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Società dei consumi e dello spreco PDF Stampa
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Un giorno sul nostro pianeta tutto sarà artificiale, cioè prodotto dalla volontà umana. Vuol dire che tutto sarà freddo, razionale, privo di sentimenti e di mistero? No, l'aumento della libertà aumenta anzi il mistero che sta dentro di noi. Dove un tempo trovavamo delle necessità, degli ostacoli insuperabili, domani dovremo compiere delle scelte. E chi guiderà allora nelle scelte se non ciò che è dentro di noi, quella ‘natura' che è la nostra essenza di uomini? Noi dominiamo la natura esterna, ma liberiamo le potenzialità della natura interna.

Un contadino che, fino a pochi decenni fa, era costretto a lavorare dal sorgere del sole al tramonto, aveva ben poco tempo per porsi problemi. E lo stesso accade ai miliardi di persone che lottano per la sopravvivenza quotidiana. L'attività intellettuale è stata possibile, nel passato, solo per minoranze privilegiate che avevano degli schiavi che lavoravano per loro. E' da meno di un secolo che i progressi della tecnica creano macchine e robot capaci di sostituire l'uomo in tutte le sue attività manuali, di routine. Tutto ciò che è routine può essere automatizzato, compiuto da una macchina. In questo processo, che nessuna forza al mondo può interrompere, aumenta continuamente l'impegno intellettuale degli esseri umani costretti a manovrare i complessi strumenti inventati da loro. Ma aumenta continuamente il tempo libero, e questo è fondamentalmente tempo da impiegare in relazioni emotive, tempo del sentimento, dell'emozione, dell'avventura interiore e umana. Prima la gente viveva e nasceva nello stesso posto. Aveva pochi affetti stabili, che duravano tutta la vita. Oggi aumenta continuamente il numero delle persone che conducono una vita movimentata, attiva, moderna. Ebbene, anche la loro vita emotiva, culturale, intellettuale, erotica, è diventata più ricca, tumultuosa, variata, piena di problemi e di dubbi. Anch'essa, come la loro vita intellettuale, è un continuo rischio, una continua sfida, richiede una continua creatività. I nostri libri, i nostri giornali, sono pieni di lamenti sulla crisi della famiglia, sulla crisi della coppia: Ma perché c'è tale crisi? Perché nessun essere umano moderno può più vivere un tipo di vita statico e immobile come quello dei suoi antenati. Così come ci muoviamo nello spazio, così come siamo costretti a risolvere nuovi ed imprevisti problemi economici o tecnici, così ci muoviamo anche di relazione in relazione, conosciamo altre persone, abbiamo fame di nuove esperienze, affrontiamo e risolviamo nuovi problemi emotivi. Non è progredita soltanto la fisica e la chimica. Il mondo moderno ha visto crescere ed espandersi anche la psicologia, psicanalisi, la sociologia, tutte le scienze che riguardano i problemi che scaturiscono dai rapporti interumani. Mentre scompaiono le foreste tropicali, sostituite da ordinate piantagioni, è il mondo sociale e interiore dell'uomo che si complesssifica, si arricchisce, diventa estremamente più ricco, più vario, più interessante. Le foreste rimangono nel cuore degli uomini e fra gli uomini, ed ogni volta devono essere esplorate e trasformate. A questo lavoro non c'è fine. Qualcuno ha sostenuto che la vita condotta in una piccola tribù, con gli stessi gesti, giorno dopo giorno, anno dopo anno, con le stesse persone, gli stessi problemi, è la vita naturale. Ma naturale per chi? Per gli animali o per gli uomini? E' naturale per noi vivere in quel modo? Non più, vi moriremo di noia, impazziremmo in pochi mesi: E allora? Allora vuol dire che ciò che abbiamo chiamato artificiale è, in realtà, naturale per noi, perché la natura dell'uomo è di creare artifici e, quindi, la nostra natura è proprio artificiale. Poi, se l'artificiale diventa monotono, oppressivo invivibile, ciò non dipende dal fatto che è artificiale, ma dalla specifica forma che ha assunto. Una bellissima villa con piscina, con parco, con fiori esotici e con la persona che amiamo è altrettanto artificiale di una prigione squallida, buia e piena di aguzzini. Ma la prima è bella e la seconda è brutta, la prima appartiene al bene e la seconda al male. La prima risponde alla domanda profonda della nostra natura, la seconda no. Entrambe sono prodotto degli uomini, creazioni, artificio. Artificio naturale dovremmo dire, se natura e artificio non fossero contrapposti in quel modo. Artificio, dunque, come è artificio l'amore con le sue esitazioni, i suoi stratagemmi, il desiderio di piacere, il gioco dei sentimenti.

