| Senza concorrenza che vita è? |
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| Venerdì 03 Aprile 2009 21:37 | |||
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Guardate le cose attraverso la nuova competizione sul tragitto tra Roma e Milano. Alitalia (di Stato, mai dimenticarlo) era già messa molto male. Ma da quando si è imposto come antagonista concorrenziale il treno ad alta velocità, i nuovi responsabili della compagnia aerea devono aguzzare l'ingegno, studiare nuove tariffe, ideare nuovi incentivi, convincere i passeggeri che è più conveniente prendere l'aereo, più comodo, più veloce, più puntuale. Non è detto che Freccia Azzurra saprà rintuzzare Freccia Rossa, non è detto che, al punto in cui siamo arrivati, la catastrofe sia evitabile. Ma ci devono provare. Glielo impone la concorrenza. La fine di un monopolio costringe a rivedere la mentalità monopolistica che si era stratificata nei decenni. La mentalità monopolistica è arrogante, tende all'immobilismo, disabitua a sperimentare strade nuove, incoraggia a trattare clienti e cittadini come sudditi cui si concede magnanimamente un servizio.
Con la concorrenza nessuno viene da te per obbligo: devi essere scelto. È così nella società, come nella vita dei singoli: se tutto ci fosse concesso, non avremmo nessuna sollecitazione a migliorare, perfezionare, conquistare.
La mentalità liberale affida ai singoli le virtù dell'intraprendenza e dell'intelligenza e consegna allo Stato il compito di colmare i vuoti sociali. La mentalità statalista, monopolista e illiberale comprime ogni energia, riduce ogni attività a routine svogliata, cristallizza ogni intelligenza nella difesa a oltranza di rendite di posizione asfissianti e deleterie per tutti. Quando la crisi mondiale avrà prodotto tutti i 'suoi effetti sismici, il dogma neo-statalista si appannerà di nuovo e bisognerà ricominciare a sgombrare il terreno dalle nuove bardature che imprigioneranno la società.
E la parola «concorrenza» uscirà dal cono di discredito in cui è confinata oggi, nel cuore del terremoto economico. Speriamo.
Articolo di Pierluigi Battista tratto dal Corriere della Sera
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