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"La rete non è Che Guevara, anche se si finge tale" PDF Stampa
Economia & Politica - Altri Articoli
Lunedì 20 Giugno 2011 10:39

La rete è bella, bellissima, eccezionale. Ma “la rete”, è quello che i religiosi dicono della chiesa quando gli si fa notare che la chiesa sbaglia parecchio: è fatta di uomini. E allora “la rete” siamo noi che non riusciamo a comunicare, che ci sentiamo migliori degli altri, che ci vogliamo vicendevolmente insegnare a vivere. La rete è stata, tra le altre cose, la forza che ha spinto il referendum. La forza che l’ha vinto. La forza che, una volta avuto successo, non si è trovata altro da fare che criticare. Forse la rete è veramente di sinistra, e quindi litiga. Con gli altri e anche con se stessa. E, nel caso di specie, con quelli che hanno votato e quelli che non. Il mondo dei social network, sopra tutto e soprattutto, ha le sue regole che si ergono sulle solide basi di un giudizio che viene dall’idea di un consenso potenzialmente infinito. E allora bisogna stare attenti a come si parla, all’entusiasmo che si manifesta per una vittoria politica, alla speranza, alla disillusione. La rete è una trappola che tenderebbe ad arginare i sentimenti estremi, ma mentre prescrive una certa cautela nel manifestare gioia, concede di allontanarsi dalla misura, quando si tratta di odio e risentimento. L’alternativo (che si crede alternativo, ma per andare sempre contro ha fatto tutto il giro e adesso non sa più chi è), sul social network (che crede) alternativo, è quello che non deve mostrare entusiasmo mai, è quello che si indigna, è quello che “io da qua me ne vado”, ma sta sempre insieme a noi comuni mortali che ci arrabbiamo, critichiamo e odiamo questo paese, ma sappiamo anche godere di alcune vittorie, seppur piccole.

A poche ore dall’apertura dell’ultimo strabiliante referendum, su questo paradiso che è tumblr (l’ultimo social in ordine di tempo, il primo in fatto di prestigio?), alcune persone hanno voluto mostrare il loro entusiasmo. Neodiciottenni e non, hanno sfoggiato la loro partecipazione pubblicando foto delle loro schede elettorali appena timbrate. Se escludiamo il fatto che quello che potrebbe (ma non dovrebbe) scandalizzare, è questa violazione della privacy che ci infliggiamo in modo autonomo tutti i giorni, salvo poi lamentarci quando sono gli altri ad infrangerla, i più diffusi commenti sono andati dal “ma che senso ha?”, al “hai fatto solo il tuo dovere”, passando per il “non sei migliore degli altri”… tutte quelle frasi che, diciamolo, se fossero un pelino più retoriche rientrerebbero in qualche guiness dei primati idioti. E allora perché? Perché non sappiamo più usare, delle emozioni, tutta la gamma? Questo tipo di comunicazione ci rende un po’ peggiori, e tutti ugualmente irritabili? Questo tipo di governo ci ha reso solo rabbiosi? Veramente non sappiamo cogliere la vittoria che sta nel mostrare con fierezza l’esercizio di un proprio diritto? Veramente non possiamo gioire del nostro voto che si realizza? Le persone orgogliose di quello che fanno, ci rendono depressi? Questa voglia di distinguersi, e di sentirsi sempre migliori degli altri, poi, ce l’abbiamo anche fuori? Questa mania di persecuzione, questi rigurgiti d’orgoglio, e questi violenti modi d’ego, li portiamo a spasso ogni tanto o è “la rete” a renderci forti?