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Aree a retribuzione differenziata o gabbie salariali PDF Stampa
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di Antonio ALBINO

 

Le due espressioni del titolo sono rispettivamente di formulazione imprenditoriale e sindacale, ma il concetto si riassume nella possibilità di prevedere retribuzioni differenti nelle varie regioni del nostro Paese. Personalmente credo che a livello nazionale, con i vari contratti di categoria, vada garantito per ogni regione lo stesso livello retributivo, che dovrebbe essere espressione della competitività del Paese nei confronti degli altri concorrenti. E’ chiaro però che le contrattazioni integrative da realizzare non solo in funzione dell’appartenenza alle varie Aziende e Gruppi ma anche a livello di ogni singola unità produttiva devono tenere in conto sia la produttività locale che il relativo costo della vita. Sarebbe profondamente ingiusto corrispondere uguali retribuzioni in aree con notevoli disparità nel campo del costo degli affitti, dei trasporti e dei generi di prima necessità.

Questo si verifica naturalmente tra Nord e Sud del Paese ed è esprimibile in circa un 25% di divario tra Napoli e Milano. Recentemente la Lega  è insorta reclamando un trattamento retributivo differenziato. E a me sembra che Bossi assolutamente non chieda niente di eccezionale e di trascendentale. Perché credo che prima di tutto vada garantito lo stesso potere di acquisto a tutti i lavoratori con la medesima qualifica ed anzianità in ogni parte del Paese e non uno maggiore nelle regioni più povere !!! Siamo di fronte ad una grossa anomalia anche perché credo che nelle regioni più povere andrebbero incoraggiati gli investimenti per permettere di abbassare la soglia di disoccupazione che è estremamente alta mentre nel Nord è quasi a livelli fisiologici. Come si fa ad incoraggiare la creazione di nuovi posti di lavoro, se poi il livello delle retribuzioni è lo stesso che nel Settentrione?  E’ chiaro che gli investimenti vengono attirati anche da numerosi altri fattori, ma si deve iniziare da quello retributivo  se non si vuol fare del Mezzogiorno un’area da considerare endemicamente sottosviluppata . Anche perché il divario con in Centro-Nord sta aumentando in base a dati statistici che non è possibile confutare. In campo economico è sufficiente affidarsi appunto alla statistica e a calcoli  non particolarmente elaborati per rendersi conto di certe situazioni, che poi non fanno altro che aumentare le tensioni sociali oltre che il divario tra le due Italie.
In conclusione mi sembra sufficiente citare il brano di un articolo di Richard LAYARD, che è stato consigliere economico di Tony BLAIR, per sintetizzare i termini del problema:
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Non credo che esistano molte persone disposte a confutare la tesi di Richard Layard, anche perché non bisogna confondere gli interessi locali con quelli nazionali, ovvero gli interessi settoriali con quelli generali.
Antonio ALBINO