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Siamo fatti anche di elettroni e bit? PDF Stampa
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Oggigiorno c’è da porsi la domanda riportata come titolo dell’articolo, visto che la prima cosa che facciamo al mattino è raderci la barba con un rasoio elettrico, ultrasottile per evitare che occupi troppo spazio nell’armadietto del bagno, dove sono presenti anche lo spazzolino elettronico, l’auto-depilatore soft, l’asciugacapelli modulato a 6 velocità, lo strumento automatico per la misura della pressione arteriosa, il dispositivo elettro-meccanico per l’aerosol, etc, etc.
Naturalmente dopo che abbiamo aperto la porta del box automaticamente col telecomando multifunzione, siamo pronti per diventare piloti della nostra auto, sfruttando naturalmente l’accensione elettronica ed attivando l’autoradio o il lettore di CD e/o DVD tenuti ad alto volume per coprire i rumori del traffico. Dopo un tragitto più o meno lungo, naturalmente con l’inserimento dell’antifurto elettronico, siamo pronti a recarci a prendere il caffè sfruttando la macchina distributrice automatica, perché in casa occorre troppo tempo per prepararselo, ma niente paura la società dei consumi sta già provvedendo per dotarci in real time di splendide personal coffee machine.
Finalmente in ufficio davanti ad un notebook, un PC, una work station in funzione del ruolo che si ricopre. A secondo della sua importanza è chiaro che ci compete un monitor a cristalli liquidi o un monitor con tubo a raggi catodici di quelli che affaticano di più la vista. E poi tutto il giorno a secondo dei gusti a combattere o a giocare con Windows, Word, Excel, Outlook e così via, senza staccarsi dal mouse  per rispondere al telefono della scrivania, che purtroppo ancora non è digitale. Ma è nell’intervallo o pausa pranzo che possiamo riprendere in mano la situazione sfruttando il cellulare, dopo aver esaminato le varie voci della rubrica, dando la precedenza alle amiche e poi ai figli. Comunque attualmente il cellulare è praticamente un telefono-computer compatto,ovvero uno smart-phone, per cui la pausa non è realmente tale perché non ci libera dalla ‘schiavitù’ dell’elettrone e dei bit.
Nel pomeriggio, sperando invano che ci sia qualche riunione di lavoro che ci permetta di ammirare qualche collega piacente, continuiamo a passare il nostro tempo contornati di orologi marcatempo, di telecamere che consentono alla direzione di controllare la situazione in maniera che si continui a spendere la maggior parte del tempo dialogando con i computer anziché con i colleghi. Il dialogo naturalmente si deve svolgere col Web perchè il rapporto con la macchina deve essere saldo, senza spreco di interfacce umane. Alla fine della giornata lavorativa siamo quindi pronti per tornare a casa ben documentati sulle news del giorno a mezzo naturalmente il WWW. In pratica arriviamo a casa ‘pronti’ per la cena, perché per manifestare il nostro attaccamento al lavoro e al computer, in Italia è costume fare ‘regolarmente’ qualche ora di ‘straordinario’ che forse vista la regolarità sarebbe meglio definire come Extra Time.
La cena viene naturalmente consumata davanti al televisore digitale per sentire quello che Berlusconi pensa delle news del giorno, prima di dedicarsi allo zapping per la scelta del film da vedere visto che non c’è stato tempo di leggere i programmi televisivi della giornata. Ovvialmente negli intervalli pubblicitari siamo pronti a correre davanti al frigorifero per metterlo a soqquadro per ‘spegnere’ la fame nervosa che chissà per quale motivo ci assale. Qualche pasticchetta per conciliare un purtroppo non lungo sonno e poi l’indomani siamo pronti per riprendere la nostra vita in questa giungla elettronica, che non ci concede tregua neppure nei week-end. Perchè per mantenerci in forma le passeggiate sono troppo dispersive dal punto di vista temporale, meglio qualche palestra con tapis roulant e cyclette, elettroniche naturalmente per tenere sotto controllo la pressione arteriosa ed i battiti cardiaci, mentre inviamo qualche SMS. E finalmente le ferie con ‘code intelligenti’, con navigazione satellitare e soprattutto con tanta voglia di riprendere la normale routine che non ci costa quello che ci costano le ferie e ci assicura una vita con una sana ‘electronic competition’ con i colleghi. Questo senza perdite di tempo a leggere il giornale di carta stampata sotto l’ombrellone, magari nella ‘solita’ Sardegna, perchè non siamo riusciti, neanche quest’anno a spingerci fino alle Maldive o alle Seychelles, che non abbiamo ammirato solo in cartolina, come si diceva una volta. ma solo sul Web.

 

Antonio ALBINO