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Paese di evasori PDF Stampa
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I contribuenti italiani possono essere suddivisi in tre gruppi. Il primo con un imponibile lordo annuo inferiore ai diecimila euro, che produce soltanto l’ 8% del reddito complessivo, anche perché sotto i 7500 euro esiste l‘esenzione completa dal pagamento delle tasse. Il secondo con un imponibile compreso tra i dieci e i ventimila euro che ne produce circa il 26%. Infine il terzo quello con un imponibile maggiore dei ventimila euro ne produce circa il 66%. Lo squilibrio emerge chiaramente quando si cita un dato aggiuntivo: quello che vuole che appena il 10% dei contribuenti paga da solo più della metà di tutte le tasse incassate dal Tesoro. Con questo ultimo dato si evince che siamo un paesi di furbi e/o di ladri a seconda dell’ottica con cui si guarda a queste cifre ed al fenomeno che ne scaturisce. Gli squilibri sociali non sono così accentuati come rivelano le cifre riportate, in un paese dove dichiararsi evasore rappresenta ancora un titolo di merito; questo con un deficit del bilancio statale tra i più alti al mondo. Gli squilibri più evidenti sono relativi soltanto all’evasione fiscale anche perché lamentiamo che gli importi relativi sono pari al doppio dei paesi europei più progrediti. Nel sistema Italia l’evasione fiscale raggiunge i 100 miliardi di euro, importo che ci fa chiaramente intendere che siamo ampiamente fuori dal novero dei Paesi civili. L’evasione fiscale è una grossa fonte di ingiustizia, perché oltre che produrre un aumento ingiustificato della pressione fiscale per chi paga regolarmente le tasse (in particolare lavoratori dipendenti e pensionati), fa sì che siano proprio i disonesti ad usufruire di servizi sociali che non gli competerebbero in base al loro reddito effettivo.
Pertanto dopo aver messo ordine nella pubblica amministrazione, rimuovendo la maggior parte degli sprechi che forniscono 'una qualche' giustificazione a chi evade, è necessario porre mano al Codice Penale. Chi evade deve essere considerato un ladro matricolato, non più un furbo e quindi deve finire in galera come tutti quelli che si appropriano del denaro altrui.
La vera riforma fiscale, anziché nella revisione del numero e dell’ammontare delle aliquote, consiste nell’instaurare la possibilità della galera per chi evade in continuazione e/o massicciamente
Soltanto tale prospettiva può rimuovere un’evasione così diffusa in questo paese dove la furbizia viene confusa con l’intelligenza. Il presunto furbo deve evitare questa confusione con una precisa presa di posizione del potere politico, con il varo di una legislazione adeguata che renda possibile l’intervento dell’Arma e delle altre forze di polizia nei confronti di gente disonesta e incivile.
Antonio ALBINO