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L’Italia è ormai diventata un Paese di vecchi: nel Centro-Nord gli ultrasessantacinquenni hanno superato il 21% dell’intera popolazione, mentre il numero dei figli è dell’1,41 per donna contro il 2,01 dell’Irlanda. Il numero degli Italiani è in costante decremento a partire dal 1995 e il nostro processo di invecchiamento della popolazione è inferiore soltanto alla Germania in Europa ed al Giappone nel mondo.
A fine 2008 la popolazione residente in Italia ha superato quota 60 milioni, per effetto della presenza degli immigrati, che ormai superano i 4 milioni.
Analizzando poi la situazione dal punto di vista economico-sociale si rileva che in Italia tra i 55 e i 65 anni lavora solo il 33% della popolazione contro il 70% della Svezia. La cosa ci sembra molto gravosa  anche per il fatto che destiniamo alle spese per le pensioni la percentuale più alta del PIL tra tutti gli Stati Europei. Quindi non siamo solo un paese di vecchi ma anche di ‘giovani pensionati’. In relazione all’età le nostre risorse umane non sono sfruttate come negli altri paesi europei, dove la soglia minima dell’età pensionabile è di 65/67 anni contro i nostri 60. Ciò come già detto, insieme al processo molto avanzato di invecchiamento della popolazione  rende la nostra spesa previdenziale molto onerosa per il sistema Italia. Questo stato di cose si è determinato perché i nostri politici anziché guardare alle prossime generazioni, come diceva di fare De Gasperi, guardano alle prossime elezioni siano esse regionali, comunali, provinciali o nazionali. E’ chiaro che un indice di natalità tra i più bassi del mondo è dovuto essenzialmente a problemi di natura economico-sociale. Nel nostro Paese il livello dei servizi per la prima infanzia non è neanche minimamente comparabile con quello dei Paesi dell’Europa Settentrionale; e se a questo aggiungiamo lo standard dei cosiddetti assegni familiari praticamente insufficiente a coprire le spese necessarie per allevare decorosamente un bambino ci rendiamo conto del perché la scelta del figlio unico viene effettuata da più del 50% delle coppie.
Per una donna che lavora (e dovrebbero lavorare tutte sia per esigenze sociali, sia perché conosciamo bene, dal loro standard di vita, la situazione economica delle famiglie monoreddito ) sobbarcarsi il ruolo di madre e di moglie è estremamente gravoso, considerando la carenza dei servizi sociali a cominciare dai trasporti pubblici per finire agli asili nido. Questo è il motivo per cui nella maggior parte dei casi ci si limita ad avere al massimo un figlio determinando in questo modo uno squilibrio numerico evidente tra generazioni. L’unico rimedio a tale situazione escogitato dai nostri politici  è stato quello di lasciare all’arrivo degli immigrati il compito di sopperire a questa carenza di nascite per quanto riguarda gli italiani……. Ancora una volta siamo costretti a dire: povera Italia non  meriti una classe politica di questo genere.
Antonio ALBINO