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Scienza e fede PDF Stampa
Religione - Altri Articoli
Giovedì 09 Ottobre 2008 17:52

Cos'è la Scienza se non la conoscenza esatta (?) e ragionata , grazie allo studio, all'esperienza (anche di vita spirituale) ,all'osservazione (anche interiore) e poi che cosa si ripromette di raggiungere ?

Se l'ambizione ultima della Scienza , consiste nel chiarire la relazione tra Uomo e Universo (secondo Jacques Monod, cui si farà riferimento in seguito per il successo che hanno avuto in certi settori scientifici le sue idee e le sue teorie), non si può non sperare che essa dia il dovuto risalto alla fede negli ideali e nei valori spirituali.

Perché con la sola ragione non si può spiegare tutto ciò che attiene all'uomo, alla sua sete di conoscenza anche della parte più profonda del proprio essere , oltre che di ciò che lo circonda. Se la Scienza non può bastare a spiegare tutto ciò che attiene ai nostri campi di interesse , perché la nostra spiritualità non può essere soggetta ad una sola analisi razionale , dobbiamo accettare come fonte di conoscenza oltre alla Ragione anche il Sentire nel Profondo. I capolavori artistici appagano l'animo umano, come le espressioni più alte della Poesia e quindi queste caratteristiche non possono essere trascurate in una visione globale dell'esistenza.

Per citare la più grande e recente scoperta in campo scientifico espressa dal concetto della Relatività', non si può' trascurare il fatto , che oltre che con una analisi razionale prodigiosa , Einstein ha stravolto le fondamenta della Fisica, anche con un salto impetuoso delle sue capacità di immaginazione.

Per spingere il nostro ragionamento all'estremo ( cioè che non tutte le nostre conoscenze derivano dal razionale della nostra natura), basta pensare che nella civiltà greca (la fonte della civiltà occidentale) si riteneva la Poesia di ispirazione Divina e quindi il Poeta era visto come un Profeta ; addirittura Socrate e quindi Platone avevano in pratica affermato che Genio e Follia si toccavano da vicino ed anche un famoso proverbio latino ribadiva che non vi è grande ingegno senza un grano di follia. Sino ad arrivare alla psichiatria moderna , dove l'alternanza maniaco-depressiva , contenuta entro certi livelli ovviamente, secondo Brenot ( psichiatra docente all'Università di Bordeaux) , dicevamo l'alternanza maniaco-depressiva non è più definibile come psicosi; essa costituisce invece una turba particolare , che sembra particolarmente ricorrente nei geni creativi e nei personaggi d'eccezione. Ad esempio Goethe (affetto senz'altro da questo squilibrio) affermava :" Le nature geniali conoscono una pubertà sempre rinnovata , mentre gli altri non sono giovani che una sola volta". L'alternanza maniaco-depressiva , è stata chiamata in causa per un bel numero di personaggi fuori del comune, tra i quali si possono citare Balzac, Comte, Byron , Schuman, Hemingway, ...

Ed inoltre Kafka era un nevrotico ossessivo, Rousseau un masochista esemplare, Rilke uno schizofrenico, Baudelaire un depresso cronico, Rimbaud soffriva di allucinazioni , Schopenhaur di mania di persecuzione , Beethoven di nevrosi depressiva , Masaccio era chiamato l'idiota, Van Gogh collezionava manie , Michelangelo era uno psicopatico da manuale..........

Tutto questo con le dovute 'riflessioni' ovviamente, non ci può' sorprendere , perché limitare tutto lo scibile umano alla cosiddetta Ragione e considerare il Sentire come un aggregato, rappresenterebbe appunto una limitazione notevole della natura dell'uomo.

