| L'ambiente di lavoro |
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| Economia & Politica - Altri Articoli | |||
| Giovedì 02 Ottobre 2008 17:23 | |||
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di Antonio ALBINO
Questo è in contrasto sia con le più elementari norme del viver civile, sia con il concetto stesso di efficienza e produttività. Ricordiamo a chi ha scritto l'articolo che il tempo delle catene di montaggio serializzate è finito per sempre, perché la natura dell'uomo non può essere stravolta. Persone molto più competenti di chi ha scritto quell'articolo (Jack e Suzy Welch, il primo è stato presidente della General Electric per circa quindici anni, portandola a primeggiare sul mercato mondiale ) hanno affermato che lo stato di salute di una azienda si può valutare essenzialmente da tre fattori fondamentali: il cash-flow, la soddisfazione dei clienti e la soddisfazione dei dipendenti. Quest'ultimo parametro, che andremo ad analizzare, contrasta nettamente con la figura dell'uomo robot che qualcuno ipotizza debba assumere il dipendente per migliorare l'efficienza della fabbrica. La soddisfazione del dipendente migliora l'ambiente lavorativo dal punto di vista umano e quindi fa sì che si è maggiormente disponibili al lavoro di gruppo. Il lavoro collettivo rappresenta il massimo dal punto di vista della produttività e della crescita professionale dei singoli, perché si possono sommare ed integrare le esperienze di tutti i componenti del team. Non bisogna poi sottovalutare altri parametri come la disaffezione al lavoro che subentra inevitabilmente nel momento in cui l'ambiente non è soddisfacente soprattutto dal punto di vista umano, come nel caso ipotizzato di robotizzazione. La disaffezione comporta perdite notevolissime di produttività sia dal punto di vista efficienza che rendimento. Può manifestarsi un notevole grado di assenteismo anche legato alla presenza fisica sul posto di lavoro. Pertanto sociologi e psicologi devono costituire una parte importante della struttura in cui si opera , per rendere i rapporti di lavoro, oltre che caratterizzati da una sana competizione , qualcosa di gratificante dal punto di vista umano, per i motivi che abbiamo illustrato in precedenza. Il lavoratore dipendente in generale deve essere prima di tutto valido sul piano umano, cioè deve avere una spiccata predisposizione alle relazioni sociali ed al lavoro in team e successivamente si possono prendere in considerazione gli aspetti professionali. Una sola persona può determinare la completa inaffidabilità di una struttura dal punto di vista umano con la conseguenza della mancata possibilità di creare un team efficiente. Quindi dovrebbe essere cura dei responsabili costituire team affidabili. Con l'aiuto di persone esperte in sociologia e psicologia, provenienti anche dal campo sindacale per evitare diatribe, si possono formare team affiatati fino a rendere piacevole l'attività lavorativa. Il che ovviamente è difficile e complesso per una serie di fattori umani legati alla scelta delle persone, ma anche alla corretta attribuzione delle responsabilità. Ma la creazione di gruppi di lavoro veramente efficienti va posta come obiettivo primario nelle aziende che vogliono imporsi. Si tenga presente che con l'inevitabile innalzamento dell'età pensionabile, dovuto sia all'aumento della durata della vita che all'adeguamento alla normativa vigente negli altri paesi dell'Unione Europea, in Italia il problema diventerà molto più sentito che nel resto d'Europa. Questo perché è ovviamente molto più facile far convivere e lavorare insieme persone giovani che persone di età avanzata. Pertanto bisognerà prendere come riferimento paesi dove la soglia dell'età pensionabile è già elevata (67 anni) per evitare che anche i lavoratori che non effettuano attività usuranti dal punto di vista fisico, vengano considerati obsoleti dopo i sessanta anni. Soprattutto perché l'esperienza una volta considerata “maestra di vita”, continui ad essere tenuta nel giusto conto. Queste considerazioni fanno sì che la scelta dei capi e dei dirigenti e delle loro competenze debba essere effettuata con le dovute considerazioni e con estrema oculatezza, poiché tale scelta coinvolge pesantemente la qualità della vita dei dipendenti e le sorti delle Aziende. - Un bravo manager trasmette fiducia ai collaboratori, ne valorizza le capacità, soprattutto insegna loro a convivere e condividere, sa creare un clima di competizione sul mercato, ma non all'interno dell'azienda. Deve avere autorevolezza, intuizione, carisma, essere aperto alle innovazioni e all'altezza di gestirle. Un tale ruolo rivela un Io sicuro, forte, buona consapevolezza di sé stessi e capacità di comunicazione, non autoritarismo repressivo e coercitivo. In particolare il concetto di leadership si associa a quello di empowerment, cioè la capacità di rendere gli altri in grado di esercitare un potere su sé stessi e sulle circostanze ambientali. In una società della tolleranza, delle pari opportunità, delle molteplici espressioni, il leader più efficace riesce ad armonizzare gli scopi individuali con quelli collettivi -. Articolo scritto da Antonio ALBINO in data 12 febbraio 2007
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Un articolo di un giornale come il Financial Times che afferma che i sentimenti vanno lasciati fuori della fabbrica ci ha lasciato sbigottiti, perché in pratica si afferma che per aumentare l'efficienza e la produttività, l'uomo deve diventare un robot e che quindi deve “integrarsi” con le altre macchine dell'azienda.