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Effetto Marchionne PDF Stampa
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Il nostro Paese sta uscendo dal provincialismo economico grazie all’Amministratore Delegato del gruppo Fiat. Marchionne si limita a chiedere al sindacato e al Paese la necessità di gestire un gruppo multinazionale con gli stessi criteri dei Paesi concorrenti.
Sergio Marchionne sta cercando di richiamare il sistema Italia ai nuovi compiti che lo attendono in tempi di globalizzazione,  cioè quando si deve fronteggiare  la concorrenza di Paesi come Cina, India, Brasile, etc  dove la manodopera ha costi praticamente 'irrisori' rispetto a quello dei paesi del G7. I nuovi compiti sono costituiti dalla creazione innanzitutto di un sistema più efficiente dal punto di vista produttivo, cosa che fa a pugni con episodi come quello di picchi notevoli di assenteismo, in particolare nello stabilimento di Pomigliano D’Arco, nei giorni in cui si trasmettono partite di calcio internazionali. Nascondersi dietro queste realtà ci sembra masochistico.
 La concorrenza  va affrontata con un discorso complesso che inizia con la progettazione di prodotti altamente sofisticati e quindi altamente competitivi nella loro essenza. Ed è questo il caso Fiat che è riuscita ad entrare prepotentemente nel mercato americano, con la gestione e la prossima acquisizione della Chrysler,  grazie in particolare ai suoi motori con prestazioni ottimali ed a bassissima emissione di CO2.
Accanto al discorso progettuale esiste anche quello produttivo che deve essere caratterizzato da alta qualità, flessibilità ed  affidabilità. Nel momento in cui il gruppo Fiat si avvicina a una produzione di circa sei milioni di auto l’anno, cioè a un livello produttivo che gli consente di competere anche con Volkswagen e Toyota, non si può comprometterne l’efficienza con l’assenteismo selvaggio.
Con Marchionne il Paese ha imboccato la strada giusta cioè quella che gli dovrebbe permettere di uscire dal declino su cui si è avviato nell’ultimo decennio. Perché un Paese che non cresce è destinato a regredire in quanto non riesce ad  adeguarsi in molti settori di importanza fondamentale. E questa è una realtà di cui a partire da certi settori sindacali si dovrebbe prendere atto. Ormai è ora di finirla con la contrapposizione Maestranze/ Azienda. Se l’Azienda è in salute e quindi cresce, si sviluppa anche il sistema Paese e il benessere dei dipendenti (con il concorso dei relativi sindacati naturalmente) e quindi si crea la vera ricchezza che può essere reinvestita per creare anche nuovi posti di lavoro. Questo  in maniera da  crescere sempre di più non solo sul piano economico, ma anche nei servizi , nelle infrastrutture, nella formazione, nella cultura e quindi nella competitività unica garanzia e fondamento dello sviluppo.

Antonio ALBINO
 
Sathya Sai Baba : il trapasso di un guru. PDF Stampa
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C'è una sola religione: la religione dell'Amore. C'è un solo linguaggio: il linguaggio del cuore. C'è un solo Dio: Egli è onnipresente.

Sathya Sai Baba è forse il volto della spiritualità Indù più noto al mondo. Avvolto nella sua lunga kurta color zafferano , con il suo sorridente volto incorniciato dai tanti ricci scuri, il Baba  rimarrà per sempre un icona d’amore per tantissimi devoti sparsi non solo in India, ma ovunque sulla terra, grazie anche ai numerosi centri istituiti in molti paesi. Il leader spirituale più conosciuto e anche il più discusso ha lasciato il suo corpo fisico domenica 24 aprile, mentre tutta l’India per due giorni  si è fermata davanti al feretro di vetro e alla sua gigantografia infiorata. Sono immagini poco comuni per gli occhi degli occidentali,  trasmesse in molte televisioni, fiumi di fedeli, oltre 200mila , scorrevano per assistere all’estremo darshan. Anche il Primo ministro indiano Manmohan Sing e Sonia Gandhi, presidente del partito del Congresso al potere, sono andati a Puttaparthi per rendere un ultimo omaggio a Sai Baba.

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No Italian jobs PDF Stampa
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ALESSANDRO WANDAEL is a photographer. His is a profession in which success should depend on talent alone. But not so in his native Italy. The photo credits in magazines show that photographers who have family or other close ties to editors are working regularly, he says. “Those who don’t, aren’t.”
The 37-year-old Mr Wandael, a former architect, has lived abroad ever since graduating: first in Berlin; now in New York. Figures in this field are often outdated and vague. But Mr Wandael is far from alone. According to 2005 statistics published by the OECD, he is among some 300,000 highly educated Italians who have opted to leave a country that has become rich without dismantling a social framework in which access to jobs depends on family ties, political affiliations and raccomandazioni (string-pulling recommendations). Last month saw unexpectedly violent student protests in a number of cities against proposed reforms to the university system. Some commentators detected in this a symptom of the frustration the Italian way of doing things generates among the educated young.
How serious is the problem? It “does not exist”, said a junior minister in 2002, claiming that only 150-300 graduates a year left the country for good. A minister in the current government privately acknowledges the phenomenon, but says that the only real cause for concern is the departure of scientific researchers. But neither of these contentions stands up. A 2004 study found that, of all Italian emigrants, the share of those with degrees quadrupled between 1990 and 1998. In 1999, according to a separate study, 4,000 graduates cancelled their Italian residency. And just 17% of Italian graduates in the United States, the most popular destination, are involved in research and development, according to the (American) National Science Foundation. The biggest chunk work as managers.

 

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C'è stata una svolta... PDF Stampa
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Berlusconi ha perso le elezioni in tutta l'Italia chiamata al voto e in modo particolare nella sua città. Incredibile, Pisapia supera la Moratti di ben sei punti (48% contro 42%), questo quando una situazione inversa, per la possibilità del ballottaggio, sarebbe stata considerata come una vittoria dal centro-sinistra. Il Paese ha espresso chiaramente il suo malumore nei confronti di un Presidente del Consiglio che ha fatto versare fiumi di inchiostro sui giornali di tutto il mondo per le sue avventure amorose e le sue disavventure giudiziarie. Per mesi i media hanno parlato non dei problemi del sistema Italia, ma dei problemi con la giustizia e quindi per le leggi ad personam del Presidente, che oltre che con i suoi avvocati si è difeso attaccando violentemente la magistratura al grido di: -via le toghe rosse-. Sembra che ormai un ciclo politico si stia esaurendo, perché oltre che a Milano la coalizione di centro destra ha maturato solo sconfitte nelle città più grandi e quindi più significative. Il Paese ci pare che abbia reagito in maniera chiara alla politicizzazione delle elezioni amministrative: il sistema Italia non accetta più come leader chi si schiera contro tutte le altre istituzioni dello Stato, a cominciare dalla Corte Costituzionale per finire al Presidente della Repubblica. Il Paese non ha evidentemente accettato neanche il fatto che, dopo la defezione di Fini, la maggioranza sia stata ricostituita con un indecente mercato di voti che ha fatto parlare di un nuovo governo Berlusconi-Scilipoti. Il Paese finalmente ha detto basta: non siamo una Repubblica delle banane, e vogliamo il ruolo che ci compete in Europa e nel Mondo, come ottava potenza industriale. Vogliamo insomma essere considerati come abitanti di un Paese’normale’ pronto a confrontarsi e a misurarsi con i Paesi più grandi dell’Unione Europea anche sul piano dell’etica e della morale.

 
I migliori amici della coppia PDF Stampa
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