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Popolo di vecchi PDF Stampa
Economia & Politica - Altri Articoli
Giovedì 26 Novembre 2009 22:29

L’Italia è ormai diventata un Paese di vecchi: nel Centro-Nord gli ultrasessantacinquenni hanno superato il 21% dell’intera popolazione, mentre il numero dei figli è dell’1,41 per donna contro il 2,01 dell’Irlanda. Il numero degli Italiani è in costante decremento a partire dal 1995 e il nostro processo di invecchiamento della popolazione è inferiore soltanto alla Germania in Europa ed al Giappone nel mondo.
A fine 2008 la popolazione residente in Italia ha superato quota 60 milioni, per effetto della presenza degli immigrati, che ormai superano i 4 milioni.
Analizzando poi la situazione dal punto di vista economico-sociale si rileva che in Italia tra i 55 e i 65 anni lavora solo il 33% della popolazione contro il 70% della Svezia. La cosa ci sembra molto gravosa  anche per il fatto che destiniamo alle spese per le pensioni la percentuale più alta del PIL tra tutti gli Stati Europei. Quindi non siamo solo un paese di vecchi ma anche di ‘giovani pensionati’. In relazione all’età le nostre risorse umane non sono sfruttate come negli altri paesi europei, dove la soglia minima dell’età pensionabile è di 65/67 anni contro i nostri 60. Ciò come già detto, insieme al processo molto avanzato di invecchiamento della popolazione  rende la nostra spesa previdenziale molto onerosa per il sistema Italia. Questo stato di cose si è determinato perché i nostri politici anziché guardare alle prossime generazioni, come diceva di fare De Gasperi, guardano alle prossime elezioni siano esse regionali, comunali, provinciali o nazionali. E’ chiaro che un indice di natalità tra i più bassi del mondo è dovuto essenzialmente a problemi di natura economico-sociale. Nel nostro Paese il livello dei servizi per la prima infanzia non è neanche minimamente comparabile con quello dei Paesi dell’Europa Settentrionale; e se a questo aggiungiamo lo standard dei cosiddetti assegni familiari praticamente insufficiente a coprire le spese necessarie per allevare decorosamente un bambino ci rendiamo conto del perché la scelta del figlio unico viene effettuata da più del 50% delle coppie.
Per una donna che lavora (e dovrebbero lavorare tutte sia per esigenze sociali, sia perché conosciamo bene, dal loro standard di vita, la situazione economica delle famiglie monoreddito ) sobbarcarsi il ruolo di madre e di moglie è estremamente gravoso, considerando la carenza dei servizi sociali a cominciare dai trasporti pubblici per finire agli asili nido. Questo è il motivo per cui nella maggior parte dei casi ci si limita ad avere al massimo un figlio determinando in questo modo uno squilibrio numerico evidente tra generazioni. L’unico rimedio a tale situazione escogitato dai nostri politici  è stato quello di lasciare all’arrivo degli immigrati il compito di sopperire a questa carenza di nascite per quanto riguarda gli italiani……. Ancora una volta siamo costretti a dire: povera Italia non  meriti una classe politica di questo genere.
Antonio ALBINO
 
La follia portatrice sana d'intelligenza PDF Stampa
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Giovedì 26 Novembre 2009 22:04

L’unico fatto certo è che senza il condimento della follia non può esistere piacere alcuno. (Erasmo da Rotterdam)
Una volta si diceva che la pazzia fosse un dono degli dei. Ora invece credo che la nostra società si giustifichi dietro la pazzia. Cosa può portare alla follia dell’essere umano? Sicuramente ci sono tante variabili e cause che concorrono. La follia è la fine della ragione. Nulla potrebbe esistere fuori della ragione. Partendo da questo, allora potremmo pensare che quando la ragione diventa povera e limitata allora si che può essere dominata non da un atto di forza ma da una debolezza, da una precarietà psicologica, emotiva, culturale e sociale. Come potremmo non avere questo senso di precarietà in questa società?
La follia dell’essere umano credo che oggi sia dovuta ad un occultamento di se stessi, delle proprie passioni, del proprio fare. Viviamo in mondo disgregato dalla disuguaglianza economica, sociale. Il folle ha una sua duplicità, da una parte è 'l’altro” appartenente ad un mondo profondamente diverso da quello dei sani, dall’altra rivela qualcosa che è insito e naturale in tutti gli uomini. La follia è il disagio interiore ma non malattia incurabile. La follia può essere dovuta ad un amore folle che non è corrisposto, alla precarietà del lavoro o alla sua totale assenza e alla frenesia del nostro vivere. Tasso è per il Leopardi “un uomo vinto dalla sua miseria, soccombente, atterrato, che ha ceduto alle avversità,che soffre continuamente e patisce oltremodo”(Zibaldone). Lo stesso genio di Tasso, è un genio che si ritorce contro se stesso, è un eccesso di conoscenza che finisce con il ritorcersi contro se stesso. Se nella vita, non rispondi ai  suoi perché, ma ti accontenti, allora è difficile che la follia si impossessi del proprio io. Spesso si cerca di sfuggire a questa vita, richiudendosi nella falsa tranquillità e fissità, opponendosi invano alla molteplicità della realtà. Allora viva la sana follia, segno d’intelligenza e non solo…

