| I cristiani e il mondo |
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| Venerdì 07 Novembre 2008 15:55 | |||
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Per dare solo un’idea si possono enumerare, per esempio, il Vangelo degli ebioniti, il Protovangelo di Giacomo, il Vangelo degli egiziani, il Vangelo dei nazareni, il Vangelo di Giuda, il Vangelo del Salvatore, il Vangelo di Filippo, il Vangelo di Maria, il Vangelo di Nicodemo, il Vangelo di Pietro, il Vangelo degli ebrei. Quasi altrettanto fitto l’elenco degli< Atti >, tra i quali troviamo gli Atti di Pilato, gli Atti di Tecla, gli Atti di Tommaso eccetera. Esistono una quantità di epistole, alcune dichiaratamente false, compresa una corrispondenza fra Paolo e Seneca , una Lettera dello Pseudo-Tito, una Lettera di Barnaba, una Lettera di Clemente, una Lettera di Tolomeo, e via dicendo. Anche il catalogo delle apocalissi è ben nutrito.
Tutte queste opereranno per gli specialisti uno straordinario interesse. Anche quando la loro autenticità appare dubbia, aiutano a capire le condizioni in cui una corrente del movimento cristiano era nata o si stava sviluppando, facilitano, per analogia o per contrasto, la comprensione di altri testi, i loro rapporti reciproci. Prendiamo, per esempio, la corrispondenza fra Paolo e il filosofo Seneca. E’ chiaro che si tratta di un falso e quasi nessuno ha mai preteso che fosse autentica. E’ interessante, però, indagare le ragioni per le quali si è sentito il bisogno di fabbricare il falso. Allora si vede che le quattordici lettere che i supposti autori non hanno mai scritto, sono state inventate per dimostrare per dimostrare che Paolo godeva di alta considerazione nei circoli filosofici della sua epoca. Prendiamo la Lettera di Barnaba, che possiamo definire uno pseudoepigrafo, cioè un testo scritto da chissà chi e posto sotto l’autorità di Barnaba, compagno di Paolo. Tale paternità serviva a dare valore alla tesi sostenuta nell’opera, ossia che l’ebraismo è una falsa religione e che l’Antico Testamento è un libro cristiano.
Da un punto di vista storico possiamo dire che i documenti falsi sono importanti quanto quelli autentici, se esaminati da specialisti in grado di collocarli nella temperia della loro epoca e di scoprire le motivazioni per le quali sono state fabbricati. Quando le gerarchie fecero la scelta di restringere i documenti ritenuti ispirati ai quattro vangeli detti < canonici >, dovettero quindi sfoltire enormemente i testi in circolazione e scegliere quelli più simili fra di loro. Così è, infatti, per i tre vangeli detti < sinottici > ( Marco, Luca, Matteo), lo è di meno per il quarto (Giovanni), che resta però compatibile con i precedenti.
Con un grande balzo di venti secoli, possiamo affermare che le enormi diversità esistenti fra i cristianesimi delle origini continuano anche oggi. Fra i missionari che operano nelle zone disagiate del mondo, spesso a rischio della vita, e un predicatore televisivo americano che insegna come diventare ricchi e felici, esiste una differenza abissale. Eppure, entrambi si rifanno a Gesù, entrambi si dicono cristiani e ispirati dagli stessi vangeli. Ciò che più conta, entrambi reclamano, per la maggior parte, di essere i soli legittimi eredi del messaggio lasciato dal Cristo.
E’ lecito considerare tale diversità, spesso insignificanti e che sconfinano a volte nel pittoresco, i residui attualizzati delle grandi diversità esistenti nel II e nel III secolo. C’erano allora cristiani convinti che il mondo fosse stato creato da Dio e altri per i quali non il Dio buono, ma una divinità malvagia aveva creato l’universo, il che spiegava come mai nel mondo ci fosse tanto male. Per altri ancora, il fabbricatore del mondo era una divinità di secondo ordine, che non disponeva pienamente del predicato essenziale di Dio, cioè dell’eternità. Per secoli ci sono stati cristiani che non hanno mai sentito parlare della verginità della madre di Dio, né hanno mai sentito il bisogno di ipotizzare una circostanza che stride così apertamente con il senso comune. Anche su Gesù circolavano tra i cristiani le opinioni più diverse. Alcuni credevano, in base all’insegnamento di Paolo, che la sua morte e resurrezione avessero comportato la redenzione del genere umano, mentre altri pensavano che non avessero niente a che fare con la salvezza, e altri ancora ritenevano che non fosse mai morto.
Come si spiega che idee tanto diverse convivessero presso persone in assoluta buona fede, rettamente ispirate, tese alla ricerca del bene, che si dicevano seguaci della stessa religione? Si spiega col fatto che, in quei secoli, non era ancora stato costituito un corpus di testi di riferimento valido per tutti, quello che oggi si chiama il Nuovo Testamento, un insieme di 27 scritti che comprende, oltre ai quattro vangeli, gli Atti detti < degli Apostoli>, numerose epistole e l’Apocalisse. Ci vorranno secoli perché si arrivi a questa relativa omogeneità e ci vorrà il concilio di Trento , nel XVI secolo, perché essa venga resa ufficiale dalla Chiesa cattolica, anche se il corpus del Nuovo Testamento da almeno un millennio si era ormai assestato.
E degli altri cristianesimi che cosa è stato? La dottrina ufficiale ha operato in modo tale da cacciarli progressivamente nell’ombra fino a farli dimenticare, quanto meno dalla gran parte dei fedeli che di tante cose non hanno mai inteso parlare. L’opera di rimozione è stata poi completata con un altrettanto efficace sostituzione. La dottrina ufficiale ha cioè riscritto e divulgato la storia iniziale, come se tutte le diverse interpretazioni non fossero mai esistite, come se le opinioni diventate appunto <ufficiali> fossero state da sempre quelle ereditate direttamente dall’insegnamento del fondatore Gesù. E’ nata così la < teologia >, cioè la branca del sapere che studia la divinità e orienta la fede dei credenti.
E’ stato un bene o un male che le cose siano andate come sono andate? La domanda, è ovvio, appare quasi priva di senso. La pongo solo perché consente di affermare che, come sempre, il risultato conclusivo è stato un insieme di bene e di male. Di certo un bene dal punto di vista della Chiesa che, grazie a una dottrina via via consolidata, e poi sagacemente adattata alle circostanze a ai tempi, ha potuto rafforzare e mantenere il suo potere sia spirituale sia politico; un male perché quella stessa solidità è all’origine di tutte le crudeltà e del sangue sparso nel corso dei secoli in nome di un Gesù che non ne è affatto responsabile. Un male anche perché, con i vari cristianesimi delle origini è stata rimossa pure la possibile ricchezza che le tante interpretazioni avrebbero potuto portare. Ma le ideologie, come sappiamo, non ammettono deroghe e la sopravvivenza di una Chiesa obbedisce a regole che non sono molto diverse da quelle di una qualunque altra istituzione umana.
Il brano è stato tratto dal testo Inchiesta sul Cristianesimo di Corrado AUGIAS e di Remo CACITTI
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