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Lunedì 22 Novembre 2010 08:59 |
In un’epoca caratterizzata dall’inquinamento di ogni genere, acustico, luminoso, atmosferico, ambientale, elettromagnetico, si ravvisa la necessità di eliminare soprattutto il rumore di fondo che caratterizza questa società, non per restare soli con noi stessi ma per aprirci al mondo che inconsciamente rifiutiamo per le cause suddette. Questo anche perché sappiamo di essere circondati soprattutto da individui non da persone.
In particolare nelle grandi città siamo travolti dal rumore anche perché andiamo sempre in gran fretta (il tempo è denaro ci dicono) e non riusciamo mai a fermarci neppure a notte fonda (i tranquillanti sono le medicine più vendute oggigiorno). Nasce spontaneamente la necessità di ‘rallentare in maniera silenziosa’ di pensare, ovvero di parlare con noi stessi. Ed il silenzio (attivo) è anche alla base del parlare con un’altra persona. Il dialogo presuppone un attento ascolto prima di prendere la parola. Naturalmente il silenzio deve anche nascere dall’interesse che possono suscitare i nostri punti di vista, e dall’attenzione nei confronti del pensiero di un’altra persona con la quale vogliamo dialogare: ovvero scambiarci informazioni, punti di vista anche se notevolmente diversi dai nostri. Anzi quest’ultima eventualità deve essere un incentivo ad ascoltare con maggior attenzione, ad un silenzio più attivo che mai. Ma oggigiorno si tende più a chattare che a dialogare, perché con i social network ci si nasconde dietro un computer, non ci si rivela completamente all’altro; gli si nascondono gli atteggiamenti, i gesti, le pause, il tono della voce e si può anche ascoltare musica in sottofondo. Il chattare farebbe inorridire il filosofo Max Picard che ha affermato: -La parola è nata dal silenzio, dalla pienezza del silenzio. La nascita della parola dal silenzio è talmente naturale e discreta da far pensare che la parola sia soltanto il risvolto del silenzio, il suo rovescio-.
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Martedì 02 Novembre 2010 23:19 |
Ma l’hanno poi trovato questo clima d’odio di sinistra? Dove si nascondeva questa nube tossica d’intolleranza rossa? Nel racconto del paurosissimo attentato a Belpietro? Nelle pieghe del pugno senza traccia sferrato a Capezzone? Nelle parole di una giovane… spogliarellista? prostituta? ladra? ragazzina?
Dov’è finito tutto questo astio? Nei fogli di giornale che non dovremmo leggere? Nelle intercettazioni che non andrebbero pubblicate? Nelle interviste a giovani donne che fanno racconti fantascientifici degni di un porno, o nelle sempre mirabolanti dichiarazioni del premier? Nelle manifestazioni (da Roma a Bologna, il meglio gay che Berlusconi è saldo) di poche ore fa?
Quando il gioco si fa duro, l’uomo che sotto il trapianto niente, ha in mano tre carte: “le mie parole sono state fraintese e/o manipolate”: un capo semplice per tutte le stagioni, nero, che va su tutto e sfina; “è colpa della magistratura comunista”: il rafforzativo per le grandi occasioni; “la sinistra è triste e non coglie l’ironia”: la carta sono un burlone.
Ci sono dei momenti però, che nella vita di questo singolare essere umano si succedono eterni e immutati, e sono come in un jenga a cui viene tolto il legnetto cardine, tanto veloci quanto irrimediabili, in cui giocarsi l’asso sembra l’unica via. “Meglio guardare le donne, che essere gay”. Sbem, il rigurgito idiota arriva all’opinione pubblica (o meglio a chi un’opinione ancora ce l’ha) dritto e doloroso come una randellata sui denti.
