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Purchè se ne parli, diceva qualcuno PDF Stampa
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Giovedì 04 Febbraio 2010 22:27

È incredibile come, ogni anno, Sanremo riesca a dominare la scena. E quando l’argomento non sono i bambini, i piccioni, i sessualmente confusi, o le oscene trovate etiche di Povia, salta fuori qualcos’altro. E quando non sono i conduttori, i vestiti, o gli ospiti, sono i partecipanti. Dunque se l’annunciata esibizione di Emanuele Filiberto di Savoia, non sembra aver destato preoccupazione alcuna, è evidente che l’Italia preferisce farsi scandalizzare da Morgan.
Perché l’Italia è fatta così, e non si può toccare la famiglia, l’eterosessualità, la prima serata, e nemmeno la droga. Ma chi lo sapeva? In Parlamento c’è più coca che farina da un fornaio, eppure la Meloni è insorta. Furiosa quando Morgan ha dichiarato a Max di farne uso da sempre, per combattere la depressione. Intervista estorta, dice lui, oltre che falsa. Con la droga non si diventa Bowie, dice lei, si dà un cattivo esempio e dalla depressione si esce con l’aiuto dei medici, dice in sostanza lei, ministro della gioventù. La fiera dell’ovvio, tanto per cambiare. Così si annuncia l’esclusione da Sanremo del cantante che si dice “maledetto”. Come se mandare un presunto drogato, in prima serata, fosse un messaggio pubblicitario. Capisco che da un popolo così, ci si aspetta di tutto, ma considerarli scemi fino a questo punto, è quasi una mancanza di rispetto. Quasi, perché Sanremo è Sanremo, ma anche chi lo segue...
Morgan si è fatto la sua pubblicità, andata con ritorno economico assicurato, il festival è al centro dell’attenzione, il perbenismo dei politicanti anche, e tutti vissero felici e contenti in questa repubblica delle banane, ma col bollino blu… si capisce.  E per il resto si vedrà, d’altronde riammettere Morgan a Sanremo in questo momento, sarebbe come dare scacco matto allo share.

Sara Eudizi
 
Non è un paese per giovani PDF Stampa
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Giovedì 04 Febbraio 2010 22:03

Non riesco a capire perché i giovani italiani non abbiano ancora fatto la rivoluzione. Non quella finta, posticcia, che si inscena stancamente anno dopo anno con le solite occupazioni e le parodie sempre più logore di un '68 lontanissimo. No, quella vera: quella contro la fortezza gerontocratica e prepotente che noi oramai anziani abbiamo munito di ponti levatoi per chiudere le porte, impedire l'accesso di forze fresche, monopolizzare tutti i posti a disposizione.
Tempo fa, in un intervento pubblicato dal Corriere, Pietro Ichino ricordava che in Italia l'ultimo concorso per accedere al Conservatorio risale nientemeno che al 1991: quasi vent'anni fa. Un'intera generazione di musicisti buttata via, vocazioni distrutte, opportunità bruciate. Se in questo ventennio fosse apparso all'orizzonte un bravo violinista, un virtuoso del ¬pianoforte, un eccellente percussionista, le strade sarebbero state due: o l'emigrazione oppure la rinuncia. Talenti Sprecati, prospettive chiuse. Se un giovane di oggi sentisse la vocazione dell'insegnante, anche accettando stipendi tutt'altro che ragguardevoli, ma seguendo il proprio istinto, dovrebbe rassegnarsi: non metterà mai piede in una scuola. Nei giornali entrano con il bilancino, tra i contratti a tempo indeterminato i più giovani hanno ormai scavalcato da un po' la trentina. La ricerca è territorio proibito: i parenti hanno la strada sgombra, quelli di talento devono adattarsi ad anni di precariato malpagato e appena possono scappano all'estero.
I giovani dovrebbero fare la rivoluzione contro un sistema ingessato, immobile, accondiscendente con le corporazioni potenti e prepotenti, spietato con il nuovo proletariato anagrafico che non ha nulla da perdere se non le proprie catene, per parafrasare il celeberrimo detto di Karl Marx. Vedono la scuola sfasciarsi e intuiscono che una scuola che perde la sua funzione democratica di premiare chi merita e sanzionare i fannulloni è un'istituzione che ruba il futuro a chi non ha il privilegio di riparare all'estero. Dovrebbero fare la rivoluzione anziché chiedere in modo petulante che gli anziani diano loro spazio cooptandoli con magnanimità nei loro sinedri. Se lo prendano, lo spazio occupato da chi difende con tenacia inamovibilità la posizione conquistata. Si organizzino per non morire asfissiati dagli intoccabili che dall'alto della loro posizione acquisita sparano con il bazooka appena vedono uno sotto i trent'anni che si avvicina imprudentemente alla fortezza. Non imitino i loro genitori se non i loro nonni con i riti dell'eterna protesta ma trovino forme e modi per irrompere nella società dei vecchi e dimostrare la loro bravura (se c'è).
La rivoluzione. Non la farsa dell'ennesimo, inutile corteo ritmato sui soliti, stucchevoli slogan.


