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Una nuova scienza: 'l'Ergonomia' PDF Stampa
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Il termine “Ergonomia” deriva dalle parole greche “Ergon” (lavoro) e “nòmos” (regola, legge).
E’ stata usata per la prima volta da Woiciech Jastrzebawski in un giornale polacco nel 1857.
Il termine è stato ripreso nel 1949 da Murrell, che lo utilizzò per descrivere le linee guida nel design dei prodotti, servizi o ambienti rispondenti, alle necessità dell’utente.
L’ergonomia, come attività di ricerca della comunità scientifica, nasce ufficialmente quindi nel 1949, con la creazione della prima associazione di ergonomia in Gran Bretagna e il primo congresso di ergonomia (S.I.E), Società Italiana Ergonomia.
L’ergonomia ha come oggetto l’attività umana in relazione alle condizioni ambientali, strumentali e organizzative in cui si svolge. Infine è l’adattamento di tali condizioni alle esigenze dell’uomo, in rapporto alle sue caratteristiche e alle sue attività. Nata per studiare e fare rispettare nella progettazione una serie di norme che tutelano la vita del lavoratore e accrescono l’efficienza e l’affidabilità dei sistemi uomo-macchina, l’ergonomia ha allargato il proprio campo di applicazione in funzione dei cambiamenti che sono sopravvenuti nella domanda di salute e benessere. L’obiettivo attuale è quello di contribuire alla progettazione di oggetti, servizi e ambienti di vita e di lavoro, che rispettino i limiti dell’uomo e ne potenzino le capacità operative.
Le fasi principali dell’ergonomia potrebbe essere tre. La prima fase del secolo scorso, vede la sua nascita nei paesi anglo-sassoni, ed è la fase iniziale di meccanizzazione dei grandi processi produttivi prevalentemente industriali, si caratterizza in particolare per la ricerca di antropologia e fisiologia che forniscono linee guida per l’analisi e la progettazione del posto di lavoro, per modellarlo sulle misure e le caratteristiche fisiologiche dei lavoratori.
In una fase successiva, che potremmo definire come una seconda fase (fine anni ’40), la tecnologia sgrava progressivamente l’uomo dalla fatica fisica, svolgendo automaticamente il processo di lavoro. L’attenzione si sposta dal carico muscolare a quello percettivo.
Infine c’è la terza ed ultima fase che è caratterizzata dalla progressiva automazione dei processi di lavoro che porta la macchina ad assumere una parte rilevante del trattamento dell’informazione.
In questa fase assume sempre maggiore importanza la conoscenza dell’uomo da un punto di vista psicologico.
Finora abbiamo visto cos’è l’ergonomia e le sue fasi di sviluppo, ma viene spontaneo chiederci chi erano i primi studiosi di ergonomia o meglio chi erano i primi ergonomi?
Erano antropologi fisici, fisiologi, medici del lavoro, psicologi, esperti di biomeccanica e di ingegneria industriale e architetti che applicavano le procedure proprie dei loro campi di provenienza allo studio del lavoro.
Nel 1961 videro la luce l’Associazione Internazionale di Ergonomia (I.E.A) e la S.I.E. (Società Italiana di Ergonomia).
Durante l’ultima riunione del Direttivo dell’IEA (International Ergonomics Association), San Diego, luglio 2000, è stata approvata la seguente definizione di ergonomia.
“Ergonomics, (o Human Factors) è quella disciplina scientifica che si occupa della comprensione della interazione fra l’uomo e gli altri elementi di un sistema, e quella professione che applica teoria, principi, dati e metodi di progettazione al fine di ottimizzare il benessere dell’uomo e la prestazione dell’intero sistema”.
ROBERTA PATI