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Giovedì 28 Ottobre 2010 23:36 |
Lo dico, non lo dico, lo dico, non lo dico. Lo dico: c’è solo un cavaliere che sdogana la poesia di certi gesti: il nostro. Passando dal “coglioni” dato all’elettorato di sinistra, all’ “innocente” bestemmia che tanti danni avrebbe procurato a chiunque altro, è andato dritto al punto. L’avessimo conosciuto prima, il “bunga bunga”, avremmo saputo dare un nome e una spiegazione a tante cose, avremmo potuto usarlo già anni fa, quando, correva l’anno 1994, un uomo nuovo conquistava l’Italia, e a legislature più o meno alterne ne mostrava l’applicazione pratica nei confronti degli italiani tutti. Ora, ci dicono, tale pratica è il frutto di un’importazione accurata e selettiva che il premier fa, solitamente, quando trattasi di tradizioni utili alla salvezza del suo paese. Dal libico Gheddafi, dunque, avrebbe preso in prestito ciò che credevamo conoscesse già. Il “bunga bunga”, altro non è (secondo la definizione trovata in rete) che una “Savagely brutal anal gang-rape. Fabled punishment for trespassing on the tribal land of a fictitious African tribe". Per chi non padroneggia la lingua e in estrema sintesi: “un violento e selvaggio stupro anale di gruppo usato per punire una violazione del territorio”. Quando si dice il melting pot. Vi ricordate quando Noemi Letizia riferì la sua barzelletta preferita, tra quelle raccontategli dal nostro ilare premier? Beh, protagonisti erano due ministri dell’allora governo Prodi in viaggio in Africa, e, quanta fantasia, proprio di “bunga bunga” si parlava. Ma oggi? Oggi c’è questa ragazzina, Ruby, che ancora minorenne, scortata forse da Fede, forse da Mora, forse da chissà chi, avrebbe attraversato il cancello della villa di Arcore. C’è questa ragazzina, straniera- senza documenti- minorenne- accusata di furto- nipote del presidenze egiziano Mubarak, per cui la Presidenza del Consiglio si sarebbe scomodata chiamando la questura per “agevolarne” l’uscita dalla stessa. C’è questa ragazzina che racconta d’aver visto questa pratica oramai celebre, con protagonista premier e nomi noti. Questa ragazzina, insomma, liberata da una telefonata e portata in salvo da una ex igienista dentale- ex ballerina tv- attuale consigliere del “listino bloccato” regione Lombardia, che oggi un po’ racconta e un po’ no. L’inchiesta verte sulle abitudini sessuali del premier? Ovviamente no, che non è cosa di primario interesse in questo frangente.
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Domenica 24 Ottobre 2010 19:37 |
MILANO - «Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l'Italia». Sergio Marchionne, ospite della trasmissione Che tempo che fa condotta da Fabio Fazio e in onda domenica sera, torna ad affrontare molte delle questioni che hanno tenuto banco nelle ultime settimane. In particolare, l'amministratore delegato del Lingotto ci tiene a sottolineare il fatto che «nemmeno un euro dei 2 miliardi dell'utile operativo previsto per il 2010» arriva dal nostro Paese. «Fiat - aggiunge - non può continuare a gestire in perdita le proprie fabbriche per sempre». «Tra il 2008 e il 2009 - continua Marchionne - la Fiat è stata l'unica azienda che non ha bussato alle casse dello Stato» diversamente da quanto fatto da molte concorrenti europee. «Non voglio ricevere un grazie - spiega l'ad - ma non voglio nemmeno essere accusato di avere avuto aiuti di Stato. Gli incentivi - prosegue - sono soldi che vanno ai consumatori: aiutano parzialmente anche me, ma in Italia sette macchine comprate su dieci sono straniere«.
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Sabato 09 Ottobre 2010 11:30 |
In un’epoca di panni sporchi lavati fuori casa, il pudore non è. L’indignazione al contrario è un sentimento così facile da dispensare, che dribbla la riflessione e arriva dritto alle parole, con tutti gli errori e le brutture del caso. Partito verso lidi lontanissimi che, forse, non conosceremo mai, il senso della vite sta nel trovare un buon movimento rotatorio, il senso del pudore chi lo sa. La verità è che il mezzo di comunicazione di massa ci sta desensibilizzando, diventiamo mostri spara sentenze e agghiaccianti curiosi della vita altrui, della professione altrui, dell’altrui dolore. Vogliamo sapere. Vogliamo il dettaglio e la motivazione. Vogliamo il controllo. Gli omicidi ci sembrano misteriosi casi da risolvere di cui chiediamo i particolari più macabri, l’esercizio di stile dell’osservatore più morboso, ma che si crede molto colto, è quello di guardare le interviste degli indagati alla luce del “Lie to me” di Tim Roth. La cosa dovrebbe destare una certa preoccupazione. Il “che cosa prova?”, “come si sente?”, “di chi sospetta?”, dovrebbe destare molta preoccupazione quando non esce dalla bocca di un organo di polizia giudiziaria, ad esempio. Il “ma signora, sua figlia era una così bella ragazza” dovrebbe far scattare l’arresto per il sottointeso vomitevole, insinuatore e volgare di chi lo pronuncia. Il caso Scazzi ha sconvolto l’Italia, ma ancora una volta, lontano dal torbido che la situazione ha, ma che non siamo qui per giudicare, ha tirato fuori la parte peggiore dell’essere umano. Questo dovrebbe destare preoccupazione. Chiunque continui a puntare il dito e a riservare il suo sguardo di disapprovazione per la Sciarelli, invece, è un’ipocrita, uno che vuole fare il buono a tutti i costi, un disinformato forse, nel migliore dei casi un cieco.
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