Articolo di Pierluigi Battista tratto da Style Magazine
 
Furbi o intelligenti? PDF Stampa
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Venerdì 29 Gennaio 2010 09:25

Il nostro è un  Paese pieno di presunti furbi e di veri maleducati. Una prova evidente è costituita dalla assoluta incapacità , in attesa di qualche servizio, di rispettare anche fisicamente la successione, ovvero di disporsi su file ordinate in maniera che ciascuno usufruisca del posto che gli compete.
Il disordine, come modo di vita, regna sovrano a tutti i livelli e la cosa si giustifica con uno stato confusionale, rispetto ai doveri, che scaturisce dall’assenza generalizzata di quel senso civico che fa di una comunità un assieme ordinato ed efficiente. L’ignoranza continua a farla da padrona, determinando una continua fretta, un prolungato stato di ‘allerta’ per evitare di essere considerati meno furbi e quindi meno intelligenti dagli incompetenti e dai maleducati. Nessuno spiega alla gente che il furbo è solo colui che copia il compito, il test, l’esercizio e la persona intelligente è solo quella che lo ha redatto e che dovrebbe evitare che altre si impossessino del suo lavoro, magari senza neanche ringraziarlo ed offrirgli la loro amicizia.

Ma in questo Paese il senso morale è talmente scaduto che la persona che si impossessa del pubblico denaro o che evade il fisco (cose che dovrebbero equivalersi) senza farsi cogliere in fallo è considerata degna di ammirazione e di rispetto.
E poi la nostra classe politica, anziché dare l’esempio da imitare dà invece quello contrario. Non a caso il nostro premier ha più volte affermato che il livello delle tasse era troppo elevato, dimenticando che sicuramente lo è per l’elevatissimo numero di evasori. Pertanto, viste certe dichiarazioni ufficiali, la gente è indotta in un sentimento anomalo che produce gli effetti deleteri di cui parlavamo. La limitatezza dei nostri politici è attestata dal fatto che un ministro dell’attuale governo ha più volte dichiarato che ha molta paura di prendere l’aereo. Poiché qualche saggio ha affermato che non girare il mondo equivale a leggere soltanto la prima pagina del libro della vita, bisogna prendere atto che tra i massimi esponenti del sistema politico esistono persone poche adatte a gestire un paese moderno. Ma forse è proprio questo il punto. La nostra classe politica non eccelle per lungimiranza e larghezze di vedute e quindi non è in grado di dare l’esempio corretto. Lo dimostra il fatto che nessuna delle riforme che sarebbero necessarie per modernizzare il Paese è stata portata a compimento, a cominciare da quella della giustizia e del sistema fiscale (basata sulla lotta all’evasione) per finire a quella sull’assetto istituzionale.
Con l’attuale classe politica, caratterizzata da ‘amicizia’ e sudditanza ai potenti, è difficile non confondere partitocrazia e democrazia, particolare e generale, partigianeria e senso dello stato e quindi delineare la netta differenza che esiste tra furbetti e persone intelligenti.

 

Antonio ALBINO

 
Caste a confronto PDF Stampa
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Venerdì 22 Gennaio 2010 06:09

La magistratura è insorta in seguito al ventilato decreto legge del ministro Alfano che farebbe sì da rendere possibile il trasferimento dei giudici nelle sedi più oberate di lavoro. Lo stesso decreto permetterebbe inoltre che l’incarico di pretore possa venir attribuito anche a magistrati di nomina recente; questo attualmente per evitare di caricare di eccessive responsabilità persone con scarsa esperienza, ma lasciando in questo modo vacanti di responsabile decine di preture.

La Associazione Nazionale Magistrati naturalmente vorrebbe evitare che i suoi iscritti comodamente seduti sulle loro poltrone venissero spostati in sedi da considerare più disagiate perché procurerebbero un maggior carico di lavoro! Inoltre si vorrebbe evitare alle nuove generazioni di magistrati di ricoprire posti di responsabilità!

Siamo alle solite, le caste nella persona dei componenti più anziani quando vedono insidiato il loro potere , vale a dire i loro privilegi, si richiudono su sé stesse facendo quadrato contro gli ‘intrusi’ vale a dire la casta sempre presente dei politici.

Il sistema Italia costituito oltre che da caste, da lobby, corporazioni e mafie, fa sempre fatica ad assumere posizione ed a fare scelte nell’interesse del Paese. Ma stavolta siamo alle prese con un problema fondamentale: quello della corretta amministrazione della giustizia che significa uscire dal novero dei Paesi incivili.

