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Non è un paese per giovani PDF Stampa
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Giovedì 04 Febbraio 2010 22:03

Non riesco a capire perché i giovani italiani non abbiano ancora fatto la rivoluzione. Non quella finta, posticcia, che si inscena stancamente anno dopo anno con le solite occupazioni e le parodie sempre più logore di un '68 lontanissimo. No, quella vera: quella contro la fortezza gerontocratica e prepotente che noi oramai anziani abbiamo munito di ponti levatoi per chiudere le porte, impedire l'accesso di forze fresche, monopolizzare tutti i posti a disposizione.
Tempo fa, in un intervento pubblicato dal Corriere, Pietro Ichino ricordava che in Italia l'ultimo concorso per accedere al Conservatorio risale nientemeno che al 1991: quasi vent'anni fa. Un'intera generazione di musicisti buttata via, vocazioni distrutte, opportunità bruciate. Se in questo ventennio fosse apparso all'orizzonte un bravo violinista, un virtuoso del ¬pianoforte, un eccellente percussionista, le strade sarebbero state due: o l'emigrazione oppure la rinuncia. Talenti Sprecati, prospettive chiuse. Se un giovane di oggi sentisse la vocazione dell'insegnante, anche accettando stipendi tutt'altro che ragguardevoli, ma seguendo il proprio istinto, dovrebbe rassegnarsi: non metterà mai piede in una scuola. Nei giornali entrano con il bilancino, tra i contratti a tempo indeterminato i più giovani hanno ormai scavalcato da un po' la trentina. La ricerca è territorio proibito: i parenti hanno la strada sgombra, quelli di talento devono adattarsi ad anni di precariato malpagato e appena possono scappano all'estero.
I giovani dovrebbero fare la rivoluzione contro un sistema ingessato, immobile, accondiscendente con le corporazioni potenti e prepotenti, spietato con il nuovo proletariato anagrafico che non ha nulla da perdere se non le proprie catene, per parafrasare il celeberrimo detto di Karl Marx. Vedono la scuola sfasciarsi e intuiscono che una scuola che perde la sua funzione democratica di premiare chi merita e sanzionare i fannulloni è un'istituzione che ruba il futuro a chi non ha il privilegio di riparare all'estero. Dovrebbero fare la rivoluzione anziché chiedere in modo petulante che gli anziani diano loro spazio cooptandoli con magnanimità nei loro sinedri. Se lo prendano, lo spazio occupato da chi difende con tenacia inamovibilità la posizione conquistata. Si organizzino per non morire asfissiati dagli intoccabili che dall'alto della loro posizione acquisita sparano con il bazooka appena vedono uno sotto i trent'anni che si avvicina imprudentemente alla fortezza. Non imitino i loro genitori se non i loro nonni con i riti dell'eterna protesta ma trovino forme e modi per irrompere nella società dei vecchi e dimostrare la loro bravura (se c'è).
La rivoluzione. Non la farsa dell'ennesimo, inutile corteo ritmato sui soliti, stucchevoli slogan.


Articolo di Pierluigi Battista tratto da Style Magazine