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Perchè stare insieme oggi è più difficile PDF Stampa
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Venerdì 15 Gennaio 2010 10:27

Crisi di cop­pia e separa­zioni sono sempre esistite ma non v'è dubbio che oggi siano au­mentate. Ciò farebbe pensare a un maggior malessere nella vita a due rispetto a un tempo, quando molti stavano insieme 40 o 50 anni. Ma basta pensare ai tanti matrimoni combinati dei tempi dei nostri nonni e alle sofferenze di tante donne sottoposte alle angherie di mariti-padroni quando ancora non si poteva divorziare per capire che non è così. Quel che è cambiato è la consapevolezza di sé e del diritto a essere felici, a cambiare strada quando non la si sente più autentica. E questo è sicuramente un passo avanti che permette alle esistenze individuali di evolvere.

Esigenze complesse. Qualcuno parla di scarsa disposizione degli adulti attuali a sacrificarsi, ma non è così vero. In psicoterapia si pre­sentano uomini e donne che aveva­no creduto fortemente in quella storia d'amore e avevano dato l'a­nima per essa, ma che ora, con sof­ferenza profonda, sentono di dover fare dei cambiamenti. Bisogna invece considerare l'odierna maggio­re complessità psichica, il fatto che a incontrarsi e a mantenere il rap­porto nel tempo sono oggi una donna con spiccate caratteristiche psicologiche maschili (il bisogno di affermarsi, la capacità decisionale, la forza di "penetrazione" della realtà) e un uomo con caratteristi­che femminili (l'ipersensibilità, la malleabilità, il bisogno di introspe­zione).
 
Troppi stimoli. Certo vi sono, ri­spetto al passato, molte più forze dal potere disgregante, che giornalmente attaccano la stabilità di una coppia. Gli stimoli massmediali creano tanti bisogni indotti che in­ducono i due partner al paragone continuo con presunte realtà ideali e alternative. La facilità comunica­tiva e la raggiungibilità via cellula­re o via Internet offrono gratifica­zioni narcisistiche, opportunità di flirt e un costante insinuarsi del mondo nella vita mentale del sin­golo e della coppia. Difendere la privacy della coppia da questo sur­menage "relazional-virtuale" non è da reazionari, ma da realisti cono­scitori di un'attualità affascinante e al contempo insidiosa.
 
 

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