Home Saper vivere Altri Articoli Qualche rimedio al disagio esistenziale
Qualche rimedio al disagio esistenziale PDF Stampa
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Le cose che vogliamo nella vita sono quelle che la mente evoluta ci dice di volere, e non gliene importa un fico secco della nostra felicità. Tutte le prove fanno pensare che probabilmente saremmo più felici se non ci preoccupassimo della promozione e ci mettessimo piuttosto a costruire barche o a svolgere attività di volontariato. Inoltre, più le persone credono che il successo finanziario sia importante, più insoddisfatte sono sia del lavoro che della vita familiare.

Tutto ciò significa, sorprendentemente, che è abbastanza probabile che le persone siano così prese dal volere le cose da dimenticare di fare quelle che a loro piacciono. Naturalmente in questo modo saranno insoddisfatte, anche se quasi sicuramente avranno successo nella vita secondo tutti i criteri ortodossi (ed evolutivi). Il comportamento delle persone è ispirato dal desiderio e da una teoria implicita su ciò che le renderà felici. Questa teoria implicita può essere in contrasto con come stanno davvero le cose. Come si ricorderà, le persone sopravvalutano quanto saranno più felici dopo aver raggiunto ciò a cui aspirano, mentre sottovalutano la propria capacità di affrontare ciò che non desiderano. Imparare dall'esperienza non garantisce che questo genere di errori venga eliminato, poiché il progetto della teoria implicita non è migliorare la soddisfazione personale ma replicare il DNA della persona.

Tuttavia, attraverso tecniche quali l'educazione alle attività piacevoli, almeno in linea di principio si può evitare la trappola del sistema del desiderio, che di solito motiva il comportamento. Sia l'educazione alle attività piacevoli che la TCC (NdR- Terapia Cognitiva Comportamentale che opera per ridurre pensieri e sensazioni negative) hanno una implicazione molto interessante. Di solito tendiamo a presumere che la nostra infelicità sia il risultato di azioni ostili degli altri, o del grande capitale ( per i socialisti), o dello Stato (per i conservatori), o di Dio (per gli atei), o di Mammone ( per chi ci crede). In realtà, tuttavia, sembra più probabile che l'infelicità cronica sia il risultato di meccanismi insiti in noi, si tratti della tirannide del volere piuttosto che di quella del gradire, oppure dell'iperattività delle emozioni negative. Inoltre, l'infelicità non è affatto il risultato di meccanimi interni a noi che hanno funzionato male. Il sistema del volere deve schiavizzarci, per far sì che portiamo al massimo il nostro successo riproduttivo. Il sistema dell'emozione negativa deve essere iperattivo, perché subire dieci falsi allarmi è meglio che rimanere uccisi. Pertanto il nostro peggior nemico, se decidiamo di voler essere felici, è proprio la psicologia che dobbiamo usare per riuscirci. Per fortuna, comunque, quella psicologia è abbastanza acuta e flessibile, e quindi può escogitare astuzie quali la TCC e l'educazione alle attività piacevoli per dialogare con se stessa.

Questo ci conduce all'ultimo e forse il più efficace dei modi che possiamo utilizzare per incidere sulla felicità: cambiare argomento. La TCC e l'educazione alle attività piacevoli sono entrambi modi per manipolare la qualità edenica della vita, attraverso i pensieri nel primo caso e le attività nel secondo. Ma concentrarsi interiormente sull'esperienza edenica non costituisce l'unica strategia possibile. Anzi, così facendo, ci si espone al pericolo del cosiddetto ”paradosso edenico”, secondo il quale, perseguendo la felicità in sé, la rendiamo ancora più distante, mentre perseguendo qualcos'altro possiamo involontariamente farla avvicinare. Questo paradosso è stato chiaramente enunciato, tra gli altri, da John Stuart Mill:

Sono felici soltanto coloro che (…) concentrano la mente su qualcosa di diverso dalla propria felicità. Aspirando in questo a qualcos'altro, trovano la felicità strada facendo.

Al contrario, concentrandosi sulla propria felicità, inevitabilmente si porta l'attenzione sulla sua inadeguadezza: - Domandati se sei felice e cesserai di esserlo -

Nel corso del tempo, le persone hanno cercato di minimizzare l'impatto delle emozioni negative mettendosi in relazione con le cose più grandi di loro. In questo senso, molti considerano la natura e la magnificenza dei paesaggi naturali come un tonico. Qualcuno ha addirittura detto che il nostro forte desiderio di paesaggi estesi e aperti, ricchi di acqua, di animali e piante selvatiche rappresenta le vestigia di un meccanismo di ricerca del tipo di luoghi in cui hanno prosperato i nostri antenati. Siamo anche in relazione con cose che ci trascendono attraverso le storie delle persone, intentendo non solo le storie vere dei nostri amici, ma quelle immaginarie raccontate nell'arte e nella letteratura. Queste narrazioni ci rimandano l'immagine che non siamo i soli ad aver affrontato il difficile compito di essere uomini. Altri trovano una soddisfazione intrinseca nell'organizzare e nell'intervallare nel mondo fisico, si tratti di collezionare francobolli o di costruire aquiloni.

Anche la fede religiosa collega le persone a qualcosa che le trascende. E' ampiamente dimostrato che chi pratica una religione ne trae vantaggi in salute e benessere. A tale proposito, varie sono le spiegazioni possibili. Una è che i gruppi religiosi offrono sostegno e collegamenti sociali, mentre un'altra si basa sulla tipologia delle personalità che tendono a diventare religiose; inoltre, le religioni sono inclini a promuovere stili di vita salutari. Tuttavia, un altro fattore possibile è di tipo cognitivo: la metanarrativa della religione riduce l'ansia riguardo i problemi dell'esistenza e conforta l'individuo, fornendogli un contesto più ampio per i suo pensieri e le sue sensazioni.

Brano tratto dal libro -Felicità- di Daniel NETTLE