Roberta PATI
 
Il lodo Alfano riveduto e (s)corretto PDF Stampa
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Domenica 15 Novembre 2009 22:12

di Antonio ALBINO

Scontro aperto sul disegno di legge che propone l’istituzione del processo breve, con compressione a due anni del limite massimo per ogni grado di giudizio ( con l’esclusione di alcuni reati ancora da definire). A me sembra che sia  solo una amnistia mascherata, con la possibilità, anzi con la certezza che saltino milioni  di processi ( dai primi calcoli sembra circa il 70%), perché come sappiamo sono più di cinque milioni le cause pendenti in campo civile e più di tre milioni quelle in campo penale). L’ingiustizia è uguale per tutti è la nuova scritta che dovrebbe comparire in tutte le aule dei tribunali italiani. Anziché farsi processare l’uomo più potente d’Italia preferisce evitare la probabile condanna (altrimenti non si spiegherebbe la presentazione di questo ddl), però in maniera egalitaria, evitando altri milioni di giudizi per altri milioni di suoi concittadini.
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La nostra classe politica, ancora una volta emerge e primeggia per il malgoverno, per le leggi e i disegni di legge ad personam. Anziché accelerare lo svolgimento dei processi, informatizzare l’apparato della giustizia, sostituire leggi obsolete si riconosce apertamente che non siamo in grado di assicurare la giustizia in maniera equanime e sollecita.
Ormai abbiamo le prove e le testimonianze di  milioni di concittadini che non siamo più un paese compreso tra quelli da considerare civili, perché in questi ultimi non solo i processi durano un tempo ragionevole ( quello che da noi si vorrebbe imporre con arbitrio nei confronti dei cittadini onesti) , ma è la classe politica che per prima rispetta le leggi che essa stessa promulga.
Senza fare del  moralismo è bene che  Berlusconi si sottoponga al giudizio della magistratura come tutti gli altri cittadini di questo Stato, perché, in un paese che si rispetti, tutti sono uguali davanti alla legge, come d’altra parte è scritto nella nostra Carta Costituzionale.
E’ inutile parlare di magistratura politicizzata, perché tutti hanno diritto ad avere una opinione politica, e non crediamo che tutti i giudici che hanno indagato su Berlusconi siano catto/vetero/ex-comunisti. Siamo più propensi a credere che la corruzione ed il malaffare siano stati e siano sempre imperanti nell’Amministrazione Pubblica del nostro Paese. La fine della prima Repubblica non crediamo che abbia significato la fine anche di tangentopoli, perché non ci sono state riforme e/o rinnovamento delle strutture pubbliche.
Se il paese non è stato ammodernato la colpa non è degli onesti cittadini che oltretutto hanno pagato le Tasse in proporzione paragonabili a quelle dei Paesi più avanzati, con il sistema fiscale a più alto indice di evasione in Europa, ma della classe politica nella sua interezza. E quest’ultima considerazione sul fisco evidenzia lo sfacelo che caratterizza tutto l’apparato pubblico, che in aggiunta tollera da decenni un ‘furto continuato’ a danno dei contribuenti onesti che si vedono costretti a pagare anche per gli evasori.
La classe politica responsabile di questo sfascio dovrebbe avviare (????) non solo un processo di riforma dei Codici ma soprattutto un processo  di ‘efficientamento’ , ammodernamento e ristrutturazione totale della amministrazione pubblica in particolare della Giustizia, non può legalizzare in questo modo, con questo ddl, il malaffare.
Ma questi sono soltanto sogni, perché  le riforme auspicate avrebbero dovuto e potuto essere avviate anche qualche decennio fa. Povera Italia non meriti una classe politica di questo genere.
 
