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Precariato dal lavoro ai sentimenti PDF Stampa
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Sabato 02 Maggio 2009 10:23

Letteralmente con il termine precariato si intende, la condizione di quelle persone che vivono, involontariamente, in una situazione lavorativa che rileva, due fattori di insicurezza, come la mancanza totale della continuità del rapporto di lavoro e mancanza di reddito adeguato.
Il suo significato si estende al cosiddetto lavoro Nero e al fenomeno degenerativo dei contratti c.d. flessibili (part-time, contratti a termine, lavoro subordinato).
Soprattutto il precariato intacca la qualità della vita in termini di progettualità personale e sociale.
In un contesto lavorativo come quello italiano, essere precari significa non poter mettere a frutto il proprio titolo di studio, la voglia personale che abbiamo di mettere su famiglia, di poterci costruire qualcosa di più solido e soprattutto di non poter usufruire di una pensione.
Il lavoratore precario difficilmente potrà avere una famiglia propria senza altrui aiuti, sempre che sia fortunato ad averli.
La tipologia del precario medio, è infatti single, sia uomo che donna, più per necessità che per scelta. Ed è proprio per questo più appetibile per il mercato del lavoro, in quanto ha meno vincoli.
Capita spesso che ai colloqui a cui ci si sottopone  venga fatta la solita domanda:”single o fidanzata/o?”. Sembra quasi che avere un compagno/a oggi sia qualcosa da nascondere, anzi sia un grosso problema, un ostacolo per una ipotetica assunzione.
Ancora peggio se ad una certa età, la donna avverta la voglia di maternità, che dovrebbe essere in realtà un diritto sancito dallo statuto dei lavoratori.
Tra i giovani ormai più della metà sono precari. E questo significa distruggere una generazione: impedisce di fare programmi, di poter acquistare una casa e ancora meno di fare figli.
Generalmente subito dopo la laurea qualsiasi giovane ha tanti sogni nel cassetto, ha una gran voglia di immettersi nel mondo del lavoro.
Strada facendo i sogni si trasformano in incubi e ci si ritrova a fare lavori come camerieri, commessi, centralinisti in un alienante call center, solo per avere l'illusione di sentirsi indipendenti.
Questa precarietà sembra apparentemente aver luogo in tutti i livelli sociali. Tempo fa durante una trasmissione “tg2 punto di vista”, l'ospite era il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, una ragazza chiese al cavaliere :”cosa pensa di fare contro il precariato, quali soluzioni adotterebbe per permettere alle giovani coppie di mettere su famiglia e affrontare le spese di un mutuo.
E sapete cosa ha risposto ? Semplice, basta sposare suo figlio !” Semplice no ? Contro il precariato, basta sposarsi con un uomo o una donna ricchissimi e il gioco è fatto. Da domani non invieremo più curriculum vitae, che senso ha, quando la soluzione è a portata di mano , ops a portata di ricco. Beh lo dicono anche i nostri politici!!
 
ROBERTA PATI