Inoltre, continuando ad esulare dalla Ragione, bisogna fare i conti con la Morale, senza la quale potrebbe essere sovvertita l'esistenza umana. Con la Bioingegneria , ad esempio , che ha fornito la possibilità di clonazione anche dell'uomo, si potrebbe introdurre una 'riproduzione scientifica' e quindi arrivare ad equilibri sostanziali ed avanzatissimi della macchina umana. Ma credo che la Storia tramite i i sistemi dittatoriali instauratisi in Europa nel secolo scorso abbia dimostrato che l'acquisizione di nuovi equilibri per le esigenze spirituali deve essere effettuata senza dimenticare che l'uomo non può essere visto come un "pacco senza valore spedito dall'ostetrico al becchino", ma come un 'oggetto prezioso', con caratteristiche estremamente sofisticate, che è molto, troppo semplicistico affermare proveniente dal Nulla.

Ragione e pulsioni interiori, psiche e sentimento, scienza ed arte possono e debbono coesistere senza contrapposizioni, proprio perché Mente e Spirito fanno parte integrante dell'uomo, non sono scindibili e l'uno deve quindi trovare appagamento nelle considerazioni dell'altra , per dare un senso compiuto alla nostra esistenza. Nel momento in cui ciò non si realizzi non verrà mai raggiunto quell'equilibrio interiore , che può arginare le ansie , le angosce , le nevrosi che il consumismo attraverso l'unico valore che riconosce (IL DIO DENARO) dispensa a piene mani; e quindi Monod , senza considerare l'uomo in tutta la sua interezza definisce genericamente lo spirito:" come qualcosa di estrema ricchezza (!), di enorme complessità(!), con una insondabile (!) profondità' del retaggio genetico e culturale, al pari dell'esperienza personale, cosciente o no , che costituiscono nell'insieme il nostro essere unico ed innegabile testimone di sé stesso".

Comunque rifacendosi al progressismo scientifico di Teilhard de Chardin (paleontologo di rango internazionale, definito dalla Chiesa come il Gesuita proibito), penso che Monod non ne possa contestare l'affermazione che"la Fede ha bisogno di tutte le verità di cui può disporre" . E questa considerazione è da ritenere come fondamentale, perché la vera Fede e la vera Scienza si possono e si debbono considerare alleate per arrivare alla Verità. Non è Fede quella dei cosiddetti bigotti ma solo una forma sottile di superstizione , che deve essere combattuta e respinta, perché preclude le porte della Verità a tanta gente desiderosa di raggiungerla, ma che rifiuta certi atteggiamenti e comportamenti

La vera Fede deve essere arricchita dalla Razionalità del Credo, altrimenti rappresenta qualcosa di estremamente povero dal punto di di vista dei contenuti ed è destinata ad essere inconsciamente rimossa.

Ed ora forse è il caso di fare delle considerazioni statistiche perché più dello 80% degli Italiani , riconosce razionalmente l'esistenza del Creatore, mentre questo è vero solo per il 50% degli uomini di scienza. Ma non si faccia confusione su questi dati , perché i cosiddetti uomini di scienza risultano a volte talmente presi dalla loro occupazione , che rifiutano di occuparsi di altre realtà , che hanno un impatto più diretto con l'esistenza; essi non si pongono il problema dell'assoluto, "ma lasciano che sia" , per occuparsi di problemi che si rivelano dettagli nell'ambito esistenziale.

Questo anche perché sono stati commessi dei grossi errori di valutazione da parte della religione ufficiale nei confronti della Scienza ( Galilei per tutti ) e quindi questi errori, commessi prima dell'esplosione della Scienza come Cultura fondamentale per l'Uomo, vengono ampiamente ricambiati. Attualmente la Scienza e la Fede sono ritenute contrapposte, ma questo è un atteggiamento che si può spiegare soltanto per le ragioni storiche di cui si è citato un esempio. Non si può ritenere il riconoscimento dell'esistenza del Creatore , come la negazione delle conquiste della scienza , perché sono soltanto due gli eventi, che fanno ritenere indispensabile la presenza di una Forza Trascendente affinchè si siano determinati, cioè il Big Bang dell'energia 'materiale' , ovvero il "fatto" che ha determinato la creazione dell'Universo ed il Big Bang dell'energia 'spirituale' , cioè il momento della creazione dell'Uomo , come Essere in grado di intendere compiutamente; momento dicevo che si è determinato forse soltanto quando Egli ha riconosciuto l'esistenza di un Fattore , per tutto ciò che lo circondava ed inconsciamente anche per sé stesso.

