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Economia & Politica - Altri Articoli
Venerdì 25 Giugno 2010 07:37

La privacy nell’era 2.0 non esiste. È l’araba fenice, l’unicorno, la mosca bianca e l’asino volante di questo millennio. La privacy è tutto o niente. Tutto quello che abbiamo. O niente da nascondere. Da giorni non si fa che parlarne, da mesi è sotto accusa anche facebook, il social network con ormai 400 milioni di utenti nel mondo. Proprio oggi Zuckerberg, a difesa della sua creatura (imperfetta sì, ma geniale nella sua perversione), ha dichiarato che ai giovani la privacy non interessa. I “giovani di oggi”, secondo Zuckerberg sono più attenti a condividere che a nascondere le informazioni. Il nuovo modo di relazionarsi con la riservatezza sovverte le regole nel digitale, perché non a tutti importa che gli altri possano sapere, almeno potenzialmente, qualunque cosa sul proprio conto. La preoccupazione dei media è sovvertita da una totale noncuranza del popolo di internet. Che non solo non teme di essere “schedato”, “intercettato”, “spiato” o altro, ma piuttosto si potrebbe dire, tralasciando ogni discorso politico e/o di classe, che teme di non esserlo. Non essere on- line è quasi come non esserci e basta. Non condividere le proprie affermazioni è come non salutare il vicino di casa.
Il terrore, prendendo spunto dal ciclone riservatezza e spostando la visuale, sembra essere quello di non essere trovati. Giusto o sbagliato che sia. E anche se Zuckerberg migliorerà le impostazioni privacy del suo social, e i governi impauriti dalla troppa “partecipazione” chissà, forse un giorno troveranno pace, “i giovani”, quelli che sono cresciuti nell’era 2.0, che hanno imparato a condividere files e informazioni, quei “giovani” lì, continueranno a voler godere di tutti i vantaggi che quest’era può offrire. Sono giovani nel pieno possesso della loro riservatezza (con le dovute eccezioni, ovvio), ma soprattutto sono giovani che vogliono trovare ed essere trovati. Con le sfumature più diverse, con una riluttanza più o meno manifesta a condividere informazioni strettamente personali, ma non ne vedrete di nessun altro tipo. La polemica sulla privacy on- line si risolve, in estrema sintesi, ad una discussione sterile messa in moto da chi, lontano dalla logica di quel mondo, vuole soltanto mettergli un freno.

Sara Eudizi