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O si fa l'Europa o si muore PDF Stampa
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Si muore politicamente perché i Paesi europei sono destinati ad un lento inarrestabile declino se al trattato di Lisbona, che permette di rafforzare l’unità, non viene data una rapida attuazione senza tatticismi che lo snaturino. Per effetto della bocciatura del trattato stesso da parte dell’Irlanda, poi rientrata, esso entra in vigore, con due anni di ritardo, dal 1° gennaio 2010.
E’giunto il momento di avere un presidente che duri in carica due anni e mezzo, anziché presidenti a rotazione con durata dell’incarico di solo sei mesi. E’ possibile avere un Ministro degli Esteri in comune e finalmente, anche se con molte deroghe per numerosi settori, il Parlamento dell’Unione potrà pronunciarsi a maggioranza. E’ dunque passato il principio di uno Federazione di Stati che agisce senza essere sempre condizionata dal diritto di veto di uno qualsiasi dei suoi componenti. Ormai l’Unione è predisposta dal punto di vista istituzionale ad assumere un ruolo comune a tutti i suoi membri di fronte al resto del mondo. Il che rappresenta una necessità impellente nel momento in cui gli Stati Uniti e la Cina stringono rapporti sempre più stretti, dovuti anche all’imponente debito pubblico degli americani finanziato in gran parte dagli asiatici.
Il ruolo di superpotenza compete di diritto anche  all’Europa, per il suo ruolo primario  in campo economico, finanziario e sociale. Non bisogna dimenticare la funzione stabilizzatrice, anche rispetto al resto del mondo, che ha giocato l’Euro nell’ambito della crisi che ha rischiato di sconvolgere il pianeta. L’Europa può riaffermare il suo ruolo storico solo rafforzando la sua unità, la sua capacità di decisione e di azione, rendendo ancor più efficace il suo modello di crescita e di progresso sociale, ovvero interpretando il Trattato di Lisbona nella maniera più avanzata.
Antonio ALBINO