Il pericolo esiste, ma è un altro. Lo sviluppo della nostra civiltà ha alterato i meccanismi automatici della natura, quelli che regolano l'equilibrio ecologico del pianeta. Sono meccanismi che , per crearsi, hanno richiesto miliardi di anni. In poco più di un secolo, quindi dal punto di vista evolutivo in un istante, noi uomini li abbiamo sconvolti senza sapere come sono fatti, senza poterli sostituire con la nostra scienza, la nostra azione, il nostro artificio. In questo campo artificio, artificiale, significa stupido, irresponsabile, incosciente. Non c'è nessun pericolo che l'artificialità della vita dissecchi l'animo umano, la sua fantasia; su questa strada i progressi sono sicuri. C'è invece il terribile pericolo che le macchine, le trasformazioni materiali, i consumi, dissecchino la terra, rompano gli equilibri ecologici della natura e senza che poi si sappia aggiustarli. La società dei consumi, la società affluente, non è un male perché fa star male la gente. Chi di noi vorrebbe tornare a vivere come si viveva cent'anni fa, senza aerei, senza radio, senza medicine? Nessuno. No, la società dei consumi è un male perché è una società dello spreco. L'evoluzione ed il progresso si muovono verso i piccoli numeri, il prolungamento della vita, il suo arricchimento emotivo ed intellettuale. La società dei consumi invece ha trasferito i progressi tecnici a livello della quantità. La popolazione umana è aumentata ed aumenta vertiginosamente e tutti vogliono una parte del benessere. Per di più la quantità è stata prodotta anche negli oggetti, nel loro uso, nel loro rapido abbandono. Così facendo l'umanità ha continuato a comportarsi come la natura che produce miliardi di uova, miliardi di esemplari che poi muoiono quasi tutti nei primi giorni o nei primi istanti di vita. E' l'antico meccanismo che ottiene i risultati attraverso l'eccesso, la sovrabbondanza, lo spreco quasi illimitato. In questa epoca storica noi abbiamo fatto lo stesso. Guerre mondiali con decine di milioni di morti, campi di sterminio e, sul piano materiale, milioni di automobili, di carri armati e cannoni, miliardi di prodotti press'a poco identici, in una concorrenza frenetica e spietata. In tal modo ci siamo limitati a riprodurre, nell'ambiente umano, quelle stesse forze evolutive che hanno agito per milioni di anni lentissimamente. Solo che qui i tempi erano rapidissimi. L'intelligenza e l'artificio non possono procedere come la natura procede con i pesci. I tempi della trasformazione, grazie all'intelligenza, sono immensamente accelerati. Non c'è bisogno di produrre miliardi di esemplari e poi fare una ecatombe per sapere che cosa andrà bene. Occorre pensarci prima, sperimentare in ambienti ristretti e poi realizzare solo ciò che è adatto o ha una elevata probabilità di esserlo. Altrimenti a che cosa serve la scienza? Forse, combinando tutte le sostanze a caso si sarebbero alla fine ottenuti tutti i composti chimici moderni, ma in mille miliardi di anni. Noi ci abbiamo messo più di un secolo. Domani non dovremo neppure produrli, dovremo simularne la produzione e gli effetti. L'età dello spreco è perciò un'età ancora troppo prossima ai meccanismi tradizionali della natura, un'età in cui c'è stata una scarsa applicazione dell'intelligenza, un'età in cui l'artificialità non è stata elevata, ma paurosamente bassa. Corrispondentemente è stata elevata l'irresponsabilità. La madre che dissemina un milione di uova non si sente responsabile dei piccoli pesci che ne nascono. Una madre di mammiferi si prende cura della sua prole. Gli uomini, soprattutto quando hanno un figlio unico, se ne assumono completamente la responsabilità. Ogni processo di spreco è perciò un processo irresponsabile, lontano dalla coscienza, tipico delle fasi primordiali dell'evoluzione. Artificiale, artificio hanno assunto un significato sinistro per questi motivi, come grossolanità, brutalità, stolidità.

Ogni processo è accompagnato da perdite. Anche il mondo moderno le ha subite. Pensiamo alla ricchezza umana e intellettuale del lavoro di un artista-artigiano rispetto alla brutalità e stupidità della catena di montaggio. La cosa riacquista un senso e una prospettiva solo se vediamo la catena di montaggio come la prima tappa per eliminare la fatica umana e sostituirla con robot, lasciando all'uomo la funzione di progettare e controllare, cioè fare tutto nel pensiero. Il progresso, l'evoluzione intellettuale, tendono ad alterare il meno possibile la materia, a non toccarla neppure. Una grande conquista contemporanea , resa possibile grazie ai calcolatori, è la simulazione, cioè la verifica razionale dell'immaginario. Se avessimo posseduto questi strumenti di calcolo solo un secolo fa avremmo di certo compiuto meno errori, avremmo seguito meno pedissequamente la – natura – nella sua irresponsabile dissipazione. Per questo l'età dello spreco deve finire, perché è una minaccia mortale che può addirittura soffocare sul nascere il vero processo di costruzione volontario, artificiale del mondo.

Brano di Francesco ALBERONI tratto dal testo L'albero della vita