
Caro 2011 che sei appena arrivato, ogni anno ci penso, e so di non aver mai sentito nessuno dirsi contento e soddisfatto di un anno passato, un intero anno. Sarebbe innaturale, temo. Caro anno nuovo che tra un anno passerai, niente di personale, ma non ripongo alcuna fiducia in te. Caro anno, lo faccio per noi: così io non mi sbaglio, e a te non viene l’ansia. Penso al 2009, al fatto che ho sentito “salutarlo” dai balconi romani con giustificato astio e singolare energia, neanche fosse stato l’anno 1000. Eppure mi ci gioco qualunque cosa, erano partiti tutti carichi. Mi viene in mente allora, che questo 2010 che è appena finito, è nato come conto aperto col passato, un anno vittima del precedente, di quelli che devono pagare lo scotto di tutti gli errori commessi prima che arrivassero loro. Un anno di mezzo figlio di quel brutto voto che ti porti dietro dal quarto ginnasio e che fa sempre media. È nato così il 2010, e morto peggio: sommerso da avventate classifiche e ingiustificate “top ten”, gettando solide basi di noia e disincanto, buone per reggere l’irreale felicità di un anno talmente bello, che lo stiamo ancora aspettando. Partendo dalla fine, questo 2010 è stato l’anno in cui “il decennio si chiude”, e tutti a fare le compilation dei momenti più belli, “best of” su “best of”, milioni di “best of”, almeno uno per anno. Comunque fino a qui tutto bene: un po’ di panico fine decennio, che sembra una cosa molto importante, e un po’ di paura mista ad eccitazione stile “millennium bug”. Tutto bene però, finché qualcuno non si chiede, e giustamente, “ma non finiva l’anno scorso, questo decennio che forse, non si chiuderà mai?”… se lo chiede e non si sa rispondere, a dimostrazione del fatto che tutto è relativo e nemmeno la matematica è certa, perché ognuno conta a modo suo.
Il giudizio è sospeso, che abbiate fatto il vostro “bilancino” di fine decennio un anno fa, solo negli ultimi mesi o appena ieri, poco importa. Se non l’avete fatto per nulla, meglio. Di quest’anno che è passato, di questo decennio che se non era l’anno scorso, ieri se ne è andato, ognuno di noi ricorderà quello che vuole. Stileremo elenchi e buoni propositi che fra due giorni verranno dimenticati. In preda a massicce overdose da zuccheri e insaccati, giureremo che mai, mai più, mangeremo così. Scriveremo “palestra”, “pazienza”, “perseveranza”, e un altro milione di parole con la “p”, nella colonna dei buoni propositi. Sarà più lunga di quella dell’anno scorso la nostra lista, sarà più lunga di quel meridiano incontrato solo sui libri di scuola, e finita la “p” useremo lettere che non abbiamo mai visto, solo per punirci. Tra un anno saremo in perdita, come quest’anno e come l’anno prima, perché se mai verrà il giorno che ci sentiremo anche solo mediamente soddisfatti di un anno che ne dura 365, quando non 366, sarà quello il giorno da segnare sul calendario, il capodanno da festeggiare per l’eternità. Invece ogni anno, insistiamo, e insistiamo perché quasi ci sentiamo in dovere: diciamo “buon anno” perché ce l’hanno sempre detto, e “auguri a tutti” di che non si sa, leggiamo classifiche fatte troppo di corsa piene di amori passeggeri e prive di quelle cose importanti che chi le ha scritte non potrà mai perdonarsi d’aver scordato. Come da tradizione facciamo promesse e richieste dimenticando che il “milleproroghe” noi non l’abbiamo, che i buoni propositi durano mezza giornata, e un anno intero non basta a contenere tutte le nostre aspettative. Per questo, senza bilanci né buoni propositi, senza riassunti, consigli, oroscopi e classifiche personali, vi auguro un anno. Punto. Un anno nuovo. Un 2011 senza pretese che si faccia scrivere non troppo di fretta, ma tanto pieno da dover riempire il margine, un anno nuovo da usare bene se lo vorrete usare bene, e male se male lo vorrete usare… sempre nei limiti dell’umana decenza, questo sì. Un 2011 di cattivi propositi realizzabili, uno per ogni lettera dell’alfabeto, che lasci ai buoni propositi lo spazio che si meritano: uno spazietto piccolo in cui andarsi a vergognare, come punizione per tutti gli anni che sono passati senza lasciarsi risolvere.
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