà la produzione e a quel punto si vedrà se è possibile recuperare uno stabilimento di quasi 5000 dipendenti dal quale gli obiettivi di crescita della produzione previsti dal piano 2007-2010 non possono prescindere.
Brano tratto dal testo Fiat Group Automobiles di Giuseppe VOLPATO |
|
|