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Eutanasia: un Male necessario PDF Stampa
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E' inutile nasconderci la realtà: la vita ha una sua conclusione. La società moderna tende a mettere in evidenza nelle statistiche che la vita media si allunga e ciò è ritenuto un fatto molto positivo. Ma nelle statistiche si cita soltanto la quantità, non un parametro molto più importante: la qualità dell'esistenza.

Un conto è arrivare ad una età avanzata ancora in grado di provvedere ai propri bisogni, di muoversi autonomamente di articolare discorsi con un senso compiuto, un altro conto è arrivarci con una o più affezioni come: dolore, spasmi muscolari, disappetenza assoluta, stato confusionale, insonnia, respirazione difficile, totale spossatezza, etc. Questo è un fatto che la società trascura completamente nelle statistiche e che rimuove inconsciamente o volutamente; il che fa sì che si possa dire che l'informazione, in questo campo, non è corretta e che le statistiche non permettono di comprendere la realtà. Ciò ci costringe a dire che l'affermazione di Einstein : la stupidità umana è infinita è purtroppo piuttosto realistica. Abbiniamo agli struzzi la caratteristica di nascondersi di fronte alla realtà, ma ciò secondo gli ultimi studi dell'etologia non è vero; la caratteristica di nascondersi per evitare di affrontare argomenti tristi ma ineluttabili è una caratteristica della specie umana. Forse per certi aspetti il più stupido degli animali è proprio l'animale uomo sia per come considera e si comporta di fronte alla vita, sia per come non considera e quindi si comporta di fronte alla morte. Che la morte sia un argomento tabù, anche nelle classi culturalmente più elevate è un fatto gravemente anomalo perché il tormento eventualmente associato non viene visto come un problema da affrontare seriamente. Qualunque atteggiamento nei confronti del problema dei problemi, anche se il più lontano nel tempo, viene delegato alle religioni e recepito nelle legislazioni. Quelle a noi più vicine assumono in merito, un atteggiamento 'poco' razionale per una serie di motivi che andiamo ad analizzare.

Il primo è pensare che DIO si occupi anche di tutte le modalità relative alle circostanze della morte di tutte le sue creature e quindi non bisogna interferire nelle sue volontà. Questo perché con assoluta disinvoltura si afferma che la vita è un dono di DIO e solo a Lui va riservato il diritto di rimuoverla. Perché ? Ma se è un dono essa diventa di ‘proprietà' dell'interessato, non solo, ma razionalmente va evitato che esso diventi una condanna senza pietà per le sofferenze che possono accompagnare la sua fine.

L'atteggiamento di DIO, secondo certe opinioni, è quello di un sadico che ama la sofferenza ed il patimento spinte all'estremo, ma ciò non è vero non può essere vero in un mondo che solo la stupidità e l'ignoranza umana, non il Creatore, hanno reso ostico e la vita difficile da vivere.

Sempre secondo certe istituzioni religiose la sofferenza è un mezzo di elevazione spirituale; esse dimenticano che il dolore ottenebra la mente e annulla la lucidità dell'intelletto.

Un altro elemento che ci fa ancora una volta rabbrividire è che certe vedute anomale debbano riguardare tutti anche chi non è un seguace di certe religioni (dov'è finita la laicità degli Stati moderni? Sicuramente in pasto alla stupidità umana).

Con certi atteggiamenti nefasti si incoraggia solo l'ateismo e si predica solo l'irrazionalità.

Ci auguriamo che in campo politico vengano prese delle decisioni più sagge di quella che fu assunta dal presidente francese nella storia che si riporta, il cui testo è stato tratto dal libro Il diritto di morire di Umberto VERONESI .

Un solo piccolissimo movimento,fatto con un pollice. Era tutto ciò che restava a Vincent Humbert, un ragazzo francese di ventidue anni che tre anni prima, per le lesioni riportate in un terribile incidente stradale, era rimasto tetraplegico, cieco e muto. A parte quella pressione del pollice, la sua era la situazione, a cui ho già accennato, definita Locked-in Sindrome: un individuo rimane –murato- entro il proprio corpo. Ricoverato in ospedale dal giorno dell'incidente, Vincent era in piena coscienza e udiva. Poteva ancora comunicare. La madre gli recitava le lettere dell'alfabeto, e quando arrivava a quella giusta il ragazzo lo segnalava con quella lievissima pressione. Così Vincent era riuscito a dire alla madre che non voleva più vivere, e anche a far arrivare al presidente Chirac una lettera in cui chiedeva che gli venisse riconosciuto il diritto di morire. Descriveva la sua situazione con tremendo realismo:- Sono due anni che sono in questo letto a torcermi dal dolore, a chiedere che mi si gratti il naso quando mi fa impazzire dal prurito…Vorrei talmente trovare un modo per crepare, per andarmene prima di diventare cattivo….-Il presidente francese gli rispose con una lettera in cui gli testimoniava compassione e solidarietà, ma nulla di più .E Vincent era furioso, disperato.
Così la madre decise di fare per il figlio quello che i medici e la legge non potevano fare, e gli praticò un'iniezione con un cocktail di potenti barbiturici. Con il pieno consenso del figlio, che gli disse: - E' il più bel giorno della mia vita-. Ma un medico arrivò nella camera, vide che Vincent aveva perso conoscenza, e lo fece portare in rianimazione: I medici del reparto di terapia intensiva gli prestarono soccorso, ma poi desistettero. Comunicando una – decisione collegiale-, il primario Frederic Chaussoy fece una dichiarazione: -Se si pone la questione: Chi ha dato la morte a Vincent Humbert?, io rispondo: Sono io, non è la signora Humbert-. Poi il medico spiegò, con grande coraggio: Si sarebbe potuto dire che aveva avuto una complicazione, un arresto cardiaco. Si sa molto bene mentire, lo si fa regolarmente, e si sarebbe potuto continuare in questa tradizionale ipocrisia. Ma lì era meglio dire la verità. Allora la si è detta, prendendocene la responsabilità, perché sapevamo che il ragazzo aveva chiesto di morire, e non si sarebbe voluto trovare in rianimazione-.

L'episodio narrato  ha avuto comunque una ‘felice' conclusione: un morto vivente si è spento raggiungendo la pace del suo DIO.

Ma quante di questi storie continuano a produrre dolore, dolore ed ancora dolore. Nessuno lo sa ma il fatto citato non è un caso isolato è un fatto ricorrente in tutti i Paesi d'Europa ad eccezione di Belgio, Olanda e Svizzera, Paese quest'ultimo dove numerosi malati in fase terminale, affetti da SLA ed altre malattie fortemente invalidanti sono costretti a recarsi per porre fine alle loro inutili sofferenze.  Comunque la legge sull'eutanasia, che si spera comprenda anche quella attiva, verrà presto discussa alla Camera dei Deputati, ammesso che riesca ad arrivare in Aula e non si areni in commissione. Ci auguriamo quindi che tra breve questa situazione da definire assurda, alla luce della ragione, cambi completamente. Anche perché nel nostro Paese, se le statistiche servono a qualcosa, più del 70% della popolazione è favorevole alla dolce morte per tutti, non soltanto per chi muore di infarto o fulminato da un collasso, magari nel sonno.

E' sufficiente aggregare questa vasta maggioranza in Parlamento, con un voto che viene definito trasversale, per arrivare alla liberazione dall'oppressione degli ipocriti, degli incoscienti, dei falsi credenti, dei veri integralisti e degli incivili.

Antonio ALBINO