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Stavolta il caso è costituito dalla ventilata prossima ‘liquidazione’ degli stabilimenti Alcoa per la lavorazione dell’alluminio di Portovesme e Mestre. Il sistema Italia non solo non riesce ad attirare investimenti ma fa sì da indurre gli imprenditori a cercare di chiudere le attività già presenti per trasferirle in aree più idonee. E’ noto che i forni per la produzione dell’alluminio, a differenza degli altoforni per produrre acciaio, sono alimentati da energia elettrica ed è anche noto che il prezzo di tale energia in Italia (dato di fonte governativa) è superiore di ben il 30% rispetto alla media degli altri paesi europei. Poiché viviamo in regime di libero mercato è evidente che i due stabilimenti della Alcoa sono fortemente penalizzati di fronte alla concorrenza degli altri paesi europei.
A questo punto è bene ricordare che dal punto di vista competività siamo quasi al quarantesimo posto nel mondo ,cosa che ci sembra ‘tragica’ considerando che siamo un paese esportatore di prodotti finiti con assenza assoluta sul nostro territorio di fonti di materie prime.
Per quanto riguarda l’energia elettrica essa è derivata essenzialmente da centrali termiche alimentate a petrolio e a metano, il che significa, oltre al maggior costo rispetto ad altre fonti, che siamo totalmente dipendenti dall’estero dal punto di vista energetico. Con queste premesse non è possibile pensare che non si sia fatto nulla per liberarci da questa subordinazione; vale a dire in primo luogo il ricorso alle fonti di energia rinnovabile dopo che il referendum popolare indetto per il caso Cernobil aveva decretato la chiusura delle centrali nucleari. Un dato significativo: l’energia rinnovabile prodotta in Germania è pari al 16% di quella complessiva, mentre in Italia ne rappresenta solo il 3%. Per un Paese ubicato al centro del Mediterraneo anzichè nel Nord Europa ci sembra qualcosa di molto vicino all’assurdo. Un recente studio dell’ Istituto McKinsey Global Foundation di San Francisco ha indicato l’Italia tra i paesi più vicini alla "grid parity" fotovoltaica. Ovvero a quel punto di pareggio in cui una cella solare, sotto un cospicuo irraggiamento, riesce a produrre elettricità a costi uguali, o persino inferiori a quelli prevalenti di mercato (vedi articolo relativo) . Questo ci sembra un dato significativo che la dice lunga sulla competenza e la lungimiranza della nostra classe politica. Quest’ultima ha preferito con l’attuale governo riavviare il programma nucleare per la produzione dell’energia elettrica senza tenere in conto che ci vorranno almeno dieci anni per l’avviamento della prima centrale. Mentre i tempi per l’attivazione dei centri per la produzione delle energie rinnovabil sono di soli tre/quattro anni. Inoltre il problema maggiore del nucleare, cioè quello dello smaltimento delle scorie, sembrerebbe essere stato accantonato o forse lasciato in eredità al prossimo governo.
Non ci vuole molto per capire che sono state realizzate delle scelte non solo del tutto sbagliate, ma inconcepibili dal punto di vista razionale. Eppure oltre alla Germania bastava prendere esempio dagli Stati Uniti, dove tra i primi provvedimenti presi da Obama c’è stato quello che prevede che tutti gli edifici pubblici debbano sfruttare come alimentazione solo energia solare.
Ancora una volta si giunge alla stessa conclusione un popolo che ha espresso i più grandi geni dell’umanità e le più grandi civiltà della storia non merita di essere gestito in questo modo. E non ci si venga a dire che sono stati i soliti problemi di bilancio che non hanno permesso di adottare un provvedimento analogo a quello degli Stati Uniti. Evitando di stanziare 6/7 miliardi per l’inutile (dal punto di vista recupero competività) Ponte sullo Stretto si potevano trovare le risorse per  diventare un paese meno dipendente dall’estero dal punto di vista energetico e per acquisire una maggiore competitività. Con la riduzione dei costi dell’energia elettrica, si poteva evitare la ventilata chiusura degli stabilimenti Alcoa, con la possibile perdita di migliaia di posti di lavoro.
Ma purtroppo siamo alle solite, il nostro è un Paese dove si preferisce improvvisare, anziché programmare e pianificare perché per queste ultime è necessario studiare, argomentare, confrontarsi e confrontare, cose che per molti politici significano una inutile perdita di tempo!!??

Antonio ALBINO