| Il sistema politico e quello economico a confronto in Italia |
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| Economia & Politica - Altri Articoli | |||
| Giovedì 25 Settembre 2008 18:48 | |||
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di Antonio ALBINO Questo per un duplice motivo: aumentare l'efficienza delle Aziende e nello stesso tempo permettere un forte recupero di denaro per migliorare lo stato dei conti pubblici in forte deficit a partire dagli anni ottanta ( l'Oscar per la Lira conseguito con Emilio Colombo al Ministero del Tesoro era molto lontano nel tempo, si riferiva al 1964/5). Comunque la privatizzazione ad oltranza, per garantire l'efficienza, ci sembra un mezzo superato dal fatto che i bilanci dell'anno 2006, relativi alle uniche grandi aziende ancora praticamente in mano allo Stato con la cosiddetta Golden Share , sono superlativi per quanto riguarda ENI ed ENEL e buoni per quanto riguarda FINMECCANICA. Inoltre FINCANTIERI è anch'essa in utile, cosa ‘non trascurabile' in una società che costruisce navi (sia militari che civili) e che è leader mondiale nel settore navi da crociera ( il settore cantieri navali non gode di buona salute in tutto il mondo). Si tenga presente inoltre che nel caso FINMECCANICA è stata realizzata una grossa razionalizzazione nei settori militari ad alta tecnologia (Aeronautica, Avionica, Sensori RF, Sistemi d'Arma e di Navigazione, Telecomunicazioni). Inoltre le grosse commesse acquisite (Sistemi ed apparati per FREgate Multi Missione -FREMM, per Fregate Orizzonte e per Portaerei Cavour; EUROFIGHTER, Elicotteri ed Aerei da Trasporto forniti anche agli USA , Radar a lunga portata per Paesi Nato) in settori di eccellenza ed in paesi ad alta tecnologia fanno sì da poter considerare la Società all'avanguardia mondiale nei settori citati. Pertanto l'efficienza quando viene perseguita non manca nel settore pubblico e quindi non è concepibile in alcuni casi la svendita di alcuni settori dopo averli spezzettati; il che peraltro giustifica le affermazioni di persone autorevoli ( come Cesare Romiti in particolare) riguardo la scarsa propensione al rischio del capitalismo italiano. Parliamo ad esempio del gruppo SME, che svolgeva attività di produzione (Cirio, Bertolli etc) e di commercializzazione ( supermercati GS ) nel settore agroalimentare. Con il successivo acquisto della GS da parte del gruppo francese Carrefour , le uniche società per la grossa distribuzione a livello nazionale rimaste in mano italiana sono quelle a regime cooperativo: la COOP e la CONAD. Si può parlare quindi di vero e proprio sfacelo nei campi richiamati. Perché mentre il sistema Francia può vendere anche le sue acque minerali in Malesia ( dove Carrefour è presente ) noi non riusciamo a vendere la carne ‘chianina'(per le cosiddette bistecche alla fiorentina) nemmeno in Italia dove la GS vende in sostituzione l'equivalente d'oltralpe. Il settore della grossa distribuzione rappresentava qualcosa che non doveva in alcun modo essere ceduto. C'è da considerare che l'espansione all'estero avrebbe comportato la possibilità di commercializzare in tutto il mondo i nostri formaggi, i nostri prosciutti, i nostri salumi, nostri vini, le nostre acque minerali, etc. Il settore agroalimentare avrebbe potuto imporsi nel mondo come si è imposta la cucina cosiddetta mediterranea, ma prevalentemente ed essenzialmente italiana. Il gruppo SME avrebbe dovuto rimanere nell'ambito statale oppure essere privatizzato completamente in mano italiane. I francesi, maestri a cominciare dall'ambito marketing, ci hanno insegnato ancora una volta che il settore economico va gestito con criteri manageriali di largo respiro. Diceva De Gasperi che mentre lo statista guarda alla generazione successiva, il politico guarda alle prossime elezioni anche se parziali. E quanti pochi statisti il nostro paese ha espresso si può desumere dalla durata stessa dei governi nel dopoguerra (meno di un anno). Pertanto ben vengano investimenti pubblici in settori carenti di iniziativa privata, in particolare quello richiamato. Ben venga la scelta del nucleare, con una attenta valutazione del problema scorie, a venti anni da Cernobyl; considerando che nella solita Francia sono presenti decine di centrali nucleari che sono molto più vicine a noi di quelle Ucraine. C'è da considerare inoltre, cosa non ‘trascurabile', che il costo della nostra energia elettrica è tra i più alti tra i paesi europei. Quindi mi sembra evidente che gli industriali di fronte a casi macroscopici, come quello del costo dell'energia, hanno l'obbligo di condizionare le scelte politiche, senza chiudersi in sé stessi; debbono aprirsi a tutte le prospettive che possano aumentare la competitività del Paese, in un mondo che si avvia verso la globalizzazione. Per cui anche l'impegno degli industriali nel campo dell'informazione non ci sembra da sottovalutare nel momento in cui si mette al corrente il Paese sui mezzi per migliorare la competività e quindi per produrre maggior occupazione e ricchezza. Tenendo presente che il livello culturale e quindi l'informazione recepita in maniera corretta sono molto scarsi nel nostro Paese rispetto agli altri della UE. Quindi la conclusione può essere una sola: la politica, attraverso la cosiddetta concertazione oltre che con i sindacati anche con Confindustria, deve determinare le scelte fondamentali in campo economico, lasciando ai privati, di cui bisogna stimolare la propensione al rischio con un opportuno sistema fiscale, il maggior numero di possibilità di attuarle. Questo perché l'eccessiva politicizzazione del Paese può produrre quel fenomeno che abbiamo già discusso ( vedi articolo: La meritocrazia); per cui gente non all'altezza delle situazioni( caso che per evidenti motivi si può verificare molto frequentemente nelle società pubbliche) può ricoprire ruoli che non gli competono, mettendo a rischio l'affidabilità del sistema economico e quindi del sistema Italia. Antonio ALBINO in data 27/8/2007
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