Antonio ALBINO
 
Il fenomeno delle cubiste baby PDF Stampa
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Giovedì 12 Novembre 2009 22:10

di Roberta PATI

Ballano davanti agli occhi dei coetanei, in modo provocante, mimando gesti e passi di ballerine da lap dance. Un mondo di scambi sessuali a pagamento, di fumo, droga e per finire di bullismo. Sono bambine che stanno bruciando le tappe, che si travestono da adulte e giocano a svolgere un ruolo che non dovrebbe appartenere loro: quello di donne già vissute. Ragazzine in tutto uguali alle colleghe più grandi semivestite, lingerie in mostra, trucco pesante, balli e pose provocanti. Le veline televisive sono il loro modello.
Dobbiamo stare ben attenti, al fatto che questo non è un fenomeno sommerso e isolato. All’insaputa dei genitori sembra che vengano anche pagate, dai quindici ai cento euro a serata. Reclutate, via sms, scelte in veri e propri casting, le minorenni dicono alle mamme che escono per andare al cinema o a fare shopping. Poi si cambiano nei camerini e indossano la divisa da discoteca: minigonna e top strizzati. Queste adolescenti, seguono modelli sbagliati che vengono trasmessi dai mass media, dalla pubblicità ingannevole. Bambine  che per sentirsi adeguate al contesto, per sentirsi importanti devono vivere la loro vita frettolosamente. Si ha la sensazione che queste baby donne”cubiste”, abbiano uno ‘scarso radicamento’ di alcuni valori ed emulino solo false proiezioni di questa società. Copiando precocemente atteggiamenti, modi di vita, di relazione e comportamento sbagliati. A proposito delle baby cubiste, mi sembra importante riportare le parole di una scrittrice che su quest’argomento ha scritto un libro: l’autrice Marida Lombardo Pijola inviata speciale de ‘Il Messaggero’. L’aspetto più cupo del libro della suddetta autrice sembra essere il rapporto che queste bambine hanno con il loro corpo. “Vivono il corpo come se fosse altro da sé; è come se si fosse aperta la cerniera che univa il corpo all’intimità e all’anima. Così i corpi diventano uno strumento attraverso il quale realizzarsi, avere successo, conquistare la notorietà all’interno del branco”. Il sesso viene vissuto, come un gioco senza alcun sentimento, senza inibizione alcuna, con la stessa leggerezza con cui giocavano qualche giorno prima con le bambole.

Roberta Pati
 
Delitto e indifferenza PDF Stampa
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Giovedì 05 Novembre 2009 22:09

di Antonio ALBINO

NAPOLI - L’Antica Caffetteria  Vergini è un bar del Rione Sanità. Il locale ha due telecamere a circuito chiuso che hanno ripreso la scena di un omicidio premeditato e perfettamente portato termine.
Le scene mostrano un uomo che sulla soglia del bar fuma tranquillamente l’ultima sua sigaretta; accanto a lui il cosiddetto palo, nel gergo della camorra lo specchiettista, che controlla la situazione in modo da rendersi conto se la vittima designata sospetta qualcosa. Quando il ‘referente’ si rende conto che l’ambiente è ‘tranquillo’ scatta il segnale di avvio dell’operazione. Egli passando davanti alla porta del locale alza il braccio per guardare l’ora e si allontana tranquillamente. E’ il gesto convenuto, l’omicida esce dal locale tira fuori la pistola e spara alla testa della vittima, che cade a terra ferito a morte, poi un altro colpo di pistola sempre alla testa e l’esecuzione è compiuta. L’omicida si può allontanare tranquillamente senza affrettarsi e riponendo tranquillamente la pistola. Sembra una scena tratta da un film ma purtroppo è solo un documentario che mostra che  in molte zone di Napoli si respira un clima da Far-West. Infatti il vero colpo di scena è costituito dal fatto che nessuno accorre, la gente prende l’episodio come un normale avvenimento, qualcuno incurante per passare scavalca tranquillamente il cadavere. Una bambina viene portata via dal padre senza che sia necessario coprirle gli occhi: ha assistito a una scena che è qualcosa di perfettamente normale nel Rione Sanità. Non c’è nessuna pietà per chi ha infranto le regole stabilite dalla camorra; la vita può riprendere tranquillamente senza che nessuno si scomodi a fare da testimone per quello che è considerato non un delitto ma un normale regolamento di conti.
 
Antonio ALBINO
 
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