Scienza e Fede devono 'interfacciarsi' ' perché non possono esistere contrapposizioni frontali, nel momento in cui si accetta la tesi che la Scienza deve guardare fondamentalmente alla collocazione dell'Uomo nell'Universo; e quindi in particolare a crisi esistenziali molto diffuse, che si manifestano se viene a mancare un preciso , valido e certo punto di riferimento.

 

Antonio ALBINO in data 13 novembre 2003

 
Religioni e società PDF Stampa
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Giovedì 09 Ottobre 2008 17:51

L'attuale società credo non offra molto dal punto di vista relazionale, considerando che è caratterizzata da fattori molto legati tra di loro, quali l'arrivismo, l'individualismo ed il consumismo. Forse vale la pena di chiedersi, se per cambiare gli attuali sistemi di condurre l'esistenza, non sia necessario, e l'unica possibilità è offerta dai Mass Media ovviamente, cambiare il sentimento comune della gente, relativamente alla limitatezza nel tempo della Vita, perlomeno, dal punto di vista fisico.

Poiché è un fatto innegabile che l'argomento della morte fisica come certezza è un tabù nelle conversazioni comuni e quindi nella mentalità comune; ciò' condiziona in maniera completamente irrealistica il modo di vivere e di pensare e quindi di comportarsi nei rapporti interpersonali. Se vogliamo cambiare questa mentalità comune ed irrealistica, perlomeno nel mondo Occidentale, basterebbe che le masse prendessero coscienza di questo tabù e non lo trattassero come un argomento da affrontare nell'aldilà (!?).

L'ineluttabilità della fine della vita, che viene presa scarsamente in considerazione prima del raggiungimento di una età avanzata, se fosse invece posta all'attenzione generale produrrebbe la nascita di ben altre esigenze oltre a quelle legate agli attuali Status Symbol. Forse ognuno avrebbe meglio presente davanti a sé l'eterno dilemma, non più da nascondere, ovvero: DA DOVE VENIAMO? DOVE ANDIAMO? Forse questo permetterebbe di cercare quelle risposte individuali che mancano, a vantaggio di quelle inconsce collettive provenienti dalle Religioni, che attualmente vengono viste prevalentemente come una polizza assicurativa contro tutte le avversità della vita. Forse nascerebbe ben definita l'esigenza di acquisire -'virtude e canoscenza'-, di cercare il DIO che continua a nascondersi forse per stimolare la gente a trovarLo. Forse metterebbe in moto quei meccanismi cerebrali di cui ci ha dotato, che potrebbero far scattare un diverso modo di vedere , di ascoltare, di sentire in generale ed in particolare di contemplarLo , attraverso le sue opere , ovvero tutto ciò che di non contaminato ci circonda.

Si potrebbe raggiungere quell'equilibrio interiore , quell'appagamento spirituale , quel senso della vita inteso come conseguimento di benessere psico-fisico ed elevazione culturale , cultura intesa come apertura mentale nei confronti del mondo e della società.

Quella società in cui le varie religioni si rendessero conto di avere in comune l'Assoluto come meta e che quindi le varie contrapposizioni frontali , fino ad arrivare a vere e proprie guerre di liberazione dalle 'schiavitù religiose' , rappresentano una vera e propria negazione dell'Uomo come essere razionale; e quindi il rispetto delle diversità, a partire da appunto quelle religiose , per passare a quelle di usi, costumi, tradizioni, per trascurare quelle di natura fisica.

A causa del maggiore equilibrio nei rapporti umani , si potrebbe raggiungere quel processo di 'sacralizzazione della realtà' che cambierebbe completamente la vita dell'uomo , perché finirebbero la solitudine , le tenebre, la nullità dell'esistenza, per darle invece un senso compiuto, ovvero per illuminare la Vita con la Morte e la Morte con la Vita .

