La prima esigenza del teologo è di conoscere l’ambiente nel quale vive la popolazione con la quale si deve confrontare e quindi attualmente: il Villaggio globale. In un primo momento si pensa che la globalizzazione può mettere in crisi l’identità cattolica, perché nel Villaggio, questa costituisce una netta minoranza. La tendenza all’omogeneizzazione delle culture e dei costumi riguarda anche gli aspetti religiosi, perché ormai si parla soltanto di cristiani, evitando precisazioni. E ciò produce un maggior interesse perché in questo modo ci si riferisce a circa un miliardo di persone. Comunque in genere la completa diversità delle confessioni viene tollerata anche perché ormai l’aspetto religioso è relegato in un angolino della nostra società, come qualcosa a cui ricorrere solo in caso di ‘necessità’ (cresime, matrimoni etc). Quest’ultima ci sembra una affermazione obiettiva in quanto nel mondo cattolico non più del 20% dei cosiddetti fedeli assiste alle normali funzioni religiose.
Viene inoltre a mancare nel Villaggio globale la tradizione, la quale fugge senza lasciar tracce. Rimane inoltre ai giovani poco tempo da dedicare alla religione, perché le risposte che cercano, che danno valore alla vita non si trovano sul web, che rappresenta uno strumento indispensabile nel processo di globalizzazione. Inoltre la povertà anche culturale, che caratterizza gli stranieri che lavorano nel nostro paese, scoraggia a intraprendere un colloquio in particolare di tipo religioso con questa gente. Il social network tende a spersonalizzare l’individuo perché ci si trova immersi in una realtà virtuale ed è proprio sulle reti sociali che i giovani passano molta parte di quel tempo che qualche anno fa passavano nell’oratorio della propria parrocchia. Rimane molto meno tempo da dedicare a Dio, perché il web è visto dai giovani come un potente mezzo di evasione da certe realtà che, comprese quelle religiose, in molti casi sono considerate opprimenti. Comunque con la globalizzazione esiste una tendenza all’integrazione, perlomeno all’accettazione delle varie culture, comprese anche quelle religiose. Quest’ultimo aspetto è da tenere in conto come fatto estremamente positivo nel momento in cui si evitano non solo contrapposizioni violente anche sul piano fisico, ma anzi si favorisce il dialogo religioso. Ormai il web non ci consente di dichiararci ignoranti, rispetto a quanto accade nel resto del Villaggio e non ci consente di non conoscere le altre culture e le altre religioni, anche se in maniera superficiale. L’individualismo, da web, che ha prodotto degli uomini ‘sazi’ di tutto ciò che è informazione, non ha rimosso la voglia di viaggiare per il mondo, per cercare quello che in questa società così dispersiva di valori e così consumista di materia, viene a mancare sempre di più, cioè la ricerca del vero senso della vita. Oggi la gente si affida a internet per comunicare in real time ma sul web non si parla, non si discute, ma si chatta e basta. In conclusione il futuro dell’umanità è affidato anche al web. Questo soprattutto relativamente agli scambi culturali e al dialogo interreligioso, perché il diverso non è più considerato come una anomalia ma soltanto come ‘quel qualcosa’ con cui confrontarsi nello scambiare dati e informazioni e quindi per imparare.
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