Home Economia & Politica Altri Articoli Risorgimento tradito
Risorgimento tradito PDF Stampa
Economia & Politica - Altri Articoli
Giovedì 05 Novembre 2009 22:00

Ci dev'essere davvero qualcosa di masochista, in questa destra ampiamente maggioritaria nel Paese che però non sa vincere, non conosce mo­derazione, sente gli istinti profondi della società ma non la storia patria, i suoi valori, le sue figure. Che l'attacco al Risorgimento – capolavoro della Destra storica – arrivi da destra è davvero una bizzarria della storia; sino alla scena da teatro dell'assurdo del primo ministro che – alla vigi­lia del 150° anniversario dell'unificazione – si presenta a un raduno di giovani nazionalisti sventolando un libello papalino e antiunitario.
Nessuno si illude che una parentela uni­sca i politici di oggi a un Cavour o a un D'Azeglio. Così come è normale che la Le­ga, fondata in nome della seces­sione, esecri l'unità, Ma è in­credibile che siano ora gli intel­lettuali e i politici della mag­gioranza a ripetere le antiche tesi gramsciane sul Risorgi­mento privo di sostegno popo­lare. Un'idea discutibile, se non falsa, che contraddice lo spirito e la realtà del 1848: i palermi­tani che per primi insorgono e ottengono la Costituzione; i torinesi che ogni sera sfilano sotto la reggia invocando la guerra all'Austria; i milane­si che cacciano Radetzky; i bresciani che lottano per die­ci giorni contro il più potente esercito d'Europa; tutte le città venete insorte (eccetto Verona, caserma delle giubbe bianche, che nel 1866 al momento di ritirarsi spareranno sulla folla in festa); l'eroica resistenza dei veneziani; i vo­lontari accorsi da Roma e da Napoli; gli studenti toscani disfatti a Curtatone e Montanara; le violenze della solda­taglia austriaca sui ferraresi e quelle dei mercenari papa­lini a Perugia... Poi, certo, come sempre nella storia esiste la zona grigia, vasta e numericamente maggioritaria, di chi esita, di chi tira a campare, di chi non ha l'età, di chi cor­re in soccorso del vincitore. Però non mai è la zona grigia a decidere il corso delle cose.
L'unificazione sarà celebrata, ma il Risorgi­mento è fuori moda. Non ispira film, ro­manzi, fiction. È studiato poco e di mala lena. Peccato, perché è storia affascinante, di eroismi e di in­trighi, di personaggi nobili e rocamboleschi. A comincia­re da un re mai preso troppo sul serio, Vittorio Emanuele II, di cui però non è inutile rileggere alcune pagine, per ricor­darsi come si esprime un uomo di Stato. Per esempio la lettera a Costantino Nigra, alla vigilia della se­conda guerra d'indipendenza: "Io parto domattina per la campagna con l'esercito. Ecco il mio testa­mento: se sarò ucciso voi l'aprire­te e avrete cura che tutto ciò che vi si trova sia eseguito. Io procurerò di sbarrare la via di Torino; se non ci riesco e se il nemico avanza, ponete al sicuro la mia famiglia e ascoltate bene questo: vi sono al Museo delle Armi quattro ban­diere austriache, prese dalle nostre truppe nella campagna del 1848 e là deposte da mio padre. Questi so­no i trofei della sua gloria. Abbandonate tutto, al bisogno; valori, gioie, archivi, collezioni, tutto ciò che contiene que­sto palazzo, ma mettete in salvo quelle bandiere. Che io le ritrovi intatte e salve come i miei figli. Ecco tutto quello che vi chiedo: il resto non conta".
 
Articolo tratto dal Corriere della Sera