 

 

Antonio ALBINO

 
Il sogno di Cartesio PDF Stampa
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Giovedì 09 Ottobre 2008 17:50

Qualche giorno dopo che Cartesio ne aveva dimostrato l'esistenza , Dio gli apparve e gli disse: "Bravo! Hai dimostrato bene la mia esistenza; con questa dimostrazione, detto in altre parole, mi hai costretto ad esistere; d'ora in poi non mi posso permettere di fare come se non esistessi.

Ma bada bene: perché tu sappia che io non sono Dio di dominazione, che ha bisogno delle ideologie scientifiche che provino la mia esistenza, ma sono Dio di libertà che può fare benissimo a meno di queste ideologie, io ti dico: da oggi farò come se non esistessi. Confonderò i vostri ragionamenti, i quali, pur cercandomi, non mi troveranno, finché non diranno: il nostro Amore per Lui, quell'Amore che supera ogni altro Amore, è la suprema prova della Sua esistenza. E perciò non dite : Egli esiste perché noi Lo abbiamo pensato come necessariamente esistente, ma dite: Egli esiste perché noi Lo abbiamo amato sopra ogni cosa. Poiché ecco io voglio esistere non unicamente in virtù del mio essere sussistente, ma anche e soprattutto in virtù del vostro Amore. Fatemi esistere non solo con i vostri ragionamenti, ma con il vostro amore fattivo e creativo: allora glorificherete il mio Nome tra le genti".

Carlo SKALICKY

 
Considerazioni di Sigmund Freud sulle religioni PDF Stampa
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Giovedì 09 Ottobre 2008 17:49

La contrapposizione più evidente tra psicologia e teologia, si è verificato con la pubblicazione da parte di Freud del saggio "Avvenire di un'illusione", che rappresenta, da parte del padre della psicanalisi, una critica feroce alle istituzioni religiose. In ogni modo prima di analizzare i concetti espressi da Freud, dobbiamo tenere presente che egli era un ebreo ateo, che si definiva eretico e che non credeva nè nei dettami di qualsiasi religione nè nell'esistenza del Creatore.

Questi due aspetti sono distinti, perché esiste moltissima gente che crede nell'esistenza del Creatore, ma non professa alcuna religione. Bisogna inoltre considerare che il saggio di Freud è rivolto a Padre Pfister, prete di religione protestante, che rappresenta un ammiratore del padre della psicanalisi dal punto di visto scientifico, ma che costituisce ovviamente un antagonista dal punto di vista spirituale.

Quest'ultimo replicherà allo scritto di Freud con un altro saggio: "Illusione di un avvenire".

Comunque quello che fondamentalmente manca all'eretico ,come si definisce Freud , è l'accenno alla possibilità dell'esistenza di una forza soprannaturale che possa aver determinato l'esistenza dell'Universo. Questo in un attacco molto violento ad ogni forma di religione ci sembra una gravissima mancanza sul piano della trattazione e dell'analisi degli aspetti fondamentali. Mancando la base da cui partire, manca al saggio di Freud l'attendibilità che si richiede alle opere dei Grandi.

Per cui più che L'avvenire di un'illusione, il titolo più corretto potrebbe essere: Opinioni nei confronti delle religioni.

Partendo dalle premesse, che mancano di solide basi perché ormai il concetto che è stata l'esistenza di una forza trascendente ad aver determinato la realtà in cui viviamo è accettato dalla maggioranza della gente, Freud inizia il discorso partendo dalla costituzione delle prime società umane, come elementi necessari per la sopravvivenza.

Questo poiché la società rappresenta un istituto necessario alla ‘coercizione ' al lavoro ed alla limitazione delle cosiddette rinunce pulsionali.

Oltre che per garantire un buon rendimento sull'attività produttiva le rinunce pulsionali sono ovviamente necessarie per evitare stupri, omicidi, furti, rapine etc. Comunque Freud fa giustamente rilevare che: "innumerevoli uomini appartenenti alla cosiddetta società civile , che indietreggiano inorriditi di fronte all'omicidio o all'incesto, se sono sicuri di restare impuniti non si precludono il soddisfacimento della loro avidità, delle loro smanie aggressive delle loro bramosie sessuali e non si astengono dal danneggiare gli altri con la menzogna, l'inganno e la calunnia; e così è certamente stato sempre, fin dagli albori della civiltà".

