| Il fuoco si sta spegnendo |
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| Economia & Politica - Altri Articoli | |||
| Martedì 07 Ottobre 2008 17:51 | |||
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di Antonio ALBINO
Un conto è arrivare ad una età avanzata ancora in grado di provvedere ai propri bisogni, di muoversi autonomamente di articolare discorsi con un senso compiuto, un altro conto è arrivarci con una o più affezioni come: dolore, spasmi muscolari, disappetenza assoluta, stato confusionale, insonnia, respirazione difficile, totale spossatezza, etc. Questo è un fatto che la società trascura completamente nelle statistiche, che rimuove inconsciamente o volutamente; il che fa sì che si possa dire che l'informazione, in questo campo, non è corretta e che le statistiche non permettono di comprendere la realtà. Ciò ci costringe a dire che l'affermazione di Einstein : la stupidità umana è infinita è purtroppo piuttosto realistica. Abbiniamo agli struzzi la caratteristica di nascondersi di fronte alla realtà, ma ciò secondo gli ultimi studi dell'etologia non è vero; la caratteristica di nascondersi per evitare di affrontare argomenti tristi ma ineluttabili è una caratteristica della specie umana. Forse per certi aspetti il più stupido degli animali è proprio l'animale uomo sia per come considera e si comporta di fronte alla vita, sia per come non considera e quindi si comporta di fronte alla morte. Che la morte sia un argomento tabù, anche nelle classi culturalmente più elevate è un fatto gravemente anomalo perché il tormento eventualmente associato non viene visto come un problema da affrontare seriamente. Qualunque atteggiamento nei confronti del problema dei problemi, anche se il più lontano nel tempo, viene delegato alle religioni e recepito nelle legislazioni. Quelle a noi più vicine assumono in merito, un atteggiamento 'poco' razionale per una serie di motivi che andiamo ad analizzare. Il primo è pensare che DIO si occupi anche di tutte le modalità relative alle circostanze della morte di tutte le sue creature e quindi non bisogna interferire nelle sue volontà. Questo perché con assoluta disinvoltura si afferma che la vita è un dono di DIO e solo a Lui va riservato il diritto di rimuoverla. Perché ?; Ma se è un dono essa diventa di ‘proprietà' dell'interessato, non solo, ma razionalmente va evitato che esso diventi una condanna senza pietà per le sofferenze che possono accompagnare la sua fine. L'atteggiamento di DIO, secondo certe opinioni, è quello di un sadico che ama la sofferenza ed il patimento spinte all'estremo, ma ciò non è vero non può essere vero in un mondo che solo la stupidità e l'ignoranza umana, non il Creatore, hanno reso ostico e la vita difficile da vivere. Sempre secondo certe istituzioni religiose la sofferenza è un mezzo di elevazione spirituale; esse dimenticano che il dolore ottenebra la mente e annulla la lucidità dell'intelletto. Un altro elemento che ci fa ancora una volta rabbrividire è che certe vedute anomale debbano riguardare tutti anche chi non è un seguace di certe religioni (dov'è finita la laicità degli Stati moderni? Sicuramente in pasto alla stupidità umana). Per le ragioni che abbiamo elencato noi riteniamo che un altro Popolo Eletto sia costituito da quello che risiede in terra d'Olanda. I primi al mondo che hanno riconosciuto il diritto alla morte dolce, senza patimenti e sofferenze inutili, cosa che permette di avvicinasi maggiormente a DIO nel momento del trapasso. Gli Olandesi hanno reso la vita più degna di essere vissuta anche fino alla sua conclusione, tutte le altre considerazioni rappresentano sofferenza, ignoranza e inciviltà. Con certi atteggiamenti nefasti si incoraggia solo l'ateismo e si predica solo l'irrazionalità. Ci auguriamo che in campo politico vengano prese delle decisioni più sagge di quella che fu assunta dal presidente francese nella storia che si riporta il cui testo è stato tratto dal libro Il diritto di morire di Umberto VERONESI . Un solo piccolissimo movimento,fatto con un pollice. Era tutto ciò che restava a Vincent Humbert, un ragazzo francese di ventidue anni che tre anni prima, per le lesioni riportate in un terribile incidente stradale, era rimasto tetraplegico, cieco e muto. A parte quella pressione del pollice, la sua era la situazione, a cui ho già accennato, definita Locked-in Sindrome: un individuo rimane –murato- entro il proprio corpo. Ricoverato in ospedale dal giorno dell'incidente, Vincent era in piena coscienza e udiva. Poteva ancora comunicare. La madre gli recitava le lettere dell'alfabeto, e quando arrivava a quella giusta il ragazzo lo segnalava con quella lievissima pressione. Così Vincent era riuscito a dire alla madre che non voleva più vivere, e anche a far arrivare al presidente Chirac una lettera in cui chiedeva che gli venisse riconosciuto il diritto di morire. Descriveva la sua situazione con tremendo realismo:- Sono due anni che sono in questo letto a torcermi dal dolore, a chiedere che mi si gratti il naso quando mi fa impazzire dal prurito…Vorrei talmente trovare un modo per crepare, per andarmene prima di diventare cattivo….-Il presidente francese gli rispose con una lettera in cui gli testimoniava compassione e solidarietà, ma nulla di più .E Vincent era furioso, disperato. L'episodio narrato per fortuna ha avuto una ‘felice' conclusione: un morto vivente si è spento raggiungendo la pace del suo DIO. Ma quante di questi storie continuano a produrre dolore, dolore ed ancora dolore. Nessuno lo sa ma il fatto citato non è un caso isolato è un fatto ricorrente in tutti i paesi del mondo ad eccezione di due/tre che sono benedetti da DIO e per il momento soltanto da Lui. Ma non è detto che tra breve questa situazione da definire assurda, alla luce della ragione, cambi completamente. Perché nel nostro Paese, se le statistiche servono a qualcosa, più del 70% della popolazione è favorevole alla dolce morte per tutti, non soltanto per chi muore di infarto o fulminato da un collasso, magari nel sonno. E' sufficiente aggregare questa vasta maggioranza per arrivare alla liberazione dall'oppressione della stupidità umana. Articolo scritto da Antonio ALBINO in data 31 dicembre 2007
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E' inutile nasconderci la realtà: la vita ha una sua conclusione. La società moderna tende a mettere in evidenza nelle statistiche che la vita media si allunga e ciò è ritenuto un fatto molto positivo, anche perché essa viene definita speranza di vita. Ma nelle statistiche si cita soltanto la quantità, non un parametro molto più importante la qualità dell'esistenza.