| Crescita tendenziale della felicità? |
|
|
| Felicità - Altri articoli | |||
| Giovedì 25 Marzo 2010 21:49 | |||
Malgrado guerre, conflitti e crisi economiche, sembra che in molti paesi del mondo le persone nel 2007 fossero più felici che nel 1981. Su un totale di 52 paesi per i quali esistono dati di lungo periodo, infatti, ben 45 hanno fatto registrare un aumento dell’“indice di felicità”, come risulta dalle risposte alla World Values Survey, che ogni due anni coinvolge circa 1.400 soggetti in oltre 50 paesi. La causa sembra da ricercare in una miscela di crescita economica, democratizzazione e soprattutto maggior libertà personale. Il questionario pone agli intervistati due domande: quanto sono felici e quanto sono soddisfatti della propria vita. La prima riguarda lo stato emotivo del momento, mentre la seconda implica soprattutto un confronto con gli altri e con le proprie situazioni di vita nel passato. I due indici vengono infine combinati in un valore complessivo di “benessere soggettivo”.
Studi precedenti dimostrano che un maggior benessere materiale non rende necessariamente più felici, ma analisi recenti presentano un quadro più articolato. Secondo Ronald Inglehart e i suoi collaboratori dell’Università del Michigan, solo nei paesi più poveri la crescita economica dà luogo a un aumento del benessere soggettivo, mentre al di sopra di un Pil pro capite di $ 12.000 un’ulteriore crescita non ha alcun effetto sul benessere personale. La sensazione soggettiva di benessere mostra una crescita particolarmente forte in paesi ex socialisti come l’Ucraina o la Slovenia, benché in molti di essi la situazione economica sia peggiorata dopo la caduta del regime comunista. In questi casi, sostengono psicologi e politologi, la causa sembra da ricercare soprattutto nella maggiore libertà politica e personale. L’ipotesi è confermata dal fatto che l’indice di benessere personale fa registrare una netta diminuzione in Bielorussia, paese nel quale dopo il crollo dell’Unione Sovietica nulla è cambiato dal punto di vista politico. Anche in America latina le persone appaiono più soddisfatte in confronto a un quarto di secolo prima. Quei paesi, malgrado la relativa povertà, risultano tradizionalmente tra i più felici del mondo, stando ai questionari. Ciò è dovuto probabilmente al ruolo importante di valori familiari e religiosi, oltre che a uno spiccato orgoglio nazionale. Anche qui l’aumento del benessere soggettivo va probabilmente di pari passo con la liberalizzazione politica e personale: «Ciò vale soprattutto per il Messico», dice Roberto Foa, uno dei ricercatori dell’Università del Michigan, «dove le persone, grazie a riforme politiche e sociali, hanno maggiori possibilità di lavorare, viaggiare e manifestare le proprie peculiarità individuali». Viceversa in Cina e India, paesi di impetuosa crescita economica, l’indice soggettivo di felicità e soddisfazione fa registrare un certo calo, che potrebbe essere un primo sintomo della “sindrome da benessere”, quale è ipotizzata per i paesi ricchi dell’occidente. Quanto alla Germania, i risultati di questi rilevamenti la collocano in una posizione intermedia. Nei Länder occidentali l’indice è un po’ cresciuto rispetto al 1981, mentre per l’ex Germania orientale, dove i dati sono disponibili solo dal 1990, dopo una crescita iniziale l’indice è tornato al livello di partenza. Articolo di Christine Amrhein tratto dalla rivista Psicologia Contemporanea
|



Malgrado guerre, conflitti e crisi economiche, sembra che in molti paesi del mondo le persone nel 2007 fossero più felici che nel 1981. Su un totale di 52 paesi per i quali esistono dati di lungo periodo, infatti, ben 45 hanno fatto registrare un aumento dell’“indice di felicità”, come risulta dalle risposte alla World Values Survey, che ogni due anni coinvolge circa 1.400 soggetti in oltre 50 paesi. La causa sembra da ricercare in una miscela di crescita economica, democratizzazione e soprattutto maggior libertà personale.