Pertanto, dopo essersi organizzati in società, gli uomini trovano che è necessario un altro elemento per migliorare la convivenza: un padre comune, cioè un dio o più divinità. Continua Freud :"gli dei hanno un triplice compito: esorcizzare i terrori della natura ( fulmini, incendi, inondazioni, terremoti), riconciliarsi con la crudeltà del fato, specialmente quello che si manifesta nella morte, risarcirsi per le sofferenze e per le privazioni imposte dalla civile convivenza".

Con queste argomentazioni Freud forse considera l'uomo troppo razionale ( strano per chi in genere lo considera fortemente condizionato dalle pulsioni ) o forse vuole spiegarci che il bisogno di credere è insito nell'uomo; ma qui siamo di fronte al dilemma se tale esigenza ci è stata conferita od è nella natura dell'uomo e la seconda risposta è molto vaga perché presuppone numerose altre domande, le cui risposte Freud non può fornirci con le sue argomentazioni. Comunque vale la pena di rilevare che mentre per la nascita del fenomeno religioso si afferma tutta la limitatezza dell'uomo, di fronte a certi fenomeni inspiegabili (i cosiddetti miracoli) si parla invece di autosuggestione ovvero di capacità dell'uomo di valicare tutte le barriere che lo circondano inclusa quella psicofisica. La realtà è costituita dal fatto che in tutte le argomentazioni bisogna distinguere i vari livelli di cultura; il fenomeno religioso non va affrontato in maniera generalizzata, bisogna distinguere la religiosità di una persona colta intendendo per cultura l'apertura mentale espressa, la capacità di spaziare sugli argomenti senza arenarsi su aspetti particolari; quindi qualcosa non riservata a pochi, ma alla portata di tutti, con l'unico obbligo di attivare i meccanismi della ragione. In questa ottica ci sembra che il fenomeno religioso possa essere scaturito invece, ai primordi della civiltà, dal riconoscimento da parte dell'uomo, di un Fattore per tutto ciò che era intorno a lui; che poi ci sia stata una involuzione fino a partorire le divinità dell'Olimpo, questa è storia.

Comunque certe affermazioni riguardo il fatto che la religione si può definire come una nevrosi collettiva e che quindi l'umanità deve rinunciare a certe illusioni, acquistando la capacità di organizzarsi in modo sopportabile sulla terra, lasciano esterrefatti. C'è da considerare che l'esperienza è già stata tentata attraverso i regimi comunisti , ma i risultati hanno prodotto solo danni materiali e spirituali, che purtroppo Freud non ha avuto la possibilità di constatare , perché si è spento nel 1939 a Londra. Comunque c'è da rilevare che lo scritto di Freud risale al 1929 e quindi risente fortemente del clima politico che si stava instaurando in Germania e quindi in Austria ( risiedeva a Vienna). Forse il motivo per cui si sia scagliato col suo scritto contro la Religione in una maniera così violenta è dovuta anche al fatto che la Religione Cattolica aveva assunto una posizione quasi benevola nei confronti dell'ideologia nazista. La mia opinione personale è che psicologia e teologia, perchè si occupano di argomenti comuni cioè l'anima dell'uomo nei rapporti con l'ambiente e/o con Dio, possono insieme collaborare per raggiungere un equilibrio generalizzato e profondo. Ma questo è completamente da escludere fintanto che ci sarà una antitesi completa, dovuta essenzialmente nel nostro caso, alla posizione purtroppo troppo personale di Freud.

In merito Pfister fa osservare che : "Dal punto di vista storico occorre rilevare che, incontestabilmente, moltissimi tra gli spiriti più liberi e profondi che hanno enormemente arricchito la vita spirituale dell'umanità, hanno sentito il richiamo della religione non meno che della scienza".

