Home Archivio Non sprecare: verso un nuovo stile di vita
Non sprecare: verso un nuovo stile di vita PDF Stampa
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Per molti anni mi sono occupato degli sprechi nella vita pubblica, di quel denaro che ci appartiene come cittadini e vediamo spesso, indignati, infilato nelle fornaci di una spesa allegra quanto arrogante, di un esercizio del potere sganciato da qualsiasi etica della responsabilità. Laddove, per esempio, il primo spreco di una politica impotente e inconcludente è quello di non riuscire a fare le cose che servono alla collettività, a esercitare con autorevolezza il suo primato. Ma in tanti anni, confesso il mio limite, non avevo mai riflettuto sullo spreco che cova come un serpente dentro ciascuno di noi. Nella nostra opulenza che abbiamo abbinato al benessere. In quei frigoriferi traboccanti di cibo che diventa spazzatura appena si colora di piccole macchie di muffa, in quegli armadi dove non riusciamo più a infilare vestiti e scarpe perchè sono troppi e non ci servono. In quella sfrenata rincorsa al consumo, compreso l'inutile e il superf1uo, che spesso si trasforma in una malattia da curare con i farmaci che bloccano l'ansia.

Dobbiamo fare i conti, e il prezzo sarà sempre più alto, con un deficit di risorse naturali: ne assorbiamo in una quantità molto superiore a quella di cui disponiamo. Ma mentre l'avanzare della ricerca e le leggi del mercato ci aiuteranno a non restare prigionieri nella trappola del petrolio, e ci diranno verso quale mix di vecchie e nuove fonti energetiche dobbiamo orientarci, dalla luce del sole alla forza del vento, non sarebbe il caso di abituarci a spegnere qualche luce in più in casa, a non lasciare gli elettrodomestici in stand by, cioè sempre in attività? A non sprecare, insomma. E ad avventurarci verso un nuovo stile di vita che, tra l'altro, ci viene imposto anche per necessità da un mondo che trema sotto i colpi di una crisi non soltanto economica, ma ben più profonda per gli squilibri che per troppi decenni abbiamo alimentato nell'egoismo, nell'indifferenza, nel narcisismo che ha sostituito il culto del bello.
Siamo diventati tutti spreconi. Terribilmente spreconi. Per i motivi più svariati: abitudine, indifferenza, distrazione. o anche miopia e vizio. Viviamo con l'orologio sincronizzato nel tempo della società «usa e getta» e siamo ossessionati da uno stile, ormai diventato naturale, che si traduce nella cancellazione della parola sobrietà, considerata fuori moda, e nello sperpero di cose tangibili e, fatto ben più grave, di beni immateriali. I più importanti, quelli che non hanno prezzo, non si trovano sul mercato, eppure ci appartengono come parte integrante della persona umana. La vita (e il suo dopo, cioè la morte), la salute, la bellezza, il tempo, le parole, il talento.
Di fronte allo spreco, alziamo le mani. Ci arrendiamo. Un tempo c'erano le nonne: le ricordate? Arrivavano in casa la domenica, per il rito del pranzo in famiglia, portavano un regalino e ci tormentavano con la solita cantilena: «Mangia tutto, non lasciare avanzi nel piatto, pensa ai bambini che muoiono di fame ... » E noi, come soldatini, giù a ingoiare l'ultimo boccone, maledicendo in silenzio la vecchietta rompiscatole. Adesso le nonne giocano a burraco, i papà, quando ci sono, fanno gli amiconi dei figli, e le mamme, casalinghe o in carriera, affannano. Risultato: nessuno educa più alla moderazione, alla conquista delle cose e non al loro possesso scontato, a non confondere il desiderio con il capriccio, a qualche regola generale che, poi, grazie all'esercizio potrebbe radicarsi nel ragazzo di oggi e nell'uomo di domani. Pratica archiviata, innanzitutto in famiglia.
Anche all'esterno delle mura di casa non è facile scovare quanti sono impegnati nella battaglia contro lo spreco. o almeno ci provano, occupando delle piccole postazioni di avanguardia in un campo dominato dal nemico e dalle sue seduzioni. Per scrivere questo libro, ho incontrato padri e figli, mamme del cuore e della pancia, monaci e scienziati, uomini di fede e non credenti, mercanti e servitori dello stato, geni dell'arte e visionari del volontariato a mille dimensioni, capi di piccole comunità ed eredi di grandi imperi economici. Ho cercato di scoprire, dentro ciascuno di loro, il seme di una resistenza a ciò che sembra ineluttabile. Sono andato a vedere che cosa accade in tanti regni geografici del benessere, in Europa, in America, in Cina. E mi sono convinto che, per il momento, la lotta contro lo spreco dell'uomo contemporaneo, del suo più diffuso peccato, in senso etimologico prima che religioso, è affidata solo allo sforzo di alcune minoranze. Magari anche di singole persone, forti e coraggiose. Sono loro che invocano e praticano il dittico Non sprecare. E siamo noi che, prima o poi, dovremo riconoscerlo come l'undicesimo comandamento scolpito in testa. Indispensabile per coltivare un nuovo stile di vita.
Brano tratto dal testo Non sprecare di Antonio GALDO