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La meritocrazia PDF Stampa
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di Antonio ALBINO

Nel sistema Italia otto persone su dieci riescono a trovare un posto di lavoro solo attraverso conoscenze.

La cosa non ci sembra corretta per due motivi: il primo perché viene meno il concetto delle pari opportunità ed anche quello della giustizia sociale, il secondo perché le ‘conoscenze' generalmente promuovono per gli interessati anche l'aspetto carrieristico; la cosa fa a pugni con il concetto basilare di promozione del merito per migliorare l'efficienza delle Aziende, degli Enti e delle Amministrazioni.

Tutto questo non è limitato alle strutture pubbliche, ma imperversa anche nel privato soprattutto nelle grosse Aziende dove è più facile nascondersi, coprirsi o trovare protezioni e appoggi per incarichi che favoriscono lo sviluppo di carriere rapide ed inopportune. Ciò rappresenta qualcosa di veramente grave per il sistema economico e quindi per il Paese. Il risultato è un top management in molti casi (FIAT di qualche anno fa su tutti) non all'altezza di gestire Aziende con decine di migliaia di posti di lavoro. Forse, oltre che da un eccessivo individualismo, dipende anche da queste caratteristiche, piuttosto anomale per un Paese moderno, il fatto che la struttura economica del Sistema Italia è costituita essenzialmente da piccole e medie Aziende. In queste strutture ‘l'infiltrazione' di elementi non all'altezza della situazione è piuttosto difficile, per una serie di motivi a cominciare dalla diffusione delle informazioni sulle capacità personali.

E' evidente che lo scarso dinamismo economico del sistema dipende oltre che da top management non adeguati alle necessità delle Aziende, da una struttura pubblica poco rispondente alle necessità del Paese ( vedi evasione fiscale, vedi servizi inadeguati a qualsiasi livello, anche Giustizia, essenziale in un Paese che vuole considerarsi civile e che molte Aziende considerano importantissima nell'ambito efficienza del Sistema). Tutto questo mette in evidenza che la mancanza quasi assoluta di meritocrazia nel settore della Pubblica Amministrazione determina una azione frenante anziché propulsiva del sistema economico.

Il caso FIAT comunque è illuminante riguardo i danni macroscopici che può arrecare un top management scarsamente qualificato perchè espresso principalmente da ‘conoscenze influenti'. Il gruppo FIAT nel 2003 veniva considerato sull'orlo del collasso e le azioni di Borsa relative venivano viste come qualcosa di simile alla spazzatura. L'avvento di Sergio Marchionne (chiaramente ‘a self made man' emigrato in Canada da bambino e figlio di un Maresciallo dei Carabinieri) e di Luca di Montezemolo ha cambiato completamente la situazione societaria: il fatturato è cresciuto di cinque punti, il bilancio è tornato in attivo, i vecchi titoli spazzatura si sono triplicati di valore.

Tutto questo si è potuto realizzare con un profondo ridimensionamento del numero dei dirigenti e con una profonda ristrutturazione delle competenze. Il che ha dimostrato che quando le risorse umane non mancano la loro corretta gestione può produrre ‘miracoli'( sono bastati solo tre anni, non sono stati necessari né aiuti statali, né licenziamenti ed il ricorso alla Cassa Integrazione è stato limitato).

Sergio Marchionne ha introdotto opportunamente il concetto di una attenta analisi delle esperienze, dei risultati acquisiti e delle capacità nell'assegnazione degli incarichi e delle funzioni. In alcuni casi e solo in alcuni casi si è dovuto ricorrere anche allo svecchiamento, ma per mentalità non per anzianità.

In una recente intervista Marchionne ha citato gli elementi che ha tenuto presente nel definire la struttura della Società. Tali elementi sono essenzialmente la meritocrazia che viene messa in evidenza da un sano spirito di competizione finalizzato al raggiungimento delle scelte migliori. Un altro elemento che ha rimarcato è stata la capacità di leadership, che ha fatto in modo da evitare che le decisioni prese dai manager venissero messe in discussione. Ed infine le qualità umane associate essenzialmente alla capacità di mantenere le promesse, perché è estremamente frustrante per i dipendenti aspettarsi qualcosa di qualunque genere e poi vederla non realizzata. Quest'ultimo caso determina un peggioramento notevole delle qualità dell'ambiente di lavoro con il degradamento del grado di soddisfazione del dipendente, cosa che ormai viene ritenuta universalmente come determinante per l'efficienza delle Aziende.

I criteri citati hanno permesso ‘la resurrezione' della Società perchè hanno determinato il coinvolgimento totale delle maestranze, caricate psicologicamente dalla nuova realtà aziendale.

La risposta della Società è stata infatti esaltante, basti pensare che l'ultima nata del gruppo: la Bravo, destinata a parere unanime a rappresentare un altro grosso successo, è stata realizzata ‘alla giapponese'; in appena diciotto mesi dall'inizio del progetto si è passati dalla carta bianca all'avvio della produzione in serie.

Questo ha dimostrato che quando gli uomini giusti si trovano al posto giusto tutto è realizzabile in questo Paese. Perchè le risorse umane in qualsiasi campo non mancano, visto che spessissimo si trovano costrette a trovare occupazione in quei Paesi dove la meritocrazia viene considerata un fatto indispensabile per puntare all'efficienza ed allo sviluppo

Articolo scritto da Antonio ALBINO in data 5 marzo 2007