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Assistenza non assistenzialismo PDF Stampa
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A Rovereto, in provincia di Trento, un giornale locale ha dato notizia di un gesto d’amore per la famiglia da parte di  un diciassettenne, che dopo aver saputo della perdita del lavoro del padre aveva deciso di abbandonare gli studi. Un imprenditore del posto  dopo aver saputo della decisione del ragazzo ha deciso di evitare che si potesse trasmettere un messaggio completamente negativo, cioè che lo studio è riservato solo a chi se lo può permettere.
Questo in un Paese, faceva giustamente notare l’imprenditore,  che se vuole conservare la sua competitività deve puntare alla qualità ed alla tecnologia, non ai bassi costi di merce di scarso pregio. Per questo è necessario produrre ed esportare macchinari ad alta tecnologia ed ad alto valore aggiunto, lasciando ai Paesi in via di sviluppo la loro utilizzazione. Per fare ciò naturalmente il sistema Italia  ha bisogno di personale qualificato che soltanto gli istituti superiori e le università possono sfornare.
Pertanto l’imprenditore invitava il ragazzo a tornare a scuola e diceva che avrebbe trovato per il padre nella sua fabbrica una occupazione soddisfacente.
Finalmente si scopre l’etica e il ruolo che l’economia può avere in un sistema dove la speculazione e il cinismo hanno prodotto quella crisi da cui stiamo faticosamente venendo fuori. Finalmente ci  si rende conto che l’economia  può svolgere anche una funzione umanitaria. Per questo  può anzi deve finire la contrapposizione costante, ancora presente in moltissimi casi, tra l’azienda ed i propri dipendenti. Bisogna finalmente entrare nell’ordine di idee che gli interessi dei lavoratori, opportunamente tutelati dai sindacati, e dell’azienda coincidono in maniera completa. Solo una azienda sana può avere dipendenti  validi sul piano professionale, remunerati convenientemente e che quindi, forse anche soltanto inconsciamente,  concorrono a renderla sempre più efficiente e competitiva.
La classe dirigente e le maestranze dovrebbero prendere atto di ciò ed adeguarsi, a loro vantaggio e in quello dell’Azienda e del Paese.
L’imprenditore di Rovereto ha dimostrato che oltre che agli interessi della propria ditta (comprendendone naturalmente anche tutti i dipendenti)  si può e si deve pensare a quello della comunità e del sistema Paese, ricavandone soddisfazioni morali e anche materiali per l’effetto di positivo trascinamento  indotto sui propri dipendenti a livello fiducia e attaccamento al lavoro.
In conclusione dunque una notizia molto positiva che ci riconcilia col mondo della produzione e che ci può far sperare che crisi economiche dovute all’avidità e alla mancanza di valori umani non abbiano più a ripetersi.
Antonio ALBINO