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Sono chic, sono seducenti, anche quando non hanno niente da dire. Sono diventati il metronomo della nostra vita. Internet, e-mai, social network, smartphone, tablet: il Grande Fratello del nuovo millennio non ci lascia scampo.
In che modo viviamo nell’era digitale? La connettività plasma il nostro cervello, ne altera le funzioni, i circuiti. Ci fa credere di andare più veloci e invece buttiamo via un sacco di tempo. Ci fa credere di poter fare più cose ma in realtà siamo distratti di continuo e spinti a galla verso un pensiero debole e superficiale. Perdiamo la concentrazione, la memoria, il sonno, il silenzio, la pace della solitudine. La distrazione degli altri ci irrita; la nostra ci consuma, ci impoverisce. Collezioniamo account, password di accesso e una crisi di identità.
Come difendersi e reagire? Bisogna salire sul podio e dirigere l’orchestra. Usare la tecnologia senza farsi schiacciare. [….]
Ora alla solitudine preferiamo la condivisione. E’ come se, perché un pensiero sia valido, fosse necessario postarlo come aggiornamento di stato. Perché isolarci, se abbiamo sempre un mezzo di comunicazione in mano, un filo diretto con tutte le persone che conosciamo? Perché dovremmo starcene soli con i nostri pensieri?
La scrittrice ed esperta di relazioni Suzi Godson teme  le implicazioni psicologiche che potrebbero manifestarsi nei bambini:

Vivendo con un sottofondo di bip e plin, come potranno i nostri figli rendersi conto che il silenzio favorisce la creatività, che la solitudine può essere gioiosa e non triste, che l’impegno non necessita di una connessione continua?

Non serve contare sulle nostre forze, se abbiamo a disposizione la tecnologia. Davanti ad una difficoltà (per esempio, se ci annoiamo da soli con noi stessi) –click!- possiamo collegarci ed evitare di affrontare il problema. Di colpo, ci ritroviamo a divagare. E’ una coperta di Linus, ma non siamo più bambini.

Provate a starvene un po’ per conto vostro. Sentite l’impulso di afferrare il telefono o il computer portatile?

La solitudine può essere pesante e noiosa. Ma può anche rappresentare uno spazio creativo, che offre nuovi pensieri e un senso di calma. Mentre ci identifichiamo sempre di più con ciò che diciamo e facciamo on-line (ogni azione è una occasione per una foto da postare, non una esperienza di vita), lasciamo da parte il vero Io. Passiamo così tanto tempo a pensare all’immagine pubblica da aver dimenticato che può esistere da sola. A volte eventi e pensieri sono più incisivi se non sono diluiti dalla condivisione con la comunità web.

 

Brani tratti dal testo Felicemente#sconnessi di Frances Booth