| IL REGIME A PORTATA DI MANO |
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| Giovedì 17 Giugno 2010 21:02 | |||
![]() L’Italia, questa Italia di cui scrivo con la lettera maiuscola solo per amore di grammatica, ha affondato il suo stivale in una fossa profondissima. Una di quelle che quando cammini e ci finisci dentro, pensi che come minimo ti sei irrimediabilmente rotto un piede, una gamba, un ginocchio… Che ci vorrà un’intera squadra di pompieri per tirarti fuori e anni di riabilitazione per camminare come prima. L’Italia quella fossa l’ha scavata e scavata, e scavata, e adesso ci si trova completamente dentro. In questi giorni ad una velocità senza pari, ma costantemente in questi anni, quella fossa è diventata una casa confortevole per i criminali, un superattico magnificamente arredato e termoregolato, comprato (questo sì), ad insaputa di molti. Quelli che erano fuori sperando di vivere la vita di Corona, o a casa a piangere col tronista di uomini e donne (la cui scelta oramai è più attesa e dolorosa di quella di Sophie). In questa fossa si sdraia chi ci sta bene, chi non sa, chi si fa gioco di tutto. Della costituzione, della libertà di stampa, della mafia. Il problema è che una bella fossa, per quanto l’open- space sia open e nonostante la luce perfetta e il profumo di fiori, è sempre una fossa. Con il recente ddl sulle intercettazioni (la cd. legge- bavaglio) si vuole togliere al cittadino il diritto all’informazione, non che il cittadino medio italiano ne abbia saputo fare buon uso fino ad ora, ma se è un diritto inviolabile ci sarà un motivo, e comunque c’è tutta una gamma di cittadini più o meno medi che a quel diritto ci sono affezionati. Negando il programma di protezione al pentito Spatuzza (che ricordiamolo, ha fatto il nome del nostro attuale presidente del consiglio Silvio Berlusconi, e del suo amico Dell’Utri) si lancia un messaggio ben preciso: non importa se parliamo di mafia, questo governo non si attacca, perché ha tutte le armi per affondarti. E infatti adesso, un prezioso collaboratore di giustizia, un mafioso sì, ma pur sempre “utile” nell’economia processuale, è praticamente “un morto che cammina”, come si è premurato di dire Di Pietro (e bene per carità, che è un populista, ma almeno dà l’idea di interessarsi) non avendo altri assi nella manica che una montagna di vivide espressioni. E infatti questo è: “un morto che cammina”. Tanto varrebbe applicare la pena di morte agli oppositori del regime. E non è per difendere i mafiosi, che mafiosi sono e mafiosi restano, ma per difendere la verità che i pentiti sono pronti a svelare e quel minimo sindacale di giustizia che un paese civile, per considerarsi tale, dovrebbe garantire. La linea sottile che oggi divide lo Stato dalla mafia, dovrebbe essere un muro di cemento armato spesso e invalicabile, in cui le istituzioni si differenziano da quello che le inquina. Ma qui si fa tutto al contrario, e tutto, ma proprio tutto, si fonde in un’enorme pozzanghera che mischiando il bianchissimo col nerissimo copre intere le sfumature del grigio. Un paese che si allea con la mafia, è un paese che ha perso. Un paese come questo, è un paese che ha dimenticato la sua storia. Un paese che vuole riscrivere una Costituzione giustamente garantista e (semi)blindata, perché figlia di un periodo orribile, è un paese che non sa da dove viene, e peggio ancora non sa dove va. Un governo che lancia numeri per sostenere la violenza che le intercettazioni userebbero nei confronti dei cittadini onesti, è un governo schizofrenico che confonde la privacy con l’abuso. O meglio ci prova (personalmente non mi interessa essere intercettata, che se qualcuno dovesse sapere dove vado la sera, cosa penso, o quanti film ho visto, riuscirei facilmente a farmene una ragione). E ci prova scardinando il sistema alla base. Ci prova con i tagli alla scuola, le promesse demagogiche, lo spauracchio della giustizia arbitraria. Di cui non dovrebbe neanche esistere il concetto peraltro. Così con i tagli alla scuola si rende il popolo più ignorante (e sapete cosa sarebbe bellissimo? se in futuro voi pargoli poteste promettere di non imparare a contare mai mai mai, così che i numeri che continueranno a lanciare a caso potrebbero arrivarvi in faccia fortissimo, se non convincendovi, quantomeno disorientandovi) con le promesse di una vita più felice lo si incanta e infangando il sistema legislativo gli si fa vedere che si è proprio come lui, alla pari, perché anche lui l’ingiustizia la vede più forte quando gli calpestano l’orticello. Un popolo così, è un popolo che si governa molto bene. Un popolo così l’hai inchiodato al primo fischio dell’arbitro ai mondiali, e lo disturbi solo se quel mondiale lo perdi. E non è solo il calcio, per carità, ma l’intrattenimento deviato e non stop, a tappeto su milioni di canali, l’informazione farraginosa se non pilotata. E proprio adesso io, presa dal sacro fuoco del balletto mediatico, mi chiedo: se questa “democrazia” in cui galleggiamo, fosse per assurdo un musical di scarsa produzione, Spatuzza starebbe cantando “shiny happy maphia” o “stairway to hell”?
Sara Eudizi
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