Inoltre a proposito della funzione che la religione deve svolgere fa notare che:

"Deve liberare le migliori forze dello spirito e del sentimento, far scaturire la massima creatività artistica e scientifica, riempire l'esistenza di tutti ,anche dei più poveri, con i più alti beni della verità, della bellezza e dell'amore, aiutare ad affrontare con successo le reali necessità della vita, dare avvio a nuove forme di organizzazione sociale, autentiche e ricche di contenuto e favorire la nascita di una umanità superiore, interiormente piena , che corrisponde alle vere esigenze della natura umana e dell'etica, più della nostra glorificata inciviltà".

E quindi in conclusione afferma che :

"Noi uomini non siamo soltanto macchine per pensare , siamo creature che vivono , sentono e vogliono. Abbiamo bisogno di beni e di valori , dobbiamo avere qualcosa che soddisfi il nostro spirito, che dia impulso alla nostra volontà. Il pensiero deve offrirci valori logici, ma anche di tipo intuitivo. Che Freud, nella sua costruzione scientifica della vita, debba pur inserire da qualche parte quei valori spirituali, che la sua vita personale possiede con splendida abbondanza, è evidente: ma io nel suo concetto di scienza , non riesco ad individuare dove essi trovino posto".

La conclusione più logica della contrapposizione può essere quella di Piero Di Giovanni :

 " La religione , se è solo illusione, deve essere superata ; non può che rappresentare un primo momento del processo di sviluppo della civiltà umana . Ma se viene intesa come fede nell'assoluto per l'affermazione dei supremi valori terreni e soprannaturali , allora essa stessa non si pone nemmeno in contrapposizione alla scienza e alla ragione . Anzi l'unione di fede e ragione può segnare l'espressione più alta della dignità umana ".

 

Antonio ALBINO

 
La mia religione è la gentilezza PDF Stampa
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Giovedì 09 Ottobre 2008 17:47

Se ci fermiamo un attimo a riflettere, risulta evidente che la nostra sopravvivenza, perfino oggigiorno, dipende dagli atti di gentilezza di altre persone. Fin dal momento della nascita dipendiamo dalla cura e dalla gentilezza dei nostri genitori; più tardi nella vita, quando dobbiamo affrontare le sofferenze ed i disagi della vecchiaia, dipendiamo di nuovo dalla gentilezza degli altri. Se al principio ed alla fine della nostra vita dipendiamo dalla gentilezza degli altri , perché non agire con gentilezza nella parte intermedia della nostra esistenza?

La gentilezza e la compassione sono elementi essenziali per dare un senso alla nostra vita. Costituiscono una sorgente duratura di gioia e felicità. Sono il fondamento di un cuore generoso, il cuore di chi agisce per il desiderio di aiutare gli altri. Con la gentilezza, e quindi con l'affetto, l'onestà, la verità e la giustizia verso tutti, ci assicuriamo lo stesso nostro vantaggio. E' una questione di buon senso. Vale la pena di avere considerazione per gli altri, perché la nostra felicità è inestricabilmente intrecciata con quella del prossimo. Analogamente, se la società soffre, soffriamo anche noi. D'alta parte, quanto più i nostri cuori e le nostre menti sono afflitti da sentimenti di ostilità, tanto più diventiamo infelici. Quindi non possiamo eludere la necessità di gentilezza e compassione.

Ad un livello elementare e pratico, la gentilezza genera un senso di calore e di apertura che ci permette di comunicare molto più facilmente con gli altri. Scopriamo che tutti gli esseri umani sono proprio come noi, e quindi diventa più semplice entrare in relazione con loro. Questo evoca uno spirito di amicizia in cui c'è meno bisogno di nascondere ciò che sentiamo e ciò che facciamo.

Inoltre è ormai assodato che coltivare stati mentali positivi come la gentilezza e la compassione migliora la salute e può portare alla felicità.

E' straordinariamente importante che noi cerchiamo di fare qualcosa di buono con la nostra vita. Noi non siamo nati per fare del male o per danneggiare gli altri. Perché la nostra vita abbia valore dobbiamo coltivare e nutrire le qualità umane fondamentali come il calore, la gentilezza e la compassione. Se riusciremo a farlo, le nostre vite acquisteranno senso, saranno più felici e serene e avremo dato un contributo positivo al mondo che ci circonda.

 

L'attuale DALAI LAMA

 
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