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Giovedì 02 Ottobre 2008 17:20

Nel quotidiano, tutti i santi giorni, la famiglia deve tener conto di un personaggio fisso, di un folletto che c'è anche se non si vede e al quale vanno immancabilmente i nostri pensieri. Un componente obbligatorio: il denaro.

E' il personaggio più ambiguo di tutto il teatro familiare. Qualche volta c'è, ma lui, il marito non lo mette in scena, o è lei, la moglie, che quando c'è lo sperpera. E si discute sul denaro che non c'è ma c'era perché lui o lei lo ha dato regolarmente e poi qualcuno lo ha speso e non certo per il mangiare poiché tutti digiunano, anche se si spende una cifra astronomica in digestivi.

Insomma, siamo al –te li ho dati e dove li hai spesi?- e comincia una ricerca per sapere dove sono andati a finire e lei non si ricorda, anche se poco alla volta le viene alla mente la bolletta della luce esosa e allora: -Chi consuma tanta luce? Chi guarda il televisore? E poi il telefono-.

E se i soldi finiscono, sono a rischio le vacanze: -Non ce lo possiamo permettere-, e questa sentenza causa un disastro emotivo, una sensazione di morte. E si fa il confronto con Destiny 27 , la saga di una delle famiglie più ricche d'America che mai, in nessuna delle settemila puntate, ha mostrato di essere a corto di denaro. Il denaro è un personaggio obbligato quando c'è e, ancor di più, quando proprio non c'è. Assomiglia al demonio, anzi il denaro è il demonio, la sua carta d'identità.

Si è valutato che i discorsi familiari al sessanta per cento riguardano il denaro in modo indiretto o diretto. Se si discute di vacanze, nell'ombra c'è il denaro disponibile. Se si parla di eleganza e di moda, nelle -sottovesti- si nasconde il denaro e il suo limite. Un tema su cui occorre un po' di ironia per non trasformare l'uomo in una banconota o in un vigilantes delle casse di casa. L'ironia è un segreto della tranquillità e del clima sereno all'interno della famiglia. Non è prendersi gioco di situazioni serie per evitare di assumere decisioni opportune, l'ironia presuppone la comprensione precisa dell'evento e la capacità di non aggiungervi un vissuto che lo renderebbe mortifero, capovolgendone il senso e anche la gravità.

Qui a Inverkirkaig (Paesino della Scozia-N.d.R.) il denaro perde la propria dimensione. Qui non c'è nulla se si esclude un negozio per il pane, un posto dove poter comprare del pesce. Certo tra avere un penny e possedere cento sterline c'è una grande differenza, ma possederne cento o mille, qui non cambia nulla. Si vive con poco e manca il senso di tutto quanto serve a decorare la sopravvivenza.

E' chiaro che raggiungendo Ullapool a trenta miglia di qua, una comunità di mille abitanti ma che accoglie turisti, la dimensione del denaro cambia. Se poi se ne percorrono centoventi e si arriva a Inverness, che conta trentamila abitanti, allora si avvertono le differenze sociali e appaiono i simboli della ricchezza che definiscono per confronto la povertà e gradi diversi di disponibilità in denaro. E ancor più se si va ad Edimburgo e poi a Londra, dove il denaro crea il lusso e dove conta il totalmente inutile alla vita, anche se la condiziona. L 'inutile come necessità di appartenenza sociale.

Di uno stipendio medio, l'ottanta per cento viene speso per cose e servizi che sono utili all'esistenza, intesa come approvvigionamento di beni essenziali a vivere. Gran parte va in assicurazioni, poiché la nostra è una società spaventata e allora paga per un futuro incerto, tanto incerto da non prevedere più nemmeno la speranza. Un futuro peggiore del presente che richiede investimenti. Poi bisogna pensare alla vecchiaia in una società dell'abbandono.

Molto denaro va all'abbigliamento: un gioco di eleganza senza più nulla di funzionale. C'è poi una spesa incredibile in prodotti per la bellezza, sia femminili che maschili.

Ecco il destino del denaro. Qui ad Inverkirkaig il denaro non condiziona la vita e non se ne parla mai.

Carissimi, desidero invitarvi a contenere il ruolo e l'importanza del denaro nella famiglia, perché sono convinto che, entro certi limiti, non sia la quantità il vero problema, ma il senso che ha acquisito nella dinamica delle relazioni familiari fino a togliere ogni altro senso o renderlo vassallo del denaro. E ancora una volta non c'è alcun moralismo in questo mio invito, né la coerenza con una verità professata, ma il semplice rilievo empirico che sulla quantità non si giunge mai ad una soluzione. Si sposta continuamente il bisogno facendo sì che quella che pareva la quantità ideale, capace di rendere tutti sereni e felici, ora è insufficiente. Insomma, il denaro è una droga e, come ogni sostanza dà dipendenza e rovina l'esistenza, presenta il fenomeno della tolleranza per cui è necessario oggi usarne una quantità maggiore per ottenere lo stesso effetto che aveva ieri. L'altra caratteristica è che non si vive più senza droga, poiché tutto il mondo è dentro una bustina di sostanza, legata per analogia alle banconote.

Occorre che la tua e la mia famiglia si disintossichino, non guardino più al mondo attraverso una banconota e distacchino da questo limite, cercando significati che non siano denaro-dipendenti. Solo così la vita in famiglia perderà uno dei condizionamenti più asfissianti. Del resto, ogni dipendenza è triste, sempre rovinosa al di là dei temperamenti e delle interpretazioni. La schiavitù dal denaro è un dramma per la vita familiare e per i sentimenti che la tengono unita.

Sono un entusiasta delle correnti del minimalismo, di quanti amano vivere riportando la necessità alla sopravvivenza, che costa poco,e poi lasciare il resto fuori dal condizionamento dei soldi e dare spazio ai sentimenti umani che non sono stati creati come bene di consumo economico e che semmai sono complicati dalle borse monetarie.

E' questo lo stile vincente: garantire i diritti ed i bisogni della sopravvivenza in questa società, e poi fare scelte che non siano all'insegna del quanto e del quanto denaro. Così si libera il campo familiare da una mina che vaga e che sovente deflagra.

Brano tratto dal libro di Vittorino ANDREOLI: LETTERA ALLA TUA FAMIGLIA