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Piacere e piacersi PDF Stampa
Saper vivere - Altri articoli
E’ diventato ormai un tema costante di testate giornalistiche e di trasmissioni televisive ma anche e soprattutto dei discorsi di noi donne, delle nostre confidenze tra amiche: i disturbi alimentari.
Indipendentemente dall’età e dagli interessi di ciascuna, tutte in un qualche momento ci siamo “sentite grasse”, o avevamo tradotto nel “linguaggio del peso”, tutti i sentimenti che non siamo state in grado di esprimere direttamente e le cose importanti che non siamo riuscite a dire. Ci siamo sentite grasse e inadeguate quando ci siamo sentite sole, non capite, quando non abbiamo avuto in nessun modo la possibilità di poter esprimere le nostre più recondite preoccupazioni, emozioni o sentimenti. Il numero delle ragazze affette da anoressia o bulimia va sempre aumentando, mantenendo costanti dinamiche e problemi ad essi connessi. Sotto il bisogno di abbuffarsi, di vomitare , di stare a dieta o di digiunare c’è la vita quotidiana di ognuno di noi.
Capita spesso che noi donne, amiche o anche semplicemente conoscenti, parliamo per mettere in comune la nostra vita, condividiamo i dettagli, cerchiamo di dare sostegno a chi parla, a chi si confida con noi per fare sapere davvero come ci sentiamo e in quasi tutti i nostri discorsi troviamo un filo conduttore che ci accomuna.
Sembra che già nella preadolescenza, le ragazze si trovano di fronte a una scelta: possono rimanere quelle che sono, differenziandosi dalle loro amiche e rischiando così di poterle perdere o possono diventare come tutte le altre. Nel tentativo di omologarsi, cominciano a mettere da parte dei pezzi di se stesse. Da una parte ci sarà il vero Sé , più interno, che contiene tutti i pensieri e i sentimenti che la società dice di non esprimere, come rabbia, gelosia; dall’altra il falso Sé, l’involucro esterno che creano per mostrare agli altri le qualità e le reazioni che la società si aspetta da loro.
Le ragazze ricevono costantemente messaggi ambivalenti sulle cose a cui danno valore e che sanno essere vere di se stesse, come se non potessero andare d’accordo con ciò che la società si aspetta da loro, primo tra tutti i tipi di bellezza che quasi nessuna può incarnare.
La ragazza perfetta è Barbie: alta , magra, bionda, bianca, bella, competente, sicura di sé, indipendente, giovane, atletica, sexy e potente. Il modello di perfezione che viene presentato loro è un modello unidimensionale, che non ha nessuna delle meschinità, delle insicurezze, degli stress e degli alti e bassi della vita reale. Trattandosi di un modello irraggiungibile, nonostante i loro sforzi le ragazze finiscono inevitabilmente per sentirsi in qualche modo sbagliate. Dato che nessuno dei valori e nessuna delle qualità che rappresentano la vera cultura femminile hanno un rimando positivo dalla società, imparano molto presto a svalutare se stesse.
Per una ragazza è quasi impossibile diventare adulta senza preoccuparsi del peso, senza ambivalenze nei confronti del cibo, senza mai giustificarsi per ciò che mangia.
E’ difficile non farci sedurre dal miraggio di essere magre e dall’idea che, se solo ci impegniamo abbastanza, potremmo cambiare la forma del nostro corpo.
La nostra società vede male il grasso. Per questo, sentirci grasse equivale a dire :”il mio corpo non mi piace”, e questo in realtà significa:”non mi piace come sono”.
I disturbi alimentari insorgono quando i comportamenti che ruotano intorno alla preoccupazione per cibo e peso diventano ossessivi, al punto che qualunque cosa una ragazza faccia, e tutte le sue emozioni, sono determinate da ciò che ha o non ha mangiato quel giorno.
Il disturbo una volta avviato fa sì che non è il cibo la causa del problema. Esso diventa il punto intorno al quale ruotano comportamenti che sono indotti in primo luogo da bisogni psicologici.
Insomma bisognerebbe dire che tutti abbiamo bisogno di sentirci in grado di controllare le situazioni, di avere un po’ di ordine e sicurezza nella vita.
E allora cerchiamo di dare voce ai nostri bisogni, alle nostre insicurezze e fragilità ed esaltiamo la nostra femminilità con i nostri difetti facendoli amare ed accettare prima a noi stesse e poi a chi ci sta accanto.
ROBERTA PATI