| Piuttosto che questo, meglio piuttosto |
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| Economia & Politica - Altri Articoli | |||
| Martedì 02 Novembre 2010 23:19 | |||
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Dov’è finito tutto questo astio? Nei fogli di giornale che non dovremmo leggere? Nelle intercettazioni che non andrebbero pubblicate? Nelle interviste a giovani donne che fanno racconti fantascientifici degni di un porno, o nelle sempre mirabolanti dichiarazioni del premier? Nelle manifestazioni (da Roma a Bologna, il meglio gay che Berlusconi è saldo) di poche ore fa? Quando il gioco si fa duro, l’uomo che sotto il trapianto niente, ha in mano tre carte: “le mie parole sono state fraintese e/o manipolate”: un capo semplice per tutte le stagioni, nero, che va su tutto e sfina; “è colpa della magistratura comunista”: il rafforzativo per le grandi occasioni; “la sinistra è triste e non coglie l’ironia”: la carta sono un burlone. Ci sono dei momenti però, che nella vita di questo singolare essere umano si succedono eterni e immutati, e sono come in un jenga a cui viene tolto il legnetto cardine, tanto veloci quanto irrimediabili, in cui giocarsi l’asso sembra l’unica via. “Meglio guardare le donne, che essere gay”. Sbem, il rigurgito idiota arriva all’opinione pubblica (o meglio a chi un’opinione ancora ce l’ha) dritto e doloroso come una randellata sui denti. Si diffonde a macchia d’olio l’idiozia. Lo sdegno e le prese in giro rimbalzano passando (addirittura) per l’Auditorium di Roma (dove è in corso la “Festa del Cinema”, quest’anno crivellata di colpi) e arrivano ovunque. Dovunque, che se ci fosse un premio universale ilarità omofobia e discriminazione, ecco, arriveremmo sicuramente sul podio. “Meglio guardare le donne, che essere gay” è il grande classico della destra, laddove “guardare le donne” subisce mutazioni random piegandosi all’eventualità del bisogno di chi esprime il concetto, al pari quasi del verbo “puffare”, e la parola “gay” si vede sostituita nel paragone con minoranze di vario tipo a seconda dell’occasione. Una cosa che fa sempre tanto ridere, no? No. “Meglio fascista che frocio”, aveva detto la Mussolini a “Porta a Porta” rivolgendosi a Luxuria (e già l’idea sembra un film), “Meglio guardare le donne che essere gay” dice oggi il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, trascinandoci in un remake stantio fatto di luoghi comuni e triviali battute fuori luogo frutto di un incubo in cui qualcuno ci trattiene. Prima della prossima uscita brillante, più che chiedere scusa, dovrebbe poter evaporare. A seguire, e per la stessa saga: "Ho un problemino, avrei da sistemare in qualcuno di questi stand una certa Ruby"; "Tutto si risolverà in una tempesta di carta”; “Non è stato altro che un atto di solidarietà che mi sarei vergognato di non fare e invece l'ho fatto, lo faccio continuamente perché sono fatto così da sempre" e “Presenteremo un provvedimento di iniziativa parlamentare riguardo al fermo dei media da 3 a 30 giorni per chi pubblica le intercettazioni". Per il momento un consiglio: se i giornali vi mentono… leggete sui muri.
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Ma l’hanno poi trovato questo clima d’odio di sinistra? Dove si nascondeva questa nube tossica d’intolleranza rossa? Nel racconto del paurosissimo attentato a Belpietro? Nelle pieghe del pugno senza traccia sferrato a Capezzone? Nelle parole di una giovane… spogliarellista? prostituta? ladra? ragazzina?