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Terra, non petrolio PDF Stampa
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Giovedì 26 Agosto 2010 09:52

Il sistema alimentare industrializzato e globalizzato si fonda sul petrolio. È minacciato dall'inevitabilità del peak oil (esso rappresenta il momento in cui il mondo raggiungerà il livello più alto di produzione petrolifera. La produzione petrolifera da lì in poi non potrà che diminuire, determinando così l'aumento dei prezzi) e anche perché è più vulnerabile dell'agricoltura tradizionale ai cambiamenti climatici che ha contribuito a creare. L'agricoltura industriale si basa sulle monocolture e queste sono molto più esposte alle mutazioni climatiche, alle malattie e ai parassiti.
Nel 1970 e nel 1971 la vasta "fascia del mais" dell'America fu colpita da una misteriosa malattia, in seguito identificata come la "razza T" del fungo Helminthosporium maydis che provocava quella che fu definita la ruggine delle foglie del mais del Sud. L'epidemia devastò i campi, lasciando piante avvizzite, fusti spezzati e pannocchie malformate o completamente marce. La rapidità e la violenza dell'avvizzimento era una conseguenza dell'uniformità del mais ibrido, che derivava in prevalenza da un'unica varietà maschile sterile del Texas. La struttura genetica del nuovo mais ibrido, che aveva determinato una coltivazione intensiva e su vasta scala da parte dei produttori di semenze, era anche responsabile della sua vulnerabilità alla malattia. Nel 1970 almeno 1'80 percento del mais ibrido americano conteneva il citoplasma maschile sterile del Texas. Come scrisse un patologo dell'Università dello Iowa: «Una superficie in acri così estesa e omogenea è come una prateria di erbe infiammabili in attesa di una scintilla per prendere fuoco».
L'agricoltura industriale dipende dai fertilizzanti chimici e il terreno concimato con essi è carente di materia organica che serve a proteggere la terra e a mantenerne l'umidità. I terreni sono quindi più vulnerabili alla siccità e ai cambiamenti climatici, ma l'agricoltura industriale si basa pure sulle irrigazioni intensive. E il cambiamento climatico sta causando lo scioglimento dei ghiacciai che alimentano i fiumi e in molte aree del mondo anche la diminuzione delle precipitazioni e un grande incremento della siccità. Di conseguenza, la vulnerabilità dell'agricoltura industriale è destinata ad aumentare. Infine, il sistema alimentare globalizzato è fondato sulla catena di distribuzione a lunga distanza e, proprio per questo, è più soggetto alle interruzioni in caso di eventi estremi, come le alluvioni, i cicloni e gli uragani. Ne deriva che l'agricoltura industriale globalizzata che dipende dal combustibile fossile, oltre ad aggravare i cambiamenti climatici, è la meno capace di adattarsi al cambiamento.
Abbiamo bisogno di un'alternativa. Le fattorie biodiverse e i sistemi alimentari locali ci offrono sicurezza nel periodo dell'incertezza climatica: producono cibo, in maggior quantità e in qualità migliore, e creano più occupazione. Il sistema alimentare industrializzato e globalizzato è fondato sul petrolio; i sistemi alimentari locali, biologici e biodiversi sul terreno vivente. Il sistema industrializzato crea prodotti di scarto e inquinamento; l'agricoltura vivente non crea rifiuti. Il sistema industrializzato si basa sulla monocoltura; quelli sostenibili sulla diversità.

Brano tratto dal testo RITORNO ALLA TERRA di Vandana Shiva