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Libri, somari e carote PDF Stampa
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Anni fa ho trascorso buona parte della Settimana del Libro a girare per librerie in compagnia di un somarello di nome Rosina. Sono stato a Napoli, nella Galassia Gutenberg, a Roma, nel centro commerciale di Cinecittà Due, e a Milano, nell’Ottagono in Galleria. Dovunque ho provato a fare un esperimento scientifico: ho posto sul tavolo, a un metro di distanza dal muso della povera bestia, un libro e una carota, e, incredibile a dirsi, Rosina ogni volta si è fiondata sulla carota.

I presenti ridevano di cuore e nessuno si rendeva conto che stavo parlando proprio di lui, dell’uomo che non ha mai letto un libro, ovvero di due terzi dei nostri compatrioti. La maggior parte degli italiani, infatti, la sera, dopo cena, tra un buon libro e una carota televisiva, sceglie sempre, inevitabilmente, la carota, anche quando questa non è di prima qualità.
Ma perché bisogna leggere? Perché tra un lettore e uno spettatore televisivo la differenza è abissale. Quando si legge un libro infatti, per quanto bravo possa essere stato l’autore, le informazioni che ne riceviamo sono sempre incomplete. Supponiamo, per esempio, che io stia leggendo Delitto e castigo, ebbene, la faccia dell’usuraia Alena Ivanovna, il vestito di Raskolnikov, il vociare ubriaco di Marmeladov, la tappezzeria gialla della stanza del delitto e il grigiore plumbeo del cielo di San Pietroburgo debbo sempre immaginarmeli io, e questo mi fa crescere la fantasia, mi allarga l’anima, mi fa vivere una seconda vita.
Lo spettatore di una telenovela, invece, non deve sottoporsi a nessuno sforzo. Tutto gli viene servito, direttamente in poltrona, nei minimi particolari: le facce, gli ambienti, i gesti, le voci. Lui può restarsene passivo, immobile come una statua, davanti al televisore, e la sua immaginazione ha tutto il tempo per riposare.
La televisione è dunque il nostro nemico? Non sono così irriconoscente da dichiararlo (in particolare io che debbo quasi tutto al tubo catodico). Il problema piuttosto sta nella misura: due ore al giorno sono stimolanti, cinque ore letali.
Le mie riflessioni vanno indirizzate in particolar modo ai genitori. Fate in modo che i vostri figli imparino a leggere e vi accorgerete che la loro vita cambierà da così a così. Come già detto, la povertà del futuro sarà l’ignoranza, e le differenze sociali degli anni a venire saranno stabilite, più che dal denaro, dalla cultura di chi sa qualcosa e di chi non sa niente. D’altronde la fantasia, al pari dei muscoli, se non viene esercitata si atrofizza.
La mente ha bisogno di libri così come il corpo ha bisogno di proteine, e dal momento che all’inizio il leggere è sul serio una “fatica”, che si usino pure tutti i generi di lettura, anche quelli considerati minori, per abbattere il muro della pigrizia: magari i fumetti, Salgari, Liala, Agatha Christie, Simenon, e perché no, anche De Crescenzo. Più volte, infatti, mi sono definito una di quelle scalette di soli tre gradini che si trovano nelle biblioteche: modeste nelle dimensioni, ma indispensabili per poter prendere i libri che si trovano più in alto.
Il brano è stato tratto dal testo Il caffè sospeso di Luciano DE CRESCENZO