Perché non possiamo considerarci un Paese ‘normale’ e quindi al passo degli altri Paesi europei nel momento in cui  i processi sia penali che civili durano decenni e che abbiamo più di otto milioni di cause arretrate.

Inoltre la casta dei politici, a cominciare dal suo premier, reclama un trattamento preferenziale rispetto a tutti gli altri cittadini, cioè il ripristino dell’immunità parlamentare, abolita dopo Tangentopoli.

Pertanto il marasma ci sembra completo, considerando che per accelerare i processi, se ne vogliono cancellare milioni a partire da quelli per il premier, come previsto dal disegno di legge attualmente approvato soltanto dal Senato.

La situazione ci sembra esplosiva ed il conflitto istituzionale può essere risolto soltanto con un accordo maggioranza-opposizione di cui non se ne  vede la possibilità, dopo che Berlusconi rimessosi dal trauma psico-fisico dell’aggressione di Milano è tornato a ricoprire il ruolo del "monarca assoluto". Il ventilato partito dell’Amore è tornato ad essere quello delle Libertà di fare prima i propri interessi  particolari  e poi quelli del sistema Italia.

Personalmente non credo che usciremo fuori da questa impasse in tempi brevi, perché le elezioni regionali tengono banco in questo momento. Vale a dire il potere per manifestarsi deve prima di tutto occupare comode poltrone. C’è da prendere soltanto atto che la guerra tra le due caste continua. Chi vincerà? Purtroppo non il sistema Italia, ma solo l’incompetenza, l’incapacità e gli interessi corporativi.

Saremo pessimisti, ma come facciamo a non esserlo  dopo sedici anni della cosiddetta seconda Repubblica, caratterizzata da una serie innumerevole di lotte intestine e di guerre fratricide, che nulla hanno a che vedere con una corretta gestione della politica del Paese?

 

Antonio ALBINO

 
Paese di evasori PDF Stampa
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Venerdì 15 Gennaio 2010 11:12

I contribuenti italiani possono essere suddivisi in tre gruppi. Il primo con un imponibile lordo annuo inferiore ai diecimila euro, che produce soltanto l’ 8% del reddito complessivo, anche perché sotto i 7500 euro esiste l‘esenzione completa dal pagamento delle tasse. Il secondo con un imponibile compreso tra i dieci e i ventimila euro che ne produce circa il 26%. Infine il terzo quello con un imponibile maggiore dei ventimila euro ne produce circa il 66%. Lo squilibrio emerge chiaramente quando si cita un dato aggiuntivo: quello che vuole che appena il 10% dei contribuenti paga da solo più della metà di tutte le tasse incassate dal Tesoro. Con questo ultimo dato si evince che siamo un paesi di furbi e/o di ladri a seconda dell’ottica con cui si guarda a queste cifre ed al fenomeno che ne scaturisce. Gli squilibri sociali non sono così accentuati come rivelano le cifre riportate, in un paese dove dichiararsi evasore rappresenta ancora un titolo di merito; questo con un deficit del bilancio statale tra i più alti al mondo. Gli squilibri più evidenti sono relativi soltanto all’evasione fiscale anche perché lamentiamo che gli importi relativi sono pari al doppio dei paesi europei più progrediti. Nel sistema Italia l’evasione fiscale raggiunge i 100 miliardi di euro, importo che ci fa chiaramente intendere che siamo ampiamente fuori dal novero dei Paesi civili. L’evasione fiscale è una grossa fonte di ingiustizia, perché oltre che produrre un aumento ingiustificato della pressione fiscale per chi paga regolarmente le tasse (in particolare lavoratori dipendenti e pensionati), fa sì che siano proprio i disonesti ad usufruire di servizi sociali che non gli competerebbero in base al loro reddito effettivo.
Pertanto dopo aver messo ordine nella pubblica amministrazione, rimuovendo la maggior parte degli sprechi che forniscono una giustificazione a chi evade, è necessario porre mano al Codice Penale. Chi evade deve essere considerato un ladro matricolato, non più un furbo e quindi deve finire in galera come tutti quelli che si appropriano del denaro altrui.
La vera riforma fiscale, anziché nella revisione del numero e dell’ammontare delle aliquote, consiste nell’instaurare la possibilità della galera per chi evade in continuazione e/o massicciamente
Soltanto tale prospettiva può rimuovere un’evasione così diffusa in questo paese dove la furbizia viene confusa con l’intelligenza. Il presunto furbo deve evitare questa confusione con una precisa presa di posizione del potere politico, con il varo di una legislazione adeguata che renda possibile l’intervento dell’Arma e delle altre forze di polizia nei confronti di gente disonesta e incivile.
 
Antonio ALBINO
 
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