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Lo stato nascente di un nuovo uomo PDF Stampa
Felicità - Altri articoli
Giovedì 25 Settembre 2008 17:52

L'uomo non solo è insoddisfatto della sua natura, ha anche una idea, una intuizione di uno stato incredibilmente più perfetto e più felice. Ogni tanto l'uomo intravede una superumanità, ed un nuovo uomo. Vi è una esperienza che noi facciamo, di quando in quando, nella nostra vita e che i gruppi sociali e i popoli incontrano nella loro storia. Io l'ho chiamata stato nascente. Infatti non è un modo di essere stabile, duraturo, ma è come un nascere, un risvegliarsi, uno scoprire che il possibile è aperto davanti a noi, che il mondo può essere meraviglioso e che tutto ciò che è stato finora, quella che chiamiamo vita reale, era, in realtà, una povera vita inautentica, dolorosa.

Nello stato nascente noi rompiamo le barriere che ci tengono stretti, spezziamo le norme della società a cui ubbidiamo tremando perché, ora, ci sentiamo portatori di diritti che nessuno ci può conculcare. Ci sentiamo in comunione profonda con gli altri uomini, con tutti gli altri uomini. E se ci ribelliamo e combattiamo contro chi ci ostacola è perchè costoro, ai nostri occhi, non impediscono solo la nostra particolare soddisfazione, ma perché si oppongono ad un piano generale di liberazione, anche alla loro stessa liberazione. In questo stato noi sentiamo scorrere in noi una vita di estrema intensità, diventiamo infaticabili e tutte le nostre paure scompaiono. Scompare anche la paura della morte perché non si ha paura di morire quando si ha l'impressione di muoversi verso ciò che è vero, giusto e bello. Ci accorgiamo allora anche che tutti gli uomini, un giorno, potranno diventare fratelli, costituire una unità di ordine superiore, unanime, dove tutti restano liberi e, nello stesso tempo, tutti vogliono la stessa meta. E ci dimentichiamo degli interessi meschini e volgari perchè privi di importanza. Pur realizzando nel più profondo noi stessi, è come se abbandonassimo la nostra personalità empirica, con i suoi limiti ed i suoi difetti. Ci apriamo, infatti, ad una comprensione, ad una generosità, ad un altruismo di cui non ci saremmo sentiti capaci. Tutto diventa grande e divino intorno a noi, eppure tutto resta anche umanissimo perché lo stato nascente non è una ebbrezza, non è diventare superuomini. Tutto ciò che siamo e siamo stati infatti ci appare povero e fragile e noi sappiamo di essere ancora così. Quella umanità traboccante di vita, di intelligenza e di generosità è solo intravista, è la meta verso cui noi ci muoviamo. Da sola basta a renderci felici, ma resta una meta. Spesso questa meta appare prossima, imminente, altre volte più lontana. Lo stato nascente, comunque, non è l'approdo nel porto paradisiaco, è l'aprirsi di una porta sull'essere, un intravederlo nella sua splendente perfezione.

Quando proviamo questa esperienza? Innanzitutto quando ci innamoriamo. Innamorarsi non è soltanto essere attratti da una persona, vederla bella e desiderabile. E' un mutamento interiore di tutto l'essere; noi vediamo l'amato diverso perché siamo diventati diversi. La nostra sensibilità si è centuplicata, i colori sono diventati luminosi, i suoni limpidi. Per il fatto di amare lui, il nostro amato, anche tutte le altre persone ci appaiono in altro modo. Innanzitutto più umane mentre prima quasi non le vedevamo, ora riusciamo ad intuire i loro sentimenti, è come se fossimo diventati capaci di metterci in comunione con loro. Non abbiamo più voglia di mentire. Soprattutto con noi stessi e con l'amato. Ripercorriamo, nel ricordo, la nostra vita e ci accorgiamo che, prima di aver incontrato chi amiamo, questa vita era meschina, insipida. L'amato non è la perfezione, noi vediamo i suoi difetti; se è piccolo, o magro, o ha il naso lungo oppure corto. Ma tutte queste cose cessano di diventare difetti, perché noi riusciamo a vedere l'essenzialità e il valore. I nostri occhi diventano capaci di scoprire la bellezza dell'essere così come è. E se l'amato ci dice di sì, allora siamo felici e vorremmo che il tempo si fermasse, e vorremmo che tutti gli altri esseri umani fossero anch'essi felici, e tutta l'umanità e tutto l'universo a cui ci sentiamo intimamente, solidarmente uniti.

Ma lo stesso tipo di esperienza l'abbiamo se, nella nostra vita, ci accade di convertirci ad una fede, sia essa religiosa o politica. Anche la conversione è una rivoluzione interiore, una metanoia , come diceva S. Paolo, attraverso cui la nostra vita passata e il mondo, così come ci era apparso finora, diventano privi di valore. E, davanti a noi, si apre un nuovo mondo che ci attrae e ci spaventa, perché convertirsi significa lasciare tutto ciò che è noto, affrontare il disprezzo della gente, l'incomprensione degli amici, l'incertezza che continuamente si affaccia dentro di noi.

Lo stato nascente non è un pacifico stato di certezza. Nell'amore, come nella conversione, noi ci buttiamo in un rischio esistenziale, gettiamo la nostra vita al di là, verso la speranza luminosa senza sapere – perché nessuno ce lo può dire – se la via è percorribile. Quando ci innamoriamo non sappiamo se saremo riamati con la stessa terribile forza che ci trascina. In realtà non sappiamo neppure con sicurezza se amiamo. Ci accorgiamo di amare perché il pensiero dell'amato ci ritorna continuamente in mente anche se lo vogliamo scacciare, perché ci assale un desiderio di piangere, un bisogno di rivedere i suoi occhi sia pure per un istante, di sentirci accarezzare sia pure per l'ultima volta. Ci accorgiamo che siamo innamorati perché il nostro amore ci si impone. Ma non siamo certi dell'amore dell'amato; potrebbe essere una infatuazione, un capriccio e, infatti, abbiamo bisogno di chiederglielo continuamente: mi ami? L'amore è un gettarsi nell'abisso del tutto e niente; è vedere la luce e correrle incontro, anche a rischio della vita. Ma lo stesso avviene nella conversione. Il dio che ti è apparso è una realtà o una illusione? La fede politica manterrà la sua promessa? Anche qui i dubbi ritornano. Tutti gli spiriti religiosi hanno parlato dei dubbi, delle tentazioni, delle paure. I mistici anch'essi perdono Dio e si sentono smarriti nella ‘notte oscura'.

Oltre che nell'innamoramento e nella conversione, lo stato nascente si manifesta nella formazione dei nuovi movimenti, dove è come se molti individui si convertissero simultaneamente, e il gruppo è una unità sociale di ordine superiore. Dobbiamo pensare al nascere delle sette nel clima infuocato della riforma protestante, al sorgere dei partiti socialisti, utopistici e marxisti, nell'effervescenza collettiva del secolo scorso. Dobbiamo pensare al ribollire di speranze dell'America degli anni Sessanta, con i movimenti per i diritti civili, contro la guerra nel Vietnam, gli hippies, il culto della droga, ecc.

Ebbene, in tutte queste esperienze di stato nascente , che l'umanità conosce da migliaia e migliaia di anni, vi è sempre ricorrente, l'idea dell' uomo nuovo . Abbiamo detto che ciascuno, nello stato nascente, si sente rinnovato. Lo stato nascente, infatti, è una morte-rinascita e ciò che emerge è un essere nuovo rispetto a quello antico. Ma, in realtà, l'esperienza di rinnovamento va infinitamente al di là di noi stessi. Come abbiamo detto, noi restiamo consapevoli dei nostri limiti. Quando siamo innamorati siamo felici se il nostro amato ci dice che siamo belli, che abbiamo dei begli occhi e delle belle mani; perché è solo ciò che egli pensa e che dice, che ci interessa. Noi desideriamo piacere a lui e se lui trova belle le nostre mani ci sentiamo appagati. Ma non ci viene in mente di avere le mani più belle del mondo. Sappiamo che lui ci vede così, ma che non è così. Eppure in quelle parole circola un'idea di perfezione assoluta. Nel << (Per me) tu sei la più bella del mondo>> il <<per me>> può essere messo tra parentesi perché ciò che è stato intravisto è stata una perfezione. La perfezione non è ancora compiuta, ma noi ne sentiamo possibile il compimento. Nei grandi movimenti la gente attende una vera e proprie rigenerazione del mondo e la nascita di una umanità priva dei difetti, delle meschinità e delle miserie di oggi. E' l'uomo nuovo dei cristiani, degli anarchici, dei comunisti; l'uomo nuovo che tutti i movimenti hanno intravisto e, talvolta, addirittura detto di aver realizzato. Ma perfino nell'innamoramento, che è il più piccolo dei movimenti, vi è la perfezione di un qualcosa che sta per accadere non solo a noi ma anche attorno a noi. Per chi è innamorato il rapporto sessuale è qualcosa di sacro e che, perciò, deborda dai celebranti per coinvolgere la natura. Ogni amore è un rito cosmico, una festa della fecondità. E‘ quindi, anche una nascita, un natale, ed è frequentissimo negli innamorati, l' idea di un figlio divino, il bambino divino che sarà meglio di loro e che porterà a compimento ciò che è stato intrapreso. Ricordiamoci che lo stato nascente è labile, evanescente. Non confondiamo perciò questa eredità mistica con l'eredità biologica. Non è una credenza, è una intuizione che ha trovato innumerevoli volte espressione nei miti. E' un archetipo. L'archetipo del divino fanciullo col cui avvento sorgerà un mondo migliore. E' il Messia degli ebrei, il Cristo bambino dei cristiani, il nuovo Adamo di innumerevoli sette.

Un'umanità trasfigurata, vitalità traboccante, fine della paura della morte, generosità, unanimità e l'uomo nuovo, il nuovo Adamo, l'Eva futura. Ecco i temi ricorrenti dello stato nascente da millenni e millenni. Nei suoi momenti di trasformazione radicale la natura umana produce uno stato in cui noi intravediamo ciò che è il suo-nostro sogno, ciò che potremmo diventare un giorno.

Questi bagliori si sono depositati nei culti, nei miti, perfino nella vita quotidiana. Io ho l'impressione che il tema dell'uomo nuovo, del fanciullo divino, appaia addirittura sempre, ogni volta che una madre aspetta un bimbo, ogni volta che un padre lo vuole. Ogni uomo che nasce è, nella indicibile speranza dei suoi genitori, una promessa di superare non solo loro stessi, ma l'umanità. Ogni bambino che nasce porta oscuramente, indicibilmente, in sé la promessa di un superamento. Come se lui fosse il predestinato, l'eletto. Poi, in realtà, egli sarà soltanto un uomo, non riuscirà a superare la natura umana. Il divino che si era intravisto in lui si perde; egli fallisce. Ogni uomo che nasce , in quanto non riesce a realizzare la promessa della sua divinità, in quanto fallisce e delude, ripercorre la strada di Adamo, ogni donna quello di Eva. Il peccato originale si compie in continuazione, lo riempie ogni bambino che nasce e che si perde. Ogni bambino è Adamo, è un nuovo Adamo che fallisce. Fino ad un certo momento il bambino è divino e poi, ad un certo punto non lo è più. Quando avviene la perdita? Non c'è né un giorno né un anno. Agli occhi dei genitori stupiti il bambino appare portatore di una potenzialità meravigliosa. E' la meraviglia di fronte all'ammirevole da cui potrebbe sgorgare il totalmente migliore. Se quello splendore potesse continuare! Se potesse fiorire come è fiorito finora! Invece quando gridiamo di stupore egli è già al suo apogeo. O, forse, egli è al suo apogeo perché noi, in quell'istante, abbiamo gli occhi per vederlo, per intravedere in lui la potenzialità divina che esiste veramente anche se egli, come Adamo, dovrà fallire. L'amore fa vedere ogni cosa sacra; ma il sacro è una esperienza primordiale, fondamentale dell'uomo. Il sacro è un sapere oltre. Poiché il sacro è legato all'amore, l'amore è un sapere oltre.

Nello stato nascente, quindi nell'innamoramento, nella conversione, nei movimenti, nell'attesa della madre per il figlio, c'è la vigilia del nuovo Adamo. Il figlio concreto, empirico, in realtà non potrà mai essere il nuovo Adamo, perché Adamo è il genere umano stesso. Il figlio immaginario dell'innamoramento, l'atteso dai movimenti, è l'umanità stessa, raccolta in una individualità ineffabile che <<un giorno verrà>>.

Brano tratto dal testo L'albero della vita di Francesco ALBERONI