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Lo stabilimento di Pomigliano: una sfida tutta da giocare PDF Stampa
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Giovedì 25 Settembre 2008 18:23

Se i risultati dal Worls Class Manufacturing ( NdR- la WCM è costituita dagli standard codificati per assicurare essenzialmente una filosofia operativa e ovviamente una metodologia di organizzazione e di miglioramento continuo delle prestazioni della fabbrica ) raccolti in vari stabilimenti sia in Polonia che in Italia mostrano risultati incoraggianti, la partita è ancora tutta da giocare a Pomigliano d'Arco.
Lo stabilimento, attivato dal 1971 da una Alfa Romeo allora sotto il controllo della Finmeccanica del gruppo Iri, rappresentava la sfida di un marchio che per poter crescere e restare vitale aveva bisogno delle economie di scala e dei volumi di una vettura di piccole dimensioni. Venne così deciso di produrre il modello Alfasud da realizzare, come dice il nome, al Sud, in un'area con una elevata disponibilità di manodopera. Purtroppo lo stabilimento nacque con due grossi peccati originali. Da un lato venne progettato un impianto di impostazione strettamente taylorista, assolutamente rigido nella sua impostazione. Dall'altro le pressioni politico-clientelari, che immediatamente si manifestarono fin dall'inizio sulle operazioni di reclutamento del personale, furono fortissime e portarono all'estromissione di un manager di grandi capacità come Giuseppe Luraghi, che si accorse ben presto che lo stabilimento sarebbe sfuggito di mano alla direzione. La gestione della qualità si rivelò subito come il tallone d'Achille dello stabilimento e purtroppo con il passare degli anni il quadro non è certo migliorato, anche per scelte di marketing morte in partenza con il progetto Arna, una vettura prodotta su licenza di un modello Nissan dallo stile irrimediabilmente superato e del tutto estraneo alle caratteristiche della tradizionale clientela dell'Alfa Romeo. Anche la Fiat, subentrata nel 1986, chiusa immediatamente l'esperienza Arna, non riuscì a raddrizzare le sorti dello stabilimento che venne destinato alla produzione di modelli che riscossero un magro successo come il modello 33 e la Sprint nella seconda metà degli anni 80. Negli anni 90 vennero presentati i modelli 145 e 155 che però vennero giudicati troppo legati agli schemi progettuali della Fiat e non convinsero la clientela.

 

Finalmente nel 1997 c'è stata una svolta dal punto di vista dell'innovazione di prodotto con il lancia del modello 156 , seguito poi dal modello 147, che nei primi anni di lancio furono in grado di far recuperare al marchio del biscione immagine e quote di mercato. Tuttavia i nodi legati alla qualità del prodotto non furono mai risolti in un rimbalzo di responsabilità tra management, accusato di non investire sufficientemente sull'aggiornamento degli impianti, sindacati frazionati su una molteplicità di posizioni diverse e altamente conflittuali con la direzione e personale che ha fatto sempre registrare livelli molto bassi di attenzione alla qualità del prodotto e situazioni assolutamente negative per quanto riguarda assenteismo, incuria e danneggiamenti alle vetture in produzione e alle attrezzature. Di qui un rapido abbattimento del livello delle vendite anche di modelli di elevata potenzialità come la 156 e la 147 per l'insoddisfazione manifestata ben presto dalla clientela dopo l'entusiasmo della fase iniziale.

Nel 2007 Marchionne sembra aver deciso di offrire un'ultima chance allo stabilimento di Pomigliano perché esso acquisisca rapidamente gli standard del World Class Manifacturing. Alla fine di dicembre lo stabilimento ha interrotto la produzione rinunciando a 40 milioni di euro di vendite e si stanno facendo 70 milioni di investimenti per il rinnovo delle attrezzature e si aprirà una importante fase di addestramento del personale, al quale sono già state distribuite migliaia di copie del libretto che sintetizza obiettivi e metodologie del Fiat Group Automobiles Production System. A marzo 2008 riprenderà la produzione e a quel punto si vedrà se è possibile recuperare uno stabilimento di quasi 5000 dipendenti dal quale gli obiettivi di crescita della produzione previsti dal piano 2007-2010 non possono prescindere.

 

Brano tratto dal testo Fiat Group Automobiles di Giuseppe VOLPATO