| Breve storia dell'ignoranza |
|
|
| Economia & Politica - Altri Articoli | |||
| Venerdì 03 Luglio 2009 13:33 | |||
|
Cosa significa non saper leggere, scrivere e far di conto? «Per alcuni millenni» spiega Tullio De Mauro, «leggere, scrivere e far di conto furono un bene di cui si avvantaggiava l'intera vita sociale: era importante che alcuni lo sapessero fare per garantire proprietà, conoscenze, pratiche religiose, memorie di rilievo collettivo, amministrazione della giustizia. Ma nelle società aristocratiche a base agricola, purché ci fossero alcuni letterati, la maggioranza poteva fare tranquillamente a meno di queste capacità. I saperi essenziali venivano trasmessi oralmente e perfino senza parole. Anche i potenti potevano infischiarsene, purché disponessero di scribi depositari di quelle arti. Carlo V poteva reggere un immenso impero, ma aveva difficoltà perfino a fare la firma autografa. Le cose sono cambiate in tempi relativamente recenti [...]. È sopravvenuta l'idea che tutti i maschi abbienti, poi tutti i maschi in genere, infine perfino le donne, potessero avere parte nelle decisioni politiche. La "democrazia dei moderni" e i movimenti socialisti hanno fatto apparire indispensabile che tutti imparassero a leggere, scrivere e far di conto.» Al giorno d'oggi per essere cittadini a pieno titolo della nostra società «leggere, scrivere e far di conto servono sempre, ma per acquisire livelli ben più alti di conoscenza necessari oggi all'inclusione, anzi a sopravvivere in autonomia». Al sapere, ormai, è legato il nostro futuro, l'uomo libero è principalmente colui che ha la possibilità di decidere il proprio destino, e che quindi ha l'opportunità di migliorarlo.
«È con la Rivoluzione francese» spiega lo storico Giovanni Orsina «che nasce l'idea di una nuova società basata sull'individuo, dove ognuno sceglie per sé e dove il proprio destino non è stabilito dal ceto in cui si nasce. Il proprio futuro non va accettato con rassegnazione, ma può essere costruito. L'individuo scopre di potersi muovere, di poter decidere e determinare autonomamente il proprio destino. Nell'Antico Regime il merito individuale è inutile, il futuro dell'individuo è preordinato alla sua nascita. Vige il sistema delle caste: i figli dei nobili sono destinati ad essere nobili, i figli degli artigiani, artigiani. Ognuno diventa quello che nasce: solo il clero e l'esercito danno una certa possibilità di mobilità sociale, ma comunque non per tutti».
Brano tratto dal testo La fabbrica dell’ignoranza di Giovanni FLORIS
|


