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La Santa Casta PDF Stampa
Religione - Altri Articoli
Sabato 13 Giugno 2009 22:38

 Oggi come ieri: la santa casta è figlia del suo passato. Un passato .che ha visto una santa comunità  accumulare  proprietà, gestire catacombe, trafficare reliquie. Con tanto di guerriglia urbana per eleggere al vertice della piramide il vescovo di Roma, prologo alla doppia esistenza di papi e antipapi. Al seguito, una corte di ecclesiastici e diaconi dediti allo sfruttamento delle proprietà terriere, che si inventano la "penitenza tarif­fata" per la remissione dei peccati e l'obolo dei pellegrini ai luoghi santi.  La Chiesa di Roma diventa Stato facendo carte false di una donazione di Costantino, si inventa un sacro impero frammentato in Stati vassalli, fonte di benefici da gestire, con l'unzione di un sovrano a latere, l'im­peratore, solo teoricamente difensore dei beni del vescovo definito papa. Che si qualifica sovrano temporale, e si circonda di cardinali, vescovi, presbiteri, diaconi, con un potere finanziario basato su continui lasci­ti, dilazioni e rendite di provenienza feudale. Ecco l'origine della santa casta.
Una casta che nel buio Medioevo vede affermarsi attorno ai suoi verti­ci le famiglie romane all'assalto del potere papale, con i propri membri laici amministratori del potere finanziario e i propri cardinali, tra i quali vengono eletti i papi, e tutto un entourage di contesse e principesse do­minatrici di papi-fantoccio. Comincia così ad attuarsi un autentico stra­volgimento del potere papale: la Chiesa, di Roma finisce per adombrare le connotazioni religiose e assumere invece chiare finalità materiali, an­che se tra i suoi membri non mancano figure di uomini e donne animate dal più puro spirito evangelico. Sono martiri che illuminano la corte di vera santità, ma non riescono a cancellarne la diavoleria.
 L'avventura delle crociate impegna la Chiesa di Roma in una conqui­sta territoriale ed economica, camuffata da missione apostolica, che è fonte di grande arricchimento per la corte pontificia, fino al raggiungi­mento di un fasto principesco addirittura profano, del tutto estraneo ai principi evangelici.
 In epoca rinascimentale la corte pontificia si arricchisce, vede affermarsi il nepotismo, con il passaggio di cariche tra figli e nipoti di papi, si degrada nel contorno di cortigiane e piaceri mondani, s'incanaglisce nello sfruttamento dei beni della Chiesa per fini materiali, tradisce la morale evangelica tramando assassini e congiure nel mondo politico, e sviluppa una vera e propria rete di spionaggio giustificata da falsi motivi religiosi, in collegamento a un tribunale d'inquisizione che non esita a sentenziare condanne a morte. Tutto questo si accompagna alla "vendita delle indulgenze", in vari modi durata fino ad oggi, fino al diffondersi di quelle che sono vere e proprie attività commerciali: il riciclaggio di de­naro "sporco", la costituzione di istituti bancari, la compravendita di im­mobili, istituti e case di cura dichiaratamente "senza fine di lucro". E si comprenderà quanto questa santa casta non abbia tenuto presente l'esortazione allo stato di povertà del messaggio cristiano tramandata nel vangelo di Luca (ix, 3): «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né bisaccia, né pane, né denari; parimenti non abbiate ciascuno due ve­sti». Un messaggio che è stato ribadito da Gregorio Magno, sei secoli prima di san Francesco: «Non abbiamo ricchezze nostre, ma ci è affidata la custodia e la distribuzione della sostanza del povero». Senza conside­rare il famoso ammonimento di Gesù in persona nel vangelo di Marco (xxii, 21), che è un'esplicita condanna a certi impegni politici millenari della santa casta: «Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio»; E ancora, 1'altra prescrizione di Gesù nel vangelo di Matteo (vi, 24): «Non potete servire nello stesso momento Dio e Mammona».
 
 
  
Brano tratto dal testo La santa casta della chiesa scritto da Claudio Rendina