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La grandezza di Freud? Il suo metodo cattolico... PDF Stampa
Felicità - Altri articoli
Giovedì 11 Marzo 2010 22:17

A 70 anni dalla sua morte, si tende a ridimensionare l'importanza della sua teoria; io invece penso che il contributo di Freud al progresso della psicologia e psichiatria sia straordinario.
La psicanalisi ha rivoluzionato l'interpretazione del nostro disagio e la sua cura che, va ricordato, prima di Freud consisteva nell'ipnosi e, nei casi più gravi, nell'elettroshock. Il suo grande merito è stato di ricercare le cause del male psicologico per sradicarle, invece di tentare di eliminarne solo le espressioni. Questo ritengo sia il profondo significato della rivoluzione freudiana.
Con la sua ipotesi di un modello della mente suddiviso in Io (la coscienza), Es (l'inconscio) e Super Io (il censore del pensiero che deriva da cultura e ambiente), Freud è riuscito a scoprire dove buona parte del disagio mentale ha origine.
L'essere umano, crescendo, sviluppa delle pulsioni, istinti alla violenza e alla sopraffazione, che non può esprimere perché gli impedirebbero la convivenza amorevole di cui ha bisogno, e dunque finiscono nell'inconscio (Es) tramite il meccanismo di rimozione. Se però l'Es si arricchisce troppo, si crea una specie di turbolenza che dà origine alla nevrosi, uno stato di alterazione della personalità dovuta al conflitto fra l'Es e il Super Io, oppure alla psicosi, che si instaura quando l'alterazione compromette il rapporto fra la persona e la realtà.
Per risolvere questa conflittualità, Freud adotta un metodo che già viene utilizzato dalla chiesa cattolica per salvare le anime: la confessione. Con il dialogo a due (confessore-peccatore o psicoanalista-paziente), le pulsioni-peccati vengono riportate a livello cosciente (Io) e già questo libera la mente dal loro peso. Anche in criminologia si osserva che l'assassino sente il bisogno di confessare per liberarsi dal senso di colpa, quando è insopportabile. La teoria psicanalitica ha dato dunque un valore scientifico e terapeutico al dialogo profondo, lasciando un'importante eredità a tutta la medicina. Dico sempre che il medico dev'essere anche confessore e psicologo, deve togliere la malattia dal corpo ma anche dalla mente, pronto ad ascoltare la persona nel momento di massima debolezza.

Articolo del Prof. Umberto Veronesi  tratto